Stefani: «La mia Lega non esiste più. Per fortuna che c’è Zaia»

L’ex tesoriere e fondatore del Carroccio non si riconosce più nel partito: «Salvini non mi piace, la mia è una vita politica buttava via»

«Zaia chapeau. Salvini? Non mi piace. La Lega Nord? Non esiste più, quella di oggi è un altro partito». Il vicentino Stefano Stefani, 81 anni compiuti domenica 29 settembre, è uno dei padri fondatori della Lega Nord. Quella Lega –  anzi Liga, qui in Veneto –  che aveva come priorità, quando lui vi entrò da militante nel 1991, la “questione settentrionale”. Oggi, dopo una vita in politica e tante battaglie, già sottosegretario deputato e senatore nonché segretario federale e tesoriere del Carroccio, non si riconosce più in quello che definisce “il partito di Salvini”. «Io sono un leghista di una volta – spiega – non avrei mai levato il Nord alla denominazione. Il nostro era un partito fondato sulla territorialità, oggi non ha niente a che vedere con quello, non è più la stessa Lega. Certo per proseguire e portare avanti la sua idea, Salvini doveva per forza prendere i voti anche al Sud. Io sono comunque ancora tesserato Lega e lo resterò sempre, sono uno dei padri fondatori e nessuno potrà mandarmi via, per statuto, qualsiasi cosa io dica». Sorride Stefani, che non si è mai trattenuto dall’esprimere il proprio pensiero. E ribadisce. «In questa Lega non mi riconosco nemmeno un po’. “Nord” è stato tolto di imperio e questo va contro quello che è stato uno degli elementi fondanti. Ora non ha più niente a che vedere con quel partito, può piacere o meno, ma io sono molto deluso. Vuol dire una vita di lavoro politico, la mia, buttata via».

Salvini e le sue scelte

Sulla scelta di Salvini che ha portato alla caduta del governo Lega-M5S, condivide in parte: «Salvini ha provato, ha cercato di incassare quella maggioranza che i sondaggi gli accreditavano e che era altissima. Gli è andata male ma evidentemente ha avuto qualche “assicurazione” – tra virgolette perché in politica assicurazioni non te le dà nessuno – che M5S e Pd non si sarebbero mai messi insieme. Però avrei provato anch’io a fare la stessa cosa, magari cercando una strada più sicura. Certo la Lega non è più al governo e politicamente non conta niente. Un errore di Salvini? Col senno di poi sì, ma ripeto avrei provato anch’io ad incassare il consenso e a tradurlo in voti». Sul leader del partito Stefani però non usa mezze misure: «Salvini non mi piace, non è una novità, lo conosco a fondo. Non mi piace perché non mantiene la parola, che vengano a chiedere a me se è vero. E non aggiungo altro. Oggi la Lega è il partito di Salvini che tiene tanta gente intorno a sé con la promessa delle ‘careghe’ e considerando che era accreditato al 30% e prima al 37% ne deve avere promesse tante. Dove sta andando il partito di Salvini? Lo vedo bene comunque, perché la gente ha una voglia pazza di cambiare, anche se i voti si prendono e si perdono, l’abbiamo già visto tante volte».

Chapeau a Zaia

Sul governatore del Veneto Luca Zaia invece il tono cambia decisamente: «Per fortuna che c’è. Come amministratore regionale, chapeau. Se riuscirà a ottenere qualcosa poi è un altro paio di maniche, ma Zaia è una brava persona, capace. A Roma come leader leghista? Non lo vedo e non credo neanche lo desideri. Lui ha in mente il Veneto e alle prossime regionali sarà ancora lui l’uomo su cui puntare. A Roma ha già fatto il ministro, è molto più utile in Regione, dove è ora». Sul nuovo governo Stefani infine ha le idee molto chiare: «E’ innaturale, prima cade meglio è anche se cercheranno di tenerlo su. Andare al voto soprattutto per il M5S significherebbe essere quasi cancellati, dimezzati. L’autonomia? Sono molto scettico che quanto votato da Veneto, Lombardia ed Emilia venga portato avanti da questo Governo, che è appoggiato sui voti soprattutto del Sud e il Sud non la vuole di sicuro. Certo se si può chiamare autonomia quello che è stato votato, è un palliativo rispetto a quello a cui pensavamo noi».

(ph Imagoeconomica)