Zaia il Venetissimo senza opposizione: non vincerà, stravincerà

Si avvicina felpatamente la campagna elettorale del 2020 per le regionali in Veneto: il governatore leghista sta già posizionando le pedine. Gli altri? Più o meno in alto mare

Veneti di terra di mare e di aria fritta, ma lo sapete che nella primavera del 2020 si vota per rieleggere Luca Zaia? E sì, cari, le urne della Regione Veneto si riapriranno dopo i regolari cinque anni di distanza dalle ultime elezioni e ne uscirà confermato l’attuale presidente dell’ente, il leghista pragmatico e veneto al cubo che ha capito il segreto della vittoria da queste parti: impersonificare con maniacale cura mediatica, da influencer della politica e navigator dell’amministrazione, l’homo veneticus medio, brillante e brillantinato, concreto e timorato, lamentoso e orgoglioso, molti fatti e poche idee, furbo più che cinico, mentalmente conservatore ma ammaliato dalle novità, serio in pubblico e buona forchetta in privato, simpatico ma non empatico, tendenzialmente chiuso al forésto ma aperto ai traffici e alle mode del mondo. Il veneto tipico, insomma.

Ma che vieni a dirci, menagramo d’un menagramo – esclamerà chi fra di voi legittimamente non intende votarlo – Zaia dovrà pur correre contro qualcuno, no? Uhm. Davvero? E contro chi? Siamo a ottobre, la campagna elettorale vera e propria comincerà a inizio anno, per aumentare poi d’intensità ed entrare nella fase calda a marzo circa. Onusto di gloria per la conquista delle Olimpiadi (anche) a Cortina e il sia pur discusso riconoscimento Unesco alle Colline del Prosecco, il governatore l’ha già praticamente iniziata quando, a ferragosto, ha lanciato un bengala gigante all’opinione pubblica più popolare, vittima dei manfunzionamenti nella sanità causa deficit di medici, cioè proprio il fiore all’occhiello del Veneto rinomato in tutta Italia per i suoi ospedali, deliberando a favore di ingressi di giovani non specializzati. Un chiarissimo segnale che il governatore non intende lasciare neanche mezzo centimetro di argomenti agli avversari.

Già: gli avversari. Chi li ha visti alzi la mano. Il Partito Democratico è come se non ci fosse proprio, e quando c’è, per esempio con Stefano Fracasso in palese avvicinamento all’autocandidatura da sfidante di Zaia, che quando vagheggia un Veneto ecologico «casa di Greta» dimentica che il Pd non ha tutte le carte in regola per ergersi a paladino dell’ambiente (andiamo a vedere l’urbanistica attuata dai Comuni targati centrosinistra? Oppure, parlateci del Tav, compagni piddini). Le entità che stanno più a sinistra pare ci siano e si stiano preparando, ma non hanno abbastanza massa corporea per pesare un minimo, con le percentuali da cabina telefonica che raccolgono a queste latitudini moderate. Il Movimento 5 Stelle regionale è stato abbondantemente sputtanato sull’autonomia dalla linea nazionale, e sul territorio è rimasto pulviscolare ed etereo com’è sempre stato.

Scorrendo la lista dei problemi, l’abilissimo comunicatore di Palazzo Balbi è riuscito a innalzare possenti paratie per coprirsi le terga da ogni parte. Prendiamo la Pedemontana: costa un’enormità, è saltato fuori pure qualche indagato, ma vuoi mettere: è tutta veneta, è una grande opera di cui tutti i media degli industrialoni tessono le lodi, e ciò basta, inorgogliendo il veneto della strada attentissimo ai conti solo quando sono i suoi. Ma anche l’autonomia: è palese anche ai sordociechi che Salvini a Roma non si è stracciato mezza veste per vincere le resistenze grilline, ma Zaia riesce a negare l’evidenza, e vedrete che ce la farà a far passare il messaggio che è colpa di tutti tranne che della Lega. Bisogna dargli atto, però, di aver imbastito un fronte di lotta realmente sentito dalla stragrande maggioranza dei suoi concittadini. Non sarà un caso se il suo indice di gradimento e popolarità è altissimo, no?

Di questo passo, dato che la matematica non è un’opinione, Zaia non vincerà: stravincerà. A tavolino. Per assenza di avversari. Che non si raccapezzano su come intercettare una parte dei voti che in mancanza di alternative andranno a lui. Un po’ perchè non si sforzano di comprendere il Veneto profondo, quello che ha sancito plebiscitariamente il trionfo del sì al referendum autonomista del 2017. E un po’ perchè forse un modo non c’è, finchè a rappresentare benissimo la continuità dei veneti con se stessi sarà Luca Zaia, il Venetissimo.

(ph: Imagoeconomica)