Migranti, cooperative in Veneto: «Con 18 euro facciamo solo la guardia»

Da Padova e Verona l’allarme degli operatori: «Dobbiamo tagliare i servizi, impossibile così integrarli»

«Con la riduzione delle quote per migrante abbiamo avuto un taglio del 40%. Non è un pianto ma una realtà». Luis Allega, italo-argentino, è responsabile della cooperativa sociale Milonga di Verona che ospita un centinaio di migranti nelle diverse strutture e in appartamenti, oltre ad una quarantina di persone inserite in altri progetti. Le difficoltà che stanno affrontando nell’accoglienza sono di risorse: «Dal 1° maggio il sostentamento per migrante è sceso tra i 18 e i 23 euro a seconda del tipo di struttura. Prima la differenza della cifra ci dava un margine, soprattutto per la formazione e l’inserimento lavorativo. Ora questa parte è stata penalizzata perchè ogni corso di formazione aveva un costo abbastanza elevato».

A Verona stop alle scuole interne di formazione

I migranti ospitati dalla Cooperativa Milonga sono arrivati dagli sbarchi «e da altri centri – continua Luis Allega – nel Veronese ha chiuso a dicembre una struttura arrivata a 500 persone, alcuni sono venuti da lì. Noi siamo una cooperativa del lavoro. La nostra idea era di creare anche scuole interne di formazione per inserire le persone nelle nostre attività, tipo la manutenzione del verde che facciamo per i Comuni, un giro che ci permetteva di trovare posti di lavoro. Siamo 54/55 persone inserite a busta paga, di cui una trentina di profughi: questo non sarà più sostenibile. Così come altre situazioni, dal mangiare al tipo di accompagnamento alle scuole: avevamo insegnanti interni, ora non più. E’ quasi un dormitorio, però con delle richieste soprattutto sanitarie abbastanza alte. E’ vero, ci sono meno arrivi, ma dipende sempre dalla mission della cooperativa: io da ex desaparecido volevo contribuire ad aiutare le persone. E l’integrazione per me è il lavoro». Allega infatti è stato un prigioniero durante la dittatura militare argentina. E’ arrivato in Italia nel 1977. «Non sono mai stato un profugo perché non l’ho chiesto, ero nipote di italiani e mi sono mosso per conto mio. L’Italia all’epoca tra l’altro non accoglieva rifugiati politici latino-americani. Non è stato facile trapiantarsi da un momento all’altro. Per questo conosco il meccanismo».

A Padova si taglieranno i servizi

A Padova invece la riduzione al sostentamento dei migranti arriverà dal 1° ottobre: si passerà dagli attuali 32 euro e 90 a 18 euro al giorno. «Come affronteremo il nuovo regime di bando? Tagliando tutti i servizi». Elisabetta Vergani, responsabile della Cooperativa sociale Orizzonti del consorzio Veneto Insieme che garantisce l’accoglienza su Padova e tutta la provincia, non ha dubbi. «Diventeremo una sorta di guardianeria, di sorveglianza» dice. «Stiamo attendendo il 1° ottobre, dopo la proroga avuta, con immensa ansia e preoccupazione. Questa drastica diminuzione genererà una serie di problemi: all’interno del consorzio abbiamo fatto i conti e anche riducendo i servizi all’osso andremo comunque in perdita. Viene tolta l’area italiano, l’area di integrazione sociale. Non sono più nemmeno richieste dalle prefetture. Tutto quello che abbiamo in ambito di inserimento, mediazione sociale e culturale, iscrizioni alle scuole medie e superiori dei minori in accoglienza e tutti i progetti portati avanti reinvestendo parte dei 32 euro salteranno». La cooperativa Orizzonti ospita 104 migranti, per la maggior parte provenienti dall’Africa sub-sahariana, quindi Nigeria Gambia e Guinea, e alcuni da Asia e Pakistan, arrivati quasi tutti dagli sbarchi: si tratta di accoglienza diffusa in appartamenti piccoli, con una media di 5/6 persone ciascuno. Veneto Insieme ha partecipato al prossimo bando per circa 400 posti tra Padova e provincia. «Non diminuirà il numero dei migranti ospitati – continua la Vergani – gli appartamenti li abbiamo, gli affitti sono in corso, ma taglieremo gli operatori insieme a quella che era la parte principale del nostro lavoro, oltre al know-how sviluppato dalla cooperativa e i progetti per l’autonomia dei migranti, fondamentali perché possano uscire dall’accoglienza e integrarsi sul territorio. Per rimanere nei 18 euro garantiremo in pratica il controllo, che tornino a dormire a casa. E quanto previsto dal bando cioè portare derrate alimentari predefinite dal ministero, fornire di posate di plastica e di lenzuola di carta monouso. Nel consorzio siamo tutti nella stessa situazione».

Arrivi in calo

Per quanto riguarda gli arrivi comunque una diminuzione c’è stata: «Negli ultimi due anni sicuramente – racconta la responsabile –  Le persone che abbiamo in accoglienza sono qui da 2/3/4 anni e stanno portando avanti l’iter legale, commissione, ricorso, appello, per ottenere il riconoscimento di uno status di protezione internazionale. Gli sbarchi si erano già ridotti prima di Salvini, con Minniti. Ma i tempi per il riconoscimento sono lunghissimi, eterni. Abbiamo due ricorsi fissati nel 2021. Tra l’altro si tratta di persone che hanno lavoretti di qualche mese, niente di più. Perché l’accoglienza straordinaria finisce nel momento in cui un beneficiario riesce ad avere un contratto di lavoro con un importo mensile che supera il minimo vitale previsto dallo stato italiano. Al di là dei 18 euro e della sostenibilità economica, è anche una questione etica. L’obiettivo infatti dovrebbe essere l’integrazione di queste persone, affinché possano trovare una collocazione lavorativa nella società».

(ph Cooperativa sociale Orizzonti Padova)