Veneto 2020, Giordani mette in riga i suoi. Un’astuzia di Bettin?

Il sindaco di Padova teme di perdere pezzi della giunta. Gli assessori non confermano né smentiscono. E si intravede lo zampino del potente portavoce

La nuova maggioranza di governo “giallorossa“, con la prospettiva, tutta da verificare, di un accordo per le prossime elezioni regionali, ha ringalluzzito il centrosinistra, che per il momento pare non essere stato scalfito e scioccato dall’uscita di Matteo Renzi dal Partito Democratico. Nella prossima primavera anche il Veneto sarà coinvolto da questa tornata elettorale, in cui il Partito Democratico padovano vuole ritagliarsi una parte importante nei candidati, giusto riconoscimento per aver sconfitto due anni fa Bitonci ed il centrodestra, grazie ad una coalizione civico-politica guidata da Sergio Giordani. Pur mancando un po’ di mesi alle elezioni, sono già partiti i giochi per compilare le liste e decidere su chi puntare.

Il primo cittadino patavino pare aver fiutato le ambizioni di qualche assessore della propria giunta, tanto che alla ripresa dei lavori, dopo la pausa estiva, a margine di un commento sulla nuova maggioranza di governo ha espresso il proprio rammarico all’ipotesi di perdere qualche membro della giunta in caso di candidatura alle regionali. I maggiori indiziati per cercare gloria in Regione sono il vicesindaco Arturo Lorenzoni, uno dei primi sostenitori del progetto “Il Veneto che vogliamo” (che in qualche modo ricalca lo schema della compagine che l’ha supportato alle comunali), Andrea Colasio, ex deputato oggi assessore alla cultura, ma soprattutto gli assessori, e veri e propri big del Partito Democratico padovano, Antonio Bressa, già segretario cittadino ed Andrea Micalizzi, volto storico della politica cittadina e mister preferenze alle comunali.

Se tutti o parte di loro si candidasse è evidente che sarebbero distolti da una campagna elettorale non facile ed il lavoro della giunta ne risentirebbe, il che cozzerebbe con la mentalità imprenditoriale di Giordani, che non ammette distrazioni. La necessità del sindaco di avere dei collaboratori a tempo pieno per procedere a passo spedito impone una questa sorta di aut aut agli aspiranti. Il diktat deve aver deluso e reso parecchio nervosi i diretti interessati, soprattutto quelli più giovani del Pd che hanno davanti la possibilità di una carriera politica. Non sarebbe infatti facile per loro essere messi nella condizione di abbandonare un assessorato certo per un futuro incerto, visto che l’elezione è tutta da guadagnare a suon di voti in un Veneto a trazione di centrodestra.

A ben pensarci questa uscita di Giordani, appare alquanto insolita, poiché il suo profilo imprenditoriale, con l’indole democristiana aliena ai diktat, difficilmente si sposa con questi tecnicismi politici. E’misterioso anche il fatto che i diretti interessati non abbiano smentito né le proprie ambizioni, né le parole di Giordani e che un fatto del genere, accaduto tre settimane fa, sia emerso solo ora occupando gli spazi dei quotidiani per due giorni. Con un po’ con un pizzico di malizia la via porta direttamente al fido consigliere, potente portavoce e stratega di Palazzo Moroni, Massimo Bettin.

Considerato che il Pd padovano ha di fatto una rosa molto ristretta di papabili candidati, che oltre a Bressa e Micalizzi, include consigliere regionale uscente Claudio Sinigaglia, Bettin potrebbe aver consigliato a Giordani la sortita per crearsi uno spazio di maggiore visibilità e consacrazione del suo potere: da un lato, se gli assessori si dimettono, potrebbe chiedere ed ottenere di entrare in giunta dalla porta principale, dall’altro se dovessero rimanere in carica, potrebbe avere la strada libera candidarsi lui per riuscire a strappare un buono scranno a palazzo Ferro-Fini. In entrambe i casi non perderebbe nulla e ne avrebbe da guadagnare, o mal che gli vada rimarrebbe dov’è, a tirare le fila della maggioranza comunale. A pensar male…