Perché venerdì 13 porta sfortuna? Tutta la verità

Quest’anno nel calendario c’è un giorno temuto da molte persone, venerdì 13. Ma perché è ritenuto un giorno sfortunato? Andiamo per ordine. Innanzitutto va detto che in Italia il numero 13, sia per il suo legame con Sant’Antonio (che era portoghese ma che è molto venerato nel nostro Paese, basti pensare a Padova), sia per la smorfia napoletana, una sorta di vangelo per i superstiziosi nostrani, è considerato un numero fortunato.

Nel resto d’Europa e negli Stati Uniti d’America però è considerato decisamente infausto (in molti ricorderanno l’omonima saga horror splatter), tanto che alcune persone cambiano le loro abitudini in questo giorno per evitare guai. C’è chi non investe, chi teme un crollo in borsa, chi non effettua acquisti, chi evita di varare una nave, inaugurare un’attività, partorire, raccogliere frutta e verdura, fino ad evitare di uscire di casa. Molti edifici non hanno il tredicesimo piano e anche sugli aerei manca questo posto. Sull’origine di questa paura ci sono diverse versioni. Una risale al padre di Alessandro Magno, Filippo II, che volle far costruire una sua statua da mettere accanto ai 12 dei dell’Olimpo che, non gradendo questo affronto, lo fecero morire. Un’altra deriva dalla mitologia norrena, dove gli dei del Valhalla erano 12 prima della nascita di Loki, il tredicesimo dio. Essendo Loki cattivo con gli umani il 13 in quei territori si è legato a un’immagine negativa. Anche la tradizione cristiana non vede di buon occhio il numero 13, perché all’ultima cena, contando i 12 apostoli più Gesù, i commensali erano appunto 13. Inoltre Gesù è morto di venerdì. In Italia, come già detto, il 13 porta fortuna, mentre è sfortunato il 17, però anche da noi i più superstiziosi evitano di stare in 13 a tavola.

In Inghilterra si accenna alla sfortuna del venerdì nei “Racconti di Canterbury“, opera del Trecento. Ma l’accoppiamento micidiale tra il numero e il giorno è più recente e risale al 1907, quando in America uscì un romanzo in cui un affarista tenta di far crollare la borsa in quella data. Lo stesso autore era considerato uno speculatore. A New York nel frattempo, a fine Ottocento, era nato il Club dei 13, che voleva cancellare le superstizioni e si riuniva ogni venerdì 13 per “fare casino”. Ma a quanto pare invece che cancellare la superstizione non hanno fatto altro che contribuire all’associazione negativa del quinto giorno della settimana con il numero 13. Per descrivere la paura del venerdì 13 è stato anche coniato un termine, “parascevedecatriafobia“. (t.d.b.)

(Fonti: Focus, Wired)

(Ph. Shutterstock)

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