Manifestate, manifestate: diventerete tutti robot!

Gretinismo, regressione infantile dell’ecologismo: il problema non è Greta, é lo sfruttamento di massa dell’ingenuità giovanile. Bella la speranza, ma da sola diventa un’arma dell’avversario

«Distruggete, distruggete. Diventerete tutti notai!». Così apostrofava i contestatori del Sessantotto francese il maestro del teatro dell’assurdo Eugéne Ionesco.  Criticare la gioventù che si batte per qualcosa di più dell’ultimo modello di smartphone, come i manifestanti che ieri mattina hanno marciato contro il riscaldamento del clima, sembra far torto ai loro buoni sentimenti. Ma se non buttano via lo smartphone, ovvero la tecnologia che ha umanizzato fin troppo la natura e disumanizzato anche troppo gli umani, allora finiranno per diventare dei robot. E noi tutti siamo già sulla buona strada.

I buoni sentimenti non bastano, se non fanno i conti con la conoscenza del nemico reale – reale e non immaginario, vago, generico, ma individuato, di cui si sanno punti forti e deboli – non basta per dare alla lotta un carattere di vera lotta. Non è solo invocando il Bene che si scaccia il Male, volendo usare una fraseologia da bambini religiosi. Bisogna combatterlo, e per combatterlo bisogna sapere chi è, com’è fatto e quale prezzo si deve pagare per tentare di averne ragione. Siete disposti a ribellarvi al 5G che, per ipervelocizzare le comunicazioni su Internet, non solo farà ancora una volta strame del paesaggio, ma soprattutto trasformerà le nostre case, le nostre auto, praticamente tutta la nostra esistenza in una megamacchina collegata e supersonica, con noi sub-umani non più fini, come sognava Kant, ma suoi mezzi e strumenti, à la Black Mirror?

Un movimento di piazza non è detto che sia di protesta. Protesta vera, s’intende, che spaventa il Potere. Nè tanto meno costituisce di per sè una rivolta. Di rivoluzione, poi, non parliamo nemmeno. Oggi gli studenti non hanno neppure l’orgoglio di sfidare la scuola, che anzi li coccola giustificandoli in anticipo. Ragazzi dei Fridays For Future, ci rivolgiamo a voi perchè la vostra energia è sana, ma così è sprecata e fa il gioco dei padroni del vapore: quale è il movimento di rottura con una nobile causa, e con le istituzioni che ufficialmente lo appoggiano e applaudono ipocrite? Non vi viene il dubbio che vi facciate prendere in giro e stiate fornendo loro un’ingenua copertura?

Ché poi anche il nome ha un’assonanza sinistra: assomiglia così tanto, così troppo ai Black Friday del consumismo da psichiatria. Si stabilisce una giornata di sfogo di sentimenti e pensieri su un tema, in questo caso l’ambiente, convogliandone e recintandone il valore giusto e sacrosanto in momenti circoscritti e ritualizzati. E così se ne anestetizzano gli effetti. Ragazzi, pensate di cambiare il mondo senza conflitto reale, doloroso, sporco e cattivo, limitandovi a sfilare a cadenza fissa? Credete che fare massa in strada produca come per magia conseguenze concrete sulle leve del comando? E la politica, che in democrazia è una guerra senz’armi che si combatte cercando di entrare nei gangli del sistema, per voi si riduce a questo, a uno sfiatatoio programmato di indignazione e speranza in attesa che lorsignori vi diano ascolto?

Qualche vostro striscione nomina, udite udite, il capitalismo come nemico: lo sapete che i molteplici e sofisticati centri decisionali della struttura economica e finanziaria globale, nella quale  tutti siamo invischiati dalla nascita, si fanno una bella risata, al pensiero che tanti giovani in buonafede chiedono meno emissioni di anidride carbonica e meno crescita del Pil, ma non sono disposti a rinunciare ai comfort e alle abitudini tante care ai flaccidi deretani di noi tutti?

Spiacente dover passare per chi guasta la festa, ma la verità è tragica: voi avete ragione, ma per invertire la rotta sull’ambiente (termine da bandire, come se la natura fosse l’esterno dell’uomo a sua disposizione, come difatti purtroppo é diventata, e non più il cosmo che lo contiene e di cui fa parte), per rendere la battaglia ecologista una battaglia politica, l’obiettivo dovrebbe essere modificare i rapporti di forza economici e sociali. La salvezza non calerà dall’alto, per benevola concessione. E la decrescita felice, con buona pace di chi nel suo piccolo lodevolmente la pratica già (consumare meno e meglio, unirsi in gruppi d’acquisto, autoprodurre il più possibile), a livello macro in realtà non esiste. Esiste l’infelice ma doverosa assunzione di responsabilità nel rinnegare buona parte dell’imprescindibile benessere per una vita più semplice e meno artificiale, più lenta e meno virtuale. Più povera di oggetti, comodità, viaggi, trastulli, servizi, ma più ricca di tempo.

Ammesso e non concesso che vogliate un futuro così, pensate che sia possibile arrivarci senza rivedere tutta la scala di priorità e senza sacrifici di massa? Per giunta affidandosi alla buona volontà dei governi e della fantasmagorica green economy? Siete consapevoli che non si può pretendere un’economia sostenibile senza ribaltare la sua logica e anzi la nostra intera filosofia di vita, che ha scambiato lo sviluppo materiale e tecnologico per progresso morale ed esistenziale? E siete pronti alla prospettiva di poter solo tentare senza riuscire, perchè contro questo Moloch non c’è che da fare ciò che è giusto al massimo grado di efficacia, per il resto attendere che si impianti per le contraddizioni interne che genererà? Non sarebbe meglio, intanto, leggere più Illich, Pasolini, Parise, Bookchin, Mumford, anzichè le frasette da baciperugina di Steve Jobs, Bill Gates, Michelle Obama e degli altri sfruttatori dell’ingenuità popolare?

Avete il coraggio di scontrarvi con il vostro stile di vita così subdolo e fagocitante, consapevoli che nemmeno se una illuminata minoranza diventasse maggioranza si riuscirebbe a spodestarlo, e quindi si agirebbe non sperando (la speranza è l’ultimo dei mali del vaso di Pandora) ma procedendo sempre più a fondo nel contraddire i luoghi comuni, anzichè farsene portatori e complici involontari? Senza niente di personale sulla piccola Greta, occorre pur definire il gretinismo per quel che è: l’ottusità politica, comprensibile ma non giustificabile, di chi mette i propri ideali al servizio del mercato “verde”. Non è vero che il piuttosto é meglio di niente. Meglio di niente c’è il meglio: contestare dove fa più male. Non dove fa bene solo alla propria bontà. L’errore non sta nel manifestare, ci mancherebbe. Sta nel farlo per rassicurarsi la coscienza. Rassicuratevi, rassicuratevi: diventerete tutti robot!

(ph: https://serialfreaks.it)