Usa: via libera a 7,5 miliardi di dazi su prodotti europei

Il contro per l’Italia potrebbe essere di 1 miliardo. A pagare il conto più salato saranno i formaggi, l’olio e il Prosecco

L’Organizzazione Mondiale del Commercio (Wto) ha deciso: gli stati Uniti potranno imporre dazi annui per 7,5 miliardi di dollari sulle importazioni dell’UE. Si è chiusa così la controversia aperta dai sussidi europei – giudicati illegali – al costruttore aereo Airbus. Si tratta della contromisura più pesante mai imposta dall’organizzazione in una querelle commerciale. Alla mossa degli Usa l’UE – che a sua volta contesta i sussidi a Boeing – dovrebbe rispondere con propri dazi, anche se il Wto non ha ancora definito l’ammontare della eventuale compensazione. La Borsa di Milano ha chiuso in pesante ribasso. Il Ftse Mib cede a fine seduta il 2,87% a 21.298 punti, tornando ai minimi di fine agosto.

Conte: «Problema molto serio»

Il presidente del consiglio: «L’altro giorno sono stato ospite di Coldiretti a Bologna e ho preannunciato che la decisione era attesa ed ero fortemente preoccupato. Purtroppo, ahimé, sono stato un buon profeta, perché era nell’aria ci fosse questo esito dell’arbitrato presso il Wto. A questo punto il problema è molto serio, ieri ho visto il Segretario di Stato americano Pompeo a Palazzo Chigi e quello dei dazi è stato uno dei temi toccati. L’Italia si rende conto che c’è una tensione commerciale a livello globale. Sicuramente la prospettiva di questo confronto sui dazi tra Ue e States non può non considerare – rimarca il premier – che noi siamo coinvolti come Unione europea, ma confidiamo di poter ricevere attenzione da parte di un tradizionale alleato, gli Stati Uniti, su alcune nostre produzioni che sono davvero strategiche nell’ambito del commercio internazionale».

Coldiretti: «Conto da 1 miliardo per l’Italia»

«L’Italia rischia di pagare un conto di oltre un miliardo per il via libera del WTO all’aumento delle tariffe all’importazioni fino al 100% del valore attuale che potrebbe colpire per circa la metà dell’importo il cibo ma anche la moda, i materiali da costruzione, i metalli, le moto e la cosmetica se gli Stati Uniti decideranno di mantenere le stesse priorità della black list indicata dal Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) e pubblicata nel Registro Federale. Un importo che è pari a 1/3 dei 21 miliardi minacciati inizialmente dagli Stati Uniti che ora devono avviare la procedura con la pubblicazione già ad ottobre nel registro Federale la nuova lista di prodotti europei da colpire con aumenti di tariffe fino al 100%. Se saranno mantenute le stesse priorità l’Italia potrebbe essere dopo la Francia il paese più colpito.

A rischio l’agroalimentare, in particolare i formaggi

A pagare il conto più salato rischia di essere proprio l’agroalimentare con vini, formaggi, salumi, pasta, olio extravergine di oliva, agrumi, olive, uva, marmellate, succhi di frutta, pesche e pere in scatola, acqua, superalcolici e caffè. In pericolo sono soprattutto i formaggi per le pressioni della lobby dell’industria casearia Usa (CCFN) che ha addirittura scritto al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump per chiedere di imporre dazi alle importazioni di formaggi europei al fine di favorire l’industria del falso Made in Italy che ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni dal Wisconsin alla California fino allo Stato di New York. Quello americano è, dopo la Germania, il secondo mercato estero per Parmigiano Reggiano e Grana Padano per i quali la tassa passerebbe da 2,15 dollari a 15 dollari al kg, facendo alzare il prezzo al consumo fino a 60 dollari al kg. Ad un simile aumento corrisponderà inevitabilmente un crollo dei consumi stimato nell’80-90% del totale, secondo il Consorzio del Parmigiano Reggiano. Ma il re dei formaggi non è il solo simbolo del Made in Italy a tavola vittima della manovra di Trump. Un altro esempio è rappresentato dalla Mozzarella di Bufala Campana Dop che negli Usa costa 41,3 euro al chilo, che salirebbe a 82,6 euro al chilo nel caso fossero applicati dazi pari al 100% del prodotto. Attualmente il dazio sulla mozzarella è di 2 euro al chilo. Per l’olio extravergine d’oliva venduto negli States il prezzo salirebbe da 12,38 euro al litro a 24,77 euro al chilo (attualmente non c’è dazio sull’olio). E pure la pasta aumenterebbe sulle tavole americane a 3,75 euro al kg rispetto agli attuali 2,75 euro al kg. Per penne e spaghetti il dazio è in media di 6 centesimi al kg.

Pericolo anche per il prosecco

In pericolo c’è pure il Prosecco, il vino italiano più esportato all’estero che ha visto gli Stati Uniti diventare nel primo semestre del 2019 il principale mercato davanti alla Gran Bretagna, grazie a un aumento in valore del 41%. Il prezzo negli States volerebbe da 10-15 euro a bottiglia a 20-30 euro a bottiglia.

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