L’attaccante laureato nella “squadra famiglia”

Raphael Odogwu della Virtus Verona racconta un modello di calcio diverso

Nel cassetto ha una laurea triennale in economia e magistrale in legislazione di impresa conseguita all’Università di Verona. «Perché con il calcio si fanno i soldi facili, ma la vita non è tutta così e quando smetti è dura» dice. Lui Raphael Odogwu, 28 anni, veronese, attaccante di professione ora in forza alla Virtus Verona, dopo un passato tra Alto Vicentino, Real Vicenza, Arzignano Valchiampo e una parentesi al Renate, pur vivendo nel dorato mondo del pallone, ha i piedi ben piantati per terra. Nella scorsa stagione, mentre con l’Arzignano vinceva il campionato in serie D e conquistava la Lega Pro, al mattino lavorava a Verona, settore contabilità e amministrazione. «La laurea? Studiare e giocare si può, non è facile ma se penso al futuro non mi vedo nel calcio. Forse allenerei i bambini, per passione».

I PRIMI TIFOSI E IL LEGAME CON GIGI FRESCO

I suoi primi tifosi sono sicuramente papà Fortunato, nigeriano, e mamma Barbara, veronese. «Si sono conosciuti studiando architettura a Venezia – racconta Odogwu – papà è arrivato in Italia quasi 40 anni fa per motivi di studio. E in facoltà ha conosciuto mamma». La famiglia vive a Verona, Raphael ha due sorelle, Ilaria e Gloria, e un fratello, Christian 15enne, che gioca nei giovanissimi della Virtus Verona. La società del presidente e allenatore Luigi Fresco, che la guida dal 1982 «un caso unico al mondo» continua l’attaccante, è una sorta di famiglia per Odogwu. Ci è arrivato a 5 anni, è cresciuto nel settore giovanile e poi, dopo una parentesi al Chievo Verona, ci è tornato in prima squadra, così come è accaduto qualche mese fa dopo aver vinto ad Arzignano. «Gigi Fresco e tutti i suoi collaboratori alla Virtus hanno creato un miracolo calcistico. Partiti dal basso, con risorse economiche limitate, sono riusciti a portare la società in C. Da giovane per me lui era un punto di riferimento, mi ha aiutato in tantissime cose, anche in famiglia. Quando mamma ha perso il lavoro per la crisi, le ha trovato un impiego nel club». Oggi infatti mamma Barbara e papà Fortunato lavorano entrambi alla Virtus Verona. «Ci ha dato una grossa mano. Con la crisi dell’edilizia il lavoro di architetto è diventato difficile. Così i miei genitori si sono reinventati. Lo devo ringraziare anche perché mi ha fatto conoscere il mondo: Cuba, New York, Messico, Panama, Miami. Ogni anno la società organizza a fine stagione un viaggio di una decina di giorni per la prima squadra, tutto pagato. Lui in 30 anni ha visto il mondo, io in 6 anni un pezzetto, ma mi accontento».

LA PROMOZIONE AD ARZIGNANO E IL RITORNO

Al prossimo viaggio l’attaccante però non pensa. Guarda alla Triestina, avversario più vicino, e al campionato in corso. Dopo la soddisfazione della promozione ad Arzignano, con il timbro di 13 gol. «Una gioia immensa, il coronamento di un sogno. Tanti giocatori non riescono a vincere un campionato in tutta la carriera. Io ero convinto di restare, il ritorno alla Virtus è stato inaspettato. Quando ho capito di non rientrare nei programmi dell’Arzignano mi ha chiamato Gigi Fresco e ho detto subito sì. Mi è dispiaciuto certo, perché eravamo un bellissimo gruppo e dopo tre anni non è facile lasciare». Così ancora una volta è stato mister Fresco, «a cui sono molto legato» precisa, a chiudere il cerchio. Un mister «per presenze in panchina ha battuto anche Ferguson nel Manchester Utd» dice Raphael, che con l’associazione Vita Virtus è impegnato anche nell’inserimento degli immigrati nella società veronese attraverso attività per bambini e giovani.

RAZZISMO? NON MI E’ MAI CAPITATO

«Episodi di razzismo? Non mi è mai capitato. Succede quando allo stadio si riuniscono tante persone. Nelle categorie in cui ho militato raramente ci sono 10mila tifosi. Il Menti a Vicenza? Ci ho giocato con il Real ma il pubblico non era così numeroso». Fidanzato con Clarissa, con cui convive a Belfiore, nel Veronese, tifoso dell’Inter e di Lukaku in particolare, l’attaccante della Virtus racconta le sue passioni. «Serie tv, la musica e i concerti, l’ultimo a Padova con Pausini e Antonacci, e girare il mondo appena posso». E chiude con un ringraziamento. «A tre allenatori: Zironelli che mi ha risollevato nell’Alto Vicentino dopo un momento calcisticamente difficile a Renate, pensavo addirittura di smettere; Italiano, che mi ha trasformato ad Arzignano, e Di Donato con cui abbiamo vinto il campionato».