«Eutanasia per un figlio malato: quando la morte è un inno alla vita»

Pepe, docente e madre di Tommaso Zuccon Ghiotto, scomparso prematuramente nel 2014, scrive un post a Sabrina e Cesare, genitori di due ragazzi affetti da Sla che hanno chiesto l’eutanasia quando i loro polmoni smetteranno di funzionare

Riprendiamo il post di Claudia Pepe, docente e madre di Tommaso Zuccon Ghiotto (in foto), violinista di talento vicentino scomparso prematuramente nel 2014 quando aveva solo 27 anni. 

Cari Sabrina e Cesare Gentile, avete due figli splendidi Marco e Carlo purtroppo affetti da una malattia che non perdona, non ammette proroghe, non ammette scuse. La SLA. Lei quando intraprende il suo percorso non torna indietro, non si guarda intorno, non vede lacrime e non sente preghiere. Vi scrivo questa lettera, solo perché conosco il dolore. Quel dolore che ti sbrana ogni secondo della tua vita. La perdita di un figlio. Un dolore che diversamente da ogni afflizione, invece di diminuire aumenta ad ogni passo che riesci a racimolare.

So che avete visto i vostri figli crescere inchiodati ad una croce, e li avete cresciuti con quell’amore che vive negli sguardi della loro tenerezza. I vostri figli, hanno deciso lucidamente di chiedere l’eutanasia quando tentare di vivere sarà più difficile di guardare le vostre lacrime.

Cari amici miei, lo so che non si può decidere di non sentire più la voce dei nostri figli, di non sentire più il loro sorriso, di ricordare il loro tepore nelle notti che di nascosto rubiamo una carezza. Lo so che far smettere di vivere i propri figli imprigionati nel loro futuro rubato non è umano. Lo so che la loro morte sarebbe un inno alla vita, un inno all’amore, alla libertà, alla pietà. Lo so che l’amore è più grande dell’egoismo, è più grande del ritornare a casa e vederli interpretare una vita che non gli spettava. Lo so. Lo so che il loro viaggio è un’interminabile salita verso un Golgota dove siamo tutti innocenti. Lo so, anche io sarei orgogliosa di loro, del loro coraggio, della loro lotta, del loro amore. Ma sono una madre e immagino quello che non vorrei più provare, perché il dolore per la perdita dei figli è qualcosa che nessuno dovrebbe provare, che nessuno merita. Ma sono anche una madre che ha capito che la morte può essere un inno di liberazione.

Una liberazione che si paga solo in una disperazione che non ha nome, perché non si può capire. Cari amici miei, avete dei figli straordinari, figli che vi amano al di là della loro vita, figli della vostra bellezza. Imperatori per sempre della loro isola inespugnabile. Vi voglio bene. Una mamma.

Claudia Pepe