Padova, piccoli imprenditori: «Il Conte bis ha abolito il Veneto»

Da tre ministri a uno, peraltro senza portafoglio. Da quattro sottosegretari a tre. E la nostra Regione incide per il 13,7% delle esportazioni nazionali, produce da sola il 9,4% del PIL del Paese, conta su quasi il 9% delle imprese

Da tre ministri a uno, peraltro senza portafoglio. Da quattro sottosegretari a tre. Il Veneto resta quasi a bocca asciutta nel passaggio dal primo governo Conte al Conte bis, e Padova ci resta proprio del tutto, sparendo completamente dai radar. In tutto sono 4 i rappresentanti della regione nel nuovo esecutivo, che pure conta 21 ministri e 42 sottosegretari, che salgono a 43 considerando quello alla Presidenza del Consiglio, per un totale di 64 persone.

«Dire che il territorio è sottodimensionato nel governo è dire poco», commenta il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio. «Eppure il Veneto ha un peso non indifferente nella vita economica della nazione. A noi piace basarci sui dati e i numeri dicono che la regione incide per il 13,7% delle esportazioni nazionali, produce da sola il 9,4% del PIL del Paese, conta su quasi il 9% delle imprese e versa all’incirca la stessa percentuale del totale degli introiti nazionali dalle tasse. Eppure appena il 6% dei membri dell’esecutivo è veneto. Speriamo di sbagliarci, ma l’impressione è che difficilmente le istanze del nostro territorio troveranno qualcuno che le prenderà in consegna. Le imprese chiedono l’abbattimento della pressione fiscale e del costo del lavoro, che è di 10 punti oltre la media europea, una radicale semplificazione normativa e l’ottenimento di quell’autonomia differenziata che premierebbe le gestioni che gestiscono i propri conti in maniera corretta. Chi darà realmente voce a queste richieste? Non è una questione di colore politico, ma di rispondere alle esigenze di un territorio che ricopre un peso economico e occupazionale notevole per la stabilità e la crescita dell’Italia. Possibile, poi, che a nessuno sia venuto in mente che destinare espressamente un sottosegretario alla piccola e media industria sarebbe stata una buona idea? E che nessuno si sia reso conto di come il settore manifatturiero, che peraltro innerva il tessuto produttivo del Nord Est, sia sotto considerato? Attendiamo la prova dei fatti, ma il timore, non lo nascondiamo, è di assistere a un ulteriore scollamento tra l’area più produttiva del Paese e il palazzo».

Ma qual è la presenza del Veneto nel nuovo esecutivo? Se prima c’erano Lorenzo Fontana, leghista veronese, ministro per la Famiglia e la Disabilità, Riccardo Fraccaro, pentastellato trevigiano (ma trentino di adozione) per i Rapporti con il Parlamento e la Democrazia diretta, nel frattempo diventato sottosegretario alla presidenza del consiglio, ed Erika Stefani, leghista vicentina, per le Autonomie e gli Affari regionali, ora, nel governo Conte bis il solo ministro veneto è Federico D’Incà, deputato bellunese del Movimento 5 Stelle, chiamato a sostituire Fraccaro come ministro dei Rapporti con il Parlamento, peraltro senza portafoglio. Per quanto riguarda i sottosegretari, la regione, come detto, sarà rappresentata da 3 persone. Sono: Andrea Martella, veneziano (Pd), nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria; Achille Variati (Pd), già consigliere e vicepresidente del Consiglio regionale, sindaco di Vicenza e presidente della Provincia, nominato al ministero dell’Interno; e Pierpaolo Baretta (Pd), che torna all’Economia dopo aver ricoperto il medesimo incarico con i governi Letta, Renzi e Gentiloni. Nel Conte 1 c’erano invece il padovano Massimo Bitonci (Lega) al Ministero dell’economia e delle finanze, il veneziano Maurizio Fugatti (Lega) alla Salute, il veronese Mattia Fantinati (5 Stelle) alla Pubblica amministrazione e il trevigiano Franco Manzato (Lega) alle Politiche agricole, alimentari e forestali.

(ph: imagoeconomica)