Vicenza, schiaffo da Tav. Ecco un’alternativa senza demolire case

Confronto fra il progetto di Rfi e uno ideato da due cittadini e girato anche al sindaco Rucco. Che eviterebbe un impatto devastante

Prendendo visione del progetto di attraversamento del Tav a Vicenza vengono i brividi: edifici abbattuti, rumori molesti, spreco di verde e passaggio vicino a monumenti pregevoli che già ora sono soffocati da altri immobili poco opportuni. E’ stata quindi una boccata d’aria fresca apprendere che due cittadini dotati di senso civico e generosità hanno preparato un loro lavoro alternativo a quello di Rfi, la società del gruppo Ferrovie dello Stato. Il progetto è stato di recente presentato a Galla Caffè, ed è anche stato portato per conoscenza al sindaco Francesco Rucco, sperando ne faccia prendere visione ai tecnici Rfi. Tanto, siccome si parla di abbattimenti di case più altre ferite al territorio, si scateneranno gli interessati e il capo dell’amministrazione dovrà comunque tener conto delle proteste. Sarebbe importante che i nostri concittadini non aspettassero i misfatti a cose avvenute e, dopo avere preso visione della proposta, se gradita, si attivassero per farla accettare. Affinchè i lettori di questo giornale verifichino le mie affermazioni, presento qui una semplificazione del progetto ufficiale e dell’alternativa, i cui autori sono il geometra Giuseppe Mattiello, già capo ufficio strade della Provincia, e il geologo Roberto Rech.

Il progetto di Rfi “Bivio Ponte Alto per attraversamento A/V per Vicenza”, prevede quanto segue: quadruplicamento dei binari, di cui un doppio binario per Tav, fino alla stazione attuale. Da qui, la Tav dovrebbe procedere su due binari, almeno provvisoriamente. I quattro binari comporterebbero l’abbattimento di 80 edifici nella parte est e 25 nella ovest. Per il momento la Rfi non considera attuabile, per la Vi-Pd, la cosiddetta “velocità virtuale”, che consiste nel diminuire gli intervalli tra i vari convogli finché non vi sarà l’assistenza di impianti di sicurezza ad alta tecnologia. La “virtuale” è già in funzione nellla tratta Venezia-Trieste. Per quella dopo Vicenza non si è ancora deciso, causa previsti abbattimenti. Per la mobilità verso Fiera ed autostrada, Rfi prevede una nuova arteria che passa per l’Arsenale, sottopassando i binari in corrispondenza dell’ex Lanificio Rossi ora in macerie. Si girerebbe poi a destra con l’abbattimento di vari edifici a San Lazzaro e nella parte finale di viale Verona. Per arrivare alla Stazione centrale, l’arteria attraverserebbe il campus degli istituti Fusinieri e Piovene sbucando a sud del parco dell’ex manicomio e, attraverso una rotatoria, nelle vicinanze della Basilica di San Felice. Il tutto con consumo di verde di cui siamo già carenti. Il progettista, secondo chi scrive, nel fare il suo lavoro ha scelto la soluzione più facile, che non tiene in alcun conto dei danni collaterali per la città.

Secondo il progetto Mattiello-Rech, a Ponte Alto vi sarebbe l’interramento in galleria profonda (25 metri) dei due binari Tav, con eventuale fermata in superficie per speciali avvenimenti fieristici. Arrivati in sotterranea alla stazione attuale si appronterebbe una mini-stazione, tipo metropolitana, collegata con scale mobili alla superiore esistente. L’idea sarebbe che i treni Tav, sia all’andata che al ritorno, si fermerebbero alla sotterranea solo se vi fosse richiesta di mercato. In caso contrario niente stop. La galleria profonda avrebbe una lunghezza di km 8,890 e riaffiorerebbe a 100 metri dal fiume Tesina, senza alcuna demolizione. La preoccupazione di alcuni sul problema acqua durante gli scavi non esiste, in quanto vi sono metodi già ampiamente collaudati che rendono solido il terreno con iniezioni di azoto. Mattiello, in alternativa alla devastante arteria di viale san Lazzaro (abitazioni, verde e scuole), ne propone una che procede all’esterno dell’edificato Ferrovieri, e dall’incrocio di viale del Lavoro con viale sant’Agostino prosegue verso il Retrone, superandolo con un ponte (viadotto) per poi scendere in galleria artificiale seminterrata, ricoperta interamente con materiale di risulta. Si otterrebbe quindi una zona verde come quella circostante al Retrone. Al ponte di via Maganza, da ampliare, si creerebbe una rotatoria che incanalerebbe il traffico verso la stazione centrale mediante un sottopasso del fascio binari che riemergerebbe in zona, in via Torino, accanto ai parcheggi già previsti.

I lettori si facciano un’idea. E magari si facciano sentire.