Vicentino arrestato in Libano per terrorismo: sentenza in arrivo

Karim Bachri, 26enne di Trissino, è stato arrestato l’8 marzo dello scorso anno a Beirut. La difesa sostiene una tesi diversa

E’ attesa per il 12 ottobre la sentenza del processo intentato dalla magistratura libanese contro Karim Bachri, 26enne vicentino da un anno e mezzo in carcere a Beirut con l’accusa pesantissima di essere un terrorista.

La storia

La vicenda di Bachri sin da subito ha presentato molte zone d’ombra, sia per la delicatezza dell’indagine sia per la riservatezza tenuta dalle autorità italiane. Il giovane venne arrestato l’8 marzo dello scorso anno, nei pressi dell’aeroporto della capitale libanese: fu sorpreso a fotografare un hangar e l’antiterrorismo ritenne che stesse raccogliendo materiale per compiere un attentato. Immediato l’arresto e la reclusione nel carcere di Roumieh. Da quanto è stato possibile apprendere, gli investigatori trovarono nel suo computer una chat su Skype con un gruppo di terroristi legato ad Al Qaeda, che confermerebbe la tesi dell’accusa, formulata ben 11 mesi dopo l’arresto.

Altro elemento che aumenta il mistero sul caso, è che la notizia venne resa nota in Italia solo a fine agosto, cioè a distanza di sei mesi. Nei giorni successivi, in alcune interviste, l’avvocato Tony Chidiac spiegò la tesi difensiva, cioè che Karim avesse intessuto una truffa ai danni dei terroristi: stava cioè fingendo di collaborare con loro per intascare il denaro e poi scomparire. Che il vicentino non sia un terrorista sarebbe stato confermato anche dalle indagini del Ros di Padova.

Chi è

La vita di Karim Bachri, fino a un anno e mezzo fa, è quella di un ragazzo normale, molto introverso e riservato, bravo negli studi al liceo Quadri di Vicenza. Le poche dichiarazioni della madre, Erica Masiero, chef vegano-crudista, risalgono ai primi giorni dopo che la vicenda venne a galla e sono state di estrema preoccupazione e di fiducia nell’innocenza del figlio; in seguito ha sempre preferito non parlare. Silenzio assoluto, invece, da parte del padre, marocchino. La coppia è separata da anni.  Molto difficile anche avere informazioni dalla cerchia di amici, che sembra essere praticamente inesistente. Gli ex compagni di classe lo hanno descritto come molto schivo e poco incline ai contatti con i coetanei.  Dopo un processo durato circa 8 mesi, il 12 ottobre ci sarà la decisione del giudice libanese.