“Sagome e impronte” di Pilan: il corpo decostruito

L’artista in mostra a Vicenza all’AB 23 fino al 29 settembre. L’austerità della chiesa sintetizza il pensiero dell’artista

Il terzo appuntamento con l’arte contemporanea previsto dal programma “Arte e territorio” curato da Giovanna Grossato è allo spazio d’arte AB 23 a Vicenza, già chiesa dei santi Ambrogio e Bellino, che ospita fino al 29 settembre la mostra “Sagome e impronte” dedicata a Giusto Pilan. L’artista vicentino, noto forse più all’estero che nella sua città natale, presenta qui un consistente nucleo di creazioni degli anni recenti. Sono opere cariche di rimandi, dove campeggiano immagini di vaga impronta naturalistica attraverso le quali Pilan sembra adombrare le inquietudini tipiche di un artista consapevole di sé e della realtà in cui si colloca con il proprio lavoro. La forma umana costituisce il punto focale d’un insieme incentrato non tanto sulla rappresentazione del corpo, quanto piuttosto sulla visione di membra disarticolate e riprodotte come entità indipendenti.

Pilan argomenta il corpo decostruito, che ricrea sommariamente e riduce ad una sequenza d’impronte deformate e ripetute alla maniera di simboli, o sintomi, d’un’alterità suscettibile di svariate letture e interpretazioni. Il reiterarsi delle forme duplicate con procedimenti diversi scandisce incessantemente un percorso fondato sia sul terreno memoriale che su quello legato a problemi e turbamenti propri della contemporaneità. Così il fantomatico doppio cranio Skull-Africa, tecnica mista su carta, affianca i numerosi Senza titolo che propongono un identico soggetto  –brandelli di corpi contraffatti–  su ferro e su carta, su catrame e ancora su carta, come fotogrammi ora in positivo ora in negativo.

Le modalità espressive di cui Pilan si avvale semplificano tuttavia la complessità del tema, che risulta indagato in maniera accorta e non di rado convincente. Abile ed agguerrito sperimentatore, pittore non alieno dal cimentarsi nell’incisione e nella scultura, egli conosce a fondo i differenti materiali che via via manipola secondo criteri adatti a farne risaltare le potenzialità, creando commistioni e contaminazioni ad effetto, senza però indulgere a sfasature o a sovrastrutture di qualsivoglia genere.

Ne offre buona prova l’opera che conclude idealmente il cammino espositivo. L’installazione “Corpus” si caratterizza per la doppia natura: si tratta infatti d’una scultura lignea rifinita con catrame e pigmenti che rappresenta, ridotta al minimo e in elementi separati, la sagoma d’un corpo umano, stesa a terra e “riflessa” sulla parete di fondo nella sua stessa impronta quadruplicata su grandi carte. In totale chiarezza ed essenzialità essa sintetizza al meglio sia il pensiero che il linguaggio dell’artista. L’antico spazio della chiesa evidenzia gli aspetti più significativi delle opere di Pillan, grazie soprattutto ad un allestimento rispettoso dell’austerità dell’ambiente, ancora suggestivo nonostante i non felicissimi interventi subiti anni or sono.