Pd, anche il segretario organizzativo veneto se ne va: «Scelgo Calenda»

Cagnes: «non posso restare in un partito che rinnega quel che sosteneva fino a ieri. Renzi? Opportunista»

E un altro se ne va: esce dal Partito Democratico anche il segretario regionale organizzativo del Veneto, Emanuele Cagnes. 33 anni, iscritto dal 2008, in carica da due anni affiancando il segretario politico veneto Alessandro Bisato, Cagnes è un renziano deluso da Renzi ma anche dall’indirizzo assunto dal partito sotto la guida di Nicola Zingaretti, che ha detto sì al Movimento 5 Stelle formando il governo cosiddetto “giallorosso”. Così, lui ha scelto di dare fiducia a Carlo Calenda e al nuovo movimento che fonderà entro l’anno sulla scia di “Siamo Europei”.

Perchè aveva scelto di iscriversi al Pd, da ragazzo?
Lo ritenevo in grado di risolvere i problemi delle persone.

Ma al di là delle frasi di rito?
Un po’ per questioni legate alla vita familiare, ai problemi della disabilità, e per i princìpi di equità sociale e difesa dei diritti in cui credo.

E ha sostenuto Renzi.
Sì. A livello veneto mi sono riconosciuto nella segreteria di Bisato, che era renziano.

E perchè ora esce?
Mi dimetto da segretario organizzativo ed esco dal partito dopo l’accordo sul governo coi 5 Stelle: non è credibile. Come può un partito far passare così un problema di identità grande come una casa?

Ovvero?
Abbiamo fatto un accordo di governo con chi avevamo criticato fino al giorno prima. E senza dialogo coi territori. Tutto per non andare al voto. So benissimo che siamo una repubblica parlamentare, ma come si fa ad essere credibili rinnegando tutto quel che si diceva prima? Si poteva almeno comporre un governo con figure esterne ai partiti, di grande levatura e prestigio. Non con Speranza alla sanità! O mantenendo Bonafede al ministero della giustizia, quando si sa benissimo che la pensa all’opposto del Pd, con il suo giustizialismo. Mi ritrovo in pieno in quel che sostiene Matteo Richetti (senatore ex Pd, già renziano, ha aderito a Siamo Europei, ndr).

E perchè ha scelto Calenda?
Con Renzi si potrebbe contare su una rete più robusta, ma di Calenda mi convince il suo no all’opportunismo. Vogliamo parlare invece di Renzi? “Letta stai sereno”, e l’ha fatto cadere; “mi dimetto se perdo il referendum”, ed è rimasto; “mai coi 5 Stelle”, ed è stato lui a far nascere questo governo… Basta con questo andazzo per cui in politica puoi fare tutto quel che vuoi senza pagare le conseguenze. Non ho niente, sia chiaro, con chi nel Pd va con Renzi, sono persone che stimo. Ma per me è troppo. Apprezzo, di Calenda e Richetti, la coerenza.

Ma al di là dell’apprezzabilissima e rara virtù etica della coerenza, quali differenze politiche, di idee, ci sono fra Renzi, Calenda e lo stesso Pd?
La differenza c’è quando proponi e poi fai, e non quando proponi e poi non fai. La differenza la fa il tener fede alle idee e alle promesse. Renzi parlava tanto di Nordest, ma nel suo governo di veneto c’era solo Baretta, persona competente per carità, ma non c’erano altre figure in più? Il Pd ha perso la capacità di rispondere ai problemi della gente, a livello nazionale.

Beh, non è che a livello veneto sia tanto messo meglio. Sembra impercettibile, residuale, sempre in rincorsa di Zaia.
Prevale l’interesse romano su quello regionale.

Parla di autoreferenzialità?
Dico che all’interno del partito si ragiona di problemi interni al partito, anzichè di quelli che sono fuori. Ero d’accordo con chi pubblicamente dichiarava che la credibilità sarebbe stata recuperata tornando subito al voto dopo la crisi del governo gialloverde. Salvo poi fare il contrario.

Finora i fuoriusciti però non sono molti: la Sbrollini e la Moretto fra le parlamentari, e altri esponenti disseminati in regione.
Ancora non ce ne sono tanti. Ma ce ne saranno. C’è tanta gente nel partito che non si sente rappresentata.