Berlato (FdI): «Autonomia? Salvini non la voleva davvero»

Il leader veneto del partito della Meloni prepara le regionali: «lealtà a Zaia, ma prima vengono i nostri valori». E sulla giunta a Vicenza: «Rucco mantenga le promesse su Aim e sicurezza»

«Siamo il secondo partito del centrodestra sia in Italia che nel Veneto, il partito della coerenza, dal momento che non abbiamo mai avuto esitazioni sulle nostre collocazioni e sulle nostre alleanze. Siamo l’unico partito a non aver ceduto alle lusinghe pentastellate o agli inciuci del Nazareno». Sergio Berlato sfodera tutto l’orgoglio da coordinatore regionale di un partito in ascesa, che risucchia i fuggitivi da una Forza Italia in decadenza e presidia lo spazio del sovranismo più duro e puro, specie qui in Veneto dove invece l’anima “venetista” della Lega è molto forte, rappresentata dal popolarissimo governatore Luca Zaia.

In passato, tuttavia, non sono mancati gli episodi di critiche attriti con la maggioranza di cui fa parte in Regione. Berlato mostra il petto: «Va chiarito che Fratelli d’Italia, che ho l’onore di rappresentare in Consiglio regionale come Capogruppo ed in Veneto come Coordinatore regionale, non ha mai avuto alcun timore reverenziale nei confronti di nessuno ed ha sempre avuto il coraggio di dire quello che pensa, anche se questo può aver creato a volte qualche irritazione ad altri partiti, compreso qualcuno dei partiti alleati». Però ora che si avvicina la campagna elettorale per le elezioni regionali 2020, magari su qualche fronte si potrebbe aprire un ragionamento su limiti ed errori dell’amministrazione Zaia. Berlato promette fedeltà all’alleanza, ma subordinandola alla propria agenda: «La maggioranza che amministra la Regione del Veneto ha fatto molte cose positive, anche grazie al nostro fattivo contributo ed alla nostra posizione di indiscutibile lealtà. Continueremo nella nostra azione politica ed amministrativa, sapendo che la nostra priorità è e sarà sempre rappresentata dalla nostra lealtà nei confronti dei nostri elettori che viene prima di qualsiasi altra cosa, sapendo perfettamente che i nostri elettori si aspettano da noi coerenza nel difendere quei principi, quei valori e quegli ideali che contraddistinguono la nostra parte politica».

Sull’autonomia, infatti, pur imburrandolo di rispetto per gli affari interni altrui, affonda il coltello nell’oggettiva contraddizione fra la Lega di Zaia e quella di Salvini: «Sull’autonomia la nostra posizione è sempre stata chiara: abbiamo sostenuto il referendum del 2017, nel rispetto dell’unità nazionale che per noi resta un principio fondamentale. Il governo precedente, quello gialloverde, non ha portato una bozza neanche in Consiglio dei Ministri. E non solo per l’opposizione dei 5 Stelle: Salvini non ha mai posto l’autonomia come priorità del governo, nonostante fosse nel “contratto”. Non l’ha neanche citata nel suo discorso di replica a Conte, e non l’ha fatto nemmeno dopo. Noi come Fratelli d’Italia non entriamo nel travaglio interno di un altro partito. Credo che dall’attuale governo giallorosso non avremo una vera autonomia, al massimo ne avremo una di facciata, un contenitore il cui contenuto non rispecchierà l’etichetta».

Lui personalmente, intanto, ha una gatta da pelare non da poco: il suo posto in europarlamento é appeso all’esito della Brexit. Se il Regno Unito uscisse, si libererebbero tre posti aggiuntivi per l’Italia, e uno dei tre sarà suo. Ma non entrasse a Strasburgo? Il “signore delle doppiette”, fortissimo nell’affollato mondo dei cacciatori, rivendica i quasi 20 mila voti conquistati alle europee. Ma in caso, si dedicherebbe al partito: «Considerando che il sottoscritto è già stato proclamato eletto al Parlamento europeo, anche se in attesa del formale insediamento a Bruxelles che avverrà non appena formalizzata l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, il mio obiettivo è e rimane quello di far crescere una classe dirigente in Veneto composta da persone capaci alle quali affidare ruoli rilevanti all’interno del Partito ed all’interno dei vari livelli istituzionali. Io sono sempre stato eletto con le preferenze personali e mai per nomina di qualcuno. Se sono sempre stato uno più votati tra tutti i candidati di tutti i partiti, un motivo ci sarà pure…».

Berlato in questi giorni ha gli occhi puntati su Vicenza, dove la crisi di giunta di quest’estate è finita con un accordo ancora imprecisato fra FdI e il sindaco Rucco. Si parla di un posto da assessore per uno dei suoi, e pare che lui abbia chiesto il referato della sicurezza, oggi in capo allo stesso Rucco. E’ notoria la sua contrapposizione, per usare un eufemismo, fra lui e l’assessore regionale Elena Donazzan, nonostante ciò entrata nel partito proveniendo da Forza Italia. Un ostacolo nel suo cammino, oggettivamente. Berlato, pur non facendo nomi, è chiaro come un fucile puntato: «Fratelli d’Italia ha aperto le porte a tutti quelli che dimostrano di voler condividere il nostro progetto politico, privilegiando tutti coloro che hanno fatto questa scelta per convinzione e non per sola convenienza o per disperazione conseguente al rifiuto di asilo da parte di altri partiti. Chiunque decida di condividere il nostro progetto politico e che millanta presunte rappresentatività, avrà modo di dimostrare il propio peso politico ed il proprio consenso residuo alle prossime consultazioni elettorali, partendo dalle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale del Veneto che si terranno nella primavera del 2020. Quello sarà il momento della verità».

Quanto alla crisi estiva di cui ora si attende il secondo tempo, «va prioritariamente ricordato – spiega il leader Fdi riavvolgendo il nastro – che Fratelli d’Italia a Vicenza si è trovata fuori dalla maggioranza non per propria scelta ma per effetto di una decisione unilaterale (non sappiamo se spontanea o spintanea) del sindaco Rucco. Successivamente ha chiesto a Fratelli d’Italia di rientrare in maggioranza, richiesta che il nostro partito ha accettato non certo a fronte della promessa di qualche poltrona o di qualche prebenda ma a fronte di precise garanzie da parte del sindaco su un cambio di marcia e un’accelerazione dell’attività amministrativa su alcuni temi a noi molto cari come, ad esempio, la sicurezza, la lotta allo spaccio di droga, al contrasto della prostituzione, la lotta al degrado». Ma un posto da assessore, Fratelli d’Italia lo pretende o no? «Fratelli d’Italia, pur avendo un gruppo consiliare composto da tre consiglieri comunali, non ha avuto nessuna nomina e non ha nessun proprio rappresentante in giunta, per scelta del sindaco. Non sarà certo la promessa di una nomina o di un posto in giunta a farci distrarre dal nostro dovere che è quello di onorare gli impegni che ci siamo pubblicamente assunti con i cittadini di Vicenza che vengono prima di qualsiasi accordo di maggioranza».

Posto la sicurezza come priorità politica, la causa scatenante dello scontro di giugno/luglio è stata però l’ipotesi di aggregazione della multiutility comunale Aim con Agsm, e soprattutto il rischio di finire in pancia alla lombarda A2A. «Sì, particolare attenzione abbiamo chiesto venga riservata alle decisioni che riguardano il futuro di Aim che è rimasto oramai l’ultimo gioiello di famiglia di proprietà del Comune di Vicenza. Al sindaco abbiamo ribadito con fermezza che Fratelli d’Italia non accetterà soluzioni che possano far perdere al Comune di Vicenza il controllo di Aim, lasciando ai nuovi proprietari la decisione di determinare la qualità dei servizi essenziali da rendere ai cittadini vicentini ed il costo delle relative bollette». Quando prima parlava di decisione “spintanea” cioè indotta dalla spinta di qualcuno – gli chiediamo – si riferiva ad Alberto Serafin, lo stratega elettorale di Rucco, nominato per seguire la fusione fra Aim e la veronese Agsm? «So che Rucco si fida molto di lui. Non so se faccia bene o male (ride, ndr). Ma le scelte le ha fatte il sindaco, non siamo usciti noi dalla maggioranza. E ricordo che è sindaco grazie a noi, anzi a me, perché all’inizio altri puntavano su nomi diversi. Lui ci ha dato garanzie, non su posti o prebende, ma sui temi che ci interessano e che interessano i cittadini». In definitiva, preso com’è tra i fuochi incrociati (Berlato vs Donazzan, il capogruppo leghista Pellizzari contro l’assessore leghista Celebron, il consigliere forzista Zocca contro l’assessore forzista Tosetto), Rucco rischia di cadere, dovendo per forza scontentare qualcuno? «Fratelli d’Italia non si fa carico delle promesse fatte da chicchessia nei confronti di chicchessia. Se qualcuno ha fatto delle promesse, si assumerà la responsabilità di scegliere se onorarle o meno. A noi interessa onorare l’impegno coi cittadini di Vicenza».

(ph: Agenzia Regionale Veneto)