I veri nemici dell’ambiente? Gli ambientalisti dell’ultima ora

Se bastassero le chiacchiere, le sparate strumentali (il voto ai sedicenni) e le sfilate in piazza saremmo a cavallo. E invece mancano i fatti. Manca la politica

L’ambientalismo è di gran moda. Tutti amano appassionatamente Greta Thunberg. In nome della ragazzina svedese, i pompieri son diventati incendiari e perfino gli scioperi son ora benvoluti dalle Autorità. Ce n’è a sufficienza per inquietarci, in un Paese come il nostro dove la Legge Suprema è «va dove ti porta il vento». Eppure, quelli dell’ambiente, del riscaldamento globale, del consumo eccessivo delle risorse naturali son tutti problemi troppo seri e troppo veri per lasciarli alle svendite dei capi di moda a basso prezzo. Per ignorarli e per non sperare.

Così a parte qualche sparuto inconsolabile bastian contrario, infatti, non c’è gatto in Italia, nel Veneto, e perfino a Verona, che non sia sceso in piazza moralmente o materialmente a fianco dei ragazzi dei Fridays for Future. E il rischio – come spesso accade – è che il più serio pericolo per il futuro del nostro pianeta non siano i negatori del global warming, i Trump, i Feltri e pochi altri, ma gli stessi ambientalisti, i politici, gli «esperti», i ragazzi, le moltitudini che dopo anni di (inconsapevole?) devastazione collettiva, or hanno scoperto di colpo l’urgenza di una situazione peraltro antica.

Alcuni partiti – affamati di consensi elettorali altrimenti scarsini – hanno addirittura proposto di abbassare la soglia del voto ai sedicenni, chissà che con una spruzzata di ambientalismo non li tiriamo dalla nostra. Peccato che questi siano gli stessi politici che negli ultimi vent’anni non sono riusciti a fare nemmeno una legge che sia una, per tutelare meglio l’ambiente, le acque, le risorse naturali. Peccato che i provvedimenti per incentivare la diffusione di comportamenti meno inquinanti (automobili elettriche, fonti energetiche rinnovabili, controllo delle acque) ci vedano tra gli ultimi paesi europei. Peccato che tra i politici che ora appoggiano (a parole) la crociata della svedesina ci siano anche quelli stessi che hanno consentito (o favorito) fino ad oggi che le nostre città diventassero delle camere a gas, innalzando o ignorando le soglie di inquinamento.

Avanti c’è posto, il carro è grande. E lo stile di vita della gran parte degli ecologisti dell’ultima ora non è certo quello ispirato al risparmio energetico, all’uso esclusivo dei mezzi pubblici, ad abitudini né consumistiche né sprecone, che sono la base fondamentale di ogni global warming. Si fa meno fatica a scendere in piazza per una marcetta con dei cartelloni, che a rinunciare all’ultimo modello di telefono o ad ambienti freschi nelle estati torride e caldi negli inverni freddi. L’ambiente da difendere è sempre – as usual – quello devastato dagli altri … sono i contadini che inquinano … sono i montanari che distruggono le nostre belle montagne.

Da molti decenni il traffico nelle città del Veneto è da associazione a delinquere, per l’impatto che ha avuto e ha sulla qualità di vita dei suoi abitanti, sull’aria, nelle malattie respiratorie sempre più diffuse. Ma i sindaci erano e sono apparentemente tuttora felici di avere mezzi pubblici inquinanti e insufficienti, nell’aver dedicato risorse finanziarie scarsissime alle piste ciclabili e alla mobilità alternativa. Le mamme e i papà delle Grete nostrane poi, producono dosi crescenti di rifiuti, sprecano acqua e aria, amano muoversi con splendidi SUV, ruote da trattori per salire sui marciapiedi e poter accompagnare la gioventù neoambientalista fin all’interno degli edifici pubblici. Degli industriali meglio tacerne, perché l’ambiente, la sua tutela, per la stragrande maggioranza di loro è solo un costo (Riva o Miteni ci ricordano qualcosa?) e quando c’è da risparmiare su certe voci non li batte nessuno. E parimenti dispiace vedere che, così come in nome del turismo si è disposti a realizzare qualsiasi scempio nelle nostre montagne, allo stesso modo pochissimi siano stati i produttori agricoli che hanno rifiutato e rifiutano a tutt’oggi lo sfruttamento indiscriminato del territorio grazie a un uso criminale (ma legale) di sostanze chimiche anche mortali (glifosato), di coltivazioni che ignorano le caratteristiche dell’ambiente (ma che i consumatori non schifano).

Tutto questo bel carrozzone di patrioti dell’ambientalismo appassionatamente ha sfilato a fianco di Greta. Queste apparentemente sono le truppe che si battono per il futuro. E anche se il pentimento collettivo alla Agostino di Ippona è certamente in corso per molti, per il momento attendiamo ancora i fatti. Se bastassero le chiacchiere dei politici o le sfilate dei ragazzi e dei loro tutori per svoltare nelle politiche e nelle scelte ambientali, saremmo a cavallo. Certamente nel frattempo, continuiamo a sperare in un vero cambio di mentalità da parte di tutti, a confidare che qualcosa di concreto potrà essere fatto per raddrizzare la barca, anche se ancora il nostro cuore clamorosamente diverge dalla ragione.

(ph: Fridays for Futures Verona)