15enne folgorato, vertici Gemmo a processo

Il giudice del tribunale di Messina ha fissato per il 22 novembre l’inizio del processo per la morte del 15enne Salvatore D’Agostino, folgorato nel 2016 urtando un faretto nella piazza del suo paesino, Gaggi (Messina), mentre giocava a calcio. Gli imputati sono la presidente della ditta vicentina Gemmo S.p.a., Susanna Gemmo, e un manager della società, Francesco Trimarchi, accusati di omicidio colposo in concorso. I genitori e la sorella si sono costituiti parte civile, ed è stata autorizzata la citazione quale responsabile civile della stessa azienda con sede ad Arcugnano.

L’incidente

L”assurdo incidente è successo la sera del 2 agosto 2016, nella piazza antistante la Chiesa Madre della frazione di Cavallaro. Salvatore, per recuperare il pallone, aveva oltrepassato una ringhiera ma aveva toccato un faretto: non sarebbe dovuto succedere nulla se l’impianto fosse stato a norma, e invece la tremenda scarica elettrica che l’ha investito non gli ha lasciato scampo, fulminandolo. Dopo 18 giorni di coma, purtroppo il 15enne è deceduto. I genitori hanno subito presentato un esposto alla Procura di Messina, che aveva aperto un fascicolo contro ignoti, formulando diverse richieste per chiarire i fatti e perseguire tutte le responsabilità: che si individuassero il proprietario dell’area, il titolare dell’utenza che alimentava il faretto e il fornitore dell’energia, chi l’avesse collocato collegando i cavi e mettendolo in esercizio, a chi competesse la manutenzione; che si accertasse se l’installazione fosse a norma viste la mancanza di griglie di protezione e cartelli di pericolo e la presenza di nastro adesivo ormai consunto che attestava un datato e maldestro intervento sui cavi; che si documentasse lo stato dei luoghi e l’accessibilità a tutti.

Finalmente, nell’estate 2017, si è appreso dalla Procura che erano stati iscritti nel registro degli indagati la dott.ssa Susanna Gemmo, 56 anni, e l’ing. Francesco Trimarchi, 38, presidente del Cda e responsabile dell’ufficio Tecnico e Gare d’Appalto (con particolare riferimento a quella per la Sicilia) della Gemmo S.p.a., la società a cui il Comune di Gaggi aveva affidato la gestione del suo impianto di pubblica illuminazione attraverso l’adesione alla convenzione per il Servizio Luce e servizi connessi per le Pubbliche Amministrazioni con Consip, la centrale acquisti della PA. Gemmo si è aggiudicata il lotto 8 della procedura di gara bandita da Consip per il Ministero dell’Economia, quello per la Sicilia, e gestisce la pubblica illuminazione di tante altre città dell’isola, vedi Catania:

A conclusione delle indagini preliminari, il Pm titolare del fascicolo, dottoressa Antonella Fradà, con provvedimento del 9 maggio 2018, ha quindi chiesto (e poi ottenuto) il rinvio a giudizio nei confronti dei due imputati, a cui si contesta il reato “di cui agli articoli 113 e 589 del codice penale perché – recita l’atto – in cooperazione tra loro, Gemmo Susanna in qualità di legale rappresentante della società Gemmo S.p.a., affidataria del “servizio luce e dei servizi connessi”, e segnatamente del servizio di gestione dell’impianto di pubblica illuminazione del Comune di Gaggi e del servizio di manutenzione ordinaria e straordinaria dello stesso, e Trimarchi Francesco, in qualità di dipendente della società Gemmo Spa responsabile della gestione della suddetta commessa, cagionavano il decesso di D’Agostino Salvatore. Per colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia e nel non aver rilevato che i fari installati presso la piazza della Chiesa Madre di Gaggi, ancorché in disuso da anni e privi di lampade, fossero alimentati dall’impianto di illuminazione pubblica attraverso l’aggancio al quadro Q001 collocato in via Tenente Turrisi di Gaggi”. Un decesso che, conclude il Pm, è avvenuto “per fibrillazione ventricolare con arresto cardiocircolatorio e respiratorio responsabile di una prolungata anossia cerebrale, cagionata a seguito di elettrocuzione di cui il ragazzo rimaneva vittima in conseguenza di una dispersione di energia elettrica promanante da uno dei faretti collocati presso la piazza”.

 

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