Wow, il Veneto porta a casa tre sottopanza (e un senza-portafoglio)

Martella, Baretta e Variati: tre piddini fra i sottosegretari. D’Incà unico ministro, in un dicastero più di forma che di sostanza

Ben tre sottosegretari al Veneto: wow. Chissà se si sentiranno appagati, i provinciali in servizio permanente effettivo che frignano e scalciano quando non ci sono abbastanza veneti nel governo di turno – cioè praticamente mai. La casella di sottosegretario non è granchè: più ministri, bisogna avere, oltre al pentastellato D’Incà ai Rapporti con il parlamento (senza portafoglio). E invece in questa tornata niente, non uno straccio di viceministro. Veneto gigante economico e nano politico, si diceva una volta. Ma non è colpa di Roma: è colpa dei veneti, che non sanno affermarsi in politica (basti pensare alla posizione eternamente subordinata dei leghisti nostrani a quelli lombardi: era così con Bossi, è così con Salvini).

Accontentiamoci, poteva andare peggio: poteva essere zero, il risultato finale. Tanto, non è con la logica della rappresentanza territoriale che sono state decise le nomine. Chi lo sostiene è uno che si beve l’acqua colorata al posto del vino, o si esercita nello sport nazionale più amato dopo il calcio: il luogo comune retorico. Martella, Variati e Baretta sono stati scelti ognuno per ragioni differenti e legate al profilo personale, mica perchè sono veneti. Su, ogni tanto un po’ di serietà, ragazzi della curva commentatori.

Martella, di nome Andrea, veneziano di Portogruaro, occupa il posto più fico dei tre: sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria. Per capirci, lì sedeva Lotti, il braccio destro ed emisfero sinistro di Renzi. E infatti Martella è un po’, senza offesa, il Lotti del segretario del Pd, Nicola Zingaretti: il fido dei fidi a capo dello stato maggiore nel partito, anche lui vecchia scuola Pci, felpato e mediatore. L’uomo giusto nella posizione strategica di sorvegliante zingarettiano a Palazzo Chigi, gli occhi e le orecchie del figlio della madre del commissario Montalbano.

Pierpaolo Baretta ha fatto una pausa: era sottosegretario all’economia con Letta, Renzi e Gentiloni, dopo la parentesi gialloverde torna esattamente dov’era. I risparmiatori truffati delle ex popolari venete se lo ricordano bene, specie per aver fatto quel bel regalone a Intesa: la ricca polpa di due banche fallite, ma coi patrimoni e la clientela tutti ancora lì, succosi. L’ex sindacalista della Cisl è uno che capisce la materia, niente da dire. Però, insomma, è franceschiniano. Nel senso di Dario Franceschini, che ha la sua corrente e che deve pure passare all’incasso di poltrone. Del resto è stato uno dei primi a teorizzare l’abbraccio contronatura coi grillini, un po’ di riconoscenza ci sta.

Anche Variati, l’immortale Achille, sarebbe un Franceschini boy, dopo essere stato al tempo un renziano, benchè, sia chiaro, resti sempre e anzitutto un variatiano. Il ministero dell’Interno è un bel colpo: era lo stesso dove bulleggiava Salvini, mentre ora si è steso il sano grigiore tecnico della Lamorgese, nostro nuovo idolo solo perchè ereticamente priva di facebook, twitter e tecno-narcisismi vari. Variati è stato elevato perchè un po’ si doveva pur risarcirlo, pover’uomo, per averlo umiliato alle europee: nelle candidature gli hanno preferito persino l’Alessandra Moretti. No, dico: Alessandra Moretti. Poi intendiamoci: l’Achillone si sa muovere come uno squalo, nell’oceano delle relazioni e delle trame. Habitus mentale del manovratore democristiano, prima nell’Anci da sindaco di Vicenza, poi da presidente dell’Unione Province Italiane e infine nel cda di Cassa Depositi e Prestiti (dove siede tuttora), l’ultimo rumoriano vivente avrà fatto pesare i sostegni acquisiti negli anni. A cominciare, naturalmente, dalla benedizione di Zingaretti. Farà una bella coppia con l’altro sottosegretario all’Interno, Carlo Sibilia, il grillino incarnazione del grillino medio: tranchant, gaffeur, sans-culotte e “après moi le déluge”. Variati invece i diluvi li ha passati tutti, ombrello d’ordinanza e sorriso da cascainpiedi di professione.

Come ha detto qualcuno, ai sottosegretari lasciano l’osso da rosicchiare. Bisognerà vedere esattamente le deleghe, per capire quanta carne potranno addentare. Specie Baretta e Variati, perchè Martella è posizionato in un ruolo più che centrale. Semmai, a far riflettere è il distintivo che accomuna i tre sottopanza: il Veneto a schiacciante maggioranza di centrodestra e di origine controllata zaiana, al governo vede una pattuglia tutta Pd a mostrarne le capacità di sottogoverno. Neanche un pentastellato che sia uno, neanche mezzo. Troppo autonomisti, avrà pensato Di Maio, quelli lassù in Veneto. D’Incà può bastare.

 

(ph: Imagoeconomica)