Perchè Chef Rubio ce l’ha con Salvini e la (mala)polizia

Si è scatenata una vera e propria bufera sui tweet del cuoco-tv Gabriele Rubini ma il 36enne romano non è nuovo a queste posizioni

 

«Inammissibile che un ladro riesca a disarmare un agente. Le colpe di questa ennesima tragedia evitabile risiedono nei vertici di un sistema stantio che manda a morire giovani impreparati fisicamente e psicologicamente. Io non mi sento sicuro in mano vostra».

E’ questo il tweet a firma Chef Rubio, al secolo Gabriele Rubini, cuoco romano 36enne e star tv, che, dal 5 ottobre, sta scatenando furibonde polemiche, alcune molto dolorose, e, a mente fredda, anche riflessioni su una tragedia che poteva essere evitata.

Il fatto

Venerdì pomeriggio Alejandro Augusto Stephan Meran, un ventinovenne dominicano, viene accompagnato in questura da fratello, perché responsabile della rapina di un motorino. Arrivato, l’uomo chiede di andare in bagno: quando esce, repentinamente prende la pistola all’agente Pierluigi Rotta, sparandogli due colpi al lato sinistro del petto e all’addome. Uditi gli spari Matteo Demenego accorre e a sua volta viene colpito alla spalla sinistra, al fianco sinistro e alla schiena. Nei minuti che seguono, Meran sparerà un’altra quindicina di colpi, prima di essere fermato definitivamente. Poteva essere una carneficina.

La bufera

Dopo alcune ore, Rubini pubblica il suo tweet e subito raccoglie centianaia di commenti, moltissimi indignati, tanto che lo chef rincara la dose tirando in ballo l’ex ministro Salvini, con il quale ingaggia un botta e risposta virtuale. Non solo, il fratello di Demenego, uno dei poliziotti uccisi gli scrive: «Chef Rubio sono il fratello del poliziotto impreparato! Beh, tieni sempre la guardia alta quando giri perché se colgo impreparato pure te fai la fine di mio fratello! Uomo di merda! Ti auguro di perdere un tuo caro! A presto!». Poi si scuserà, parlando di un post dettato dalla «rabbia» e dal «dolore». In ordine sparso, intervengono Giorgia Meloni, Rita Dalla Chiesta, Ignazio La Russa e alcune sigle sindacali di polizia che, comunque, ammettono i difetti della dotazione, cioè la fondina.

Il silenzio

Dopo aver dato degli sciacalli a Meloni e Salvini e aggiunto “Chiedete scusa alle famiglie per lo schifo che avete creato oggi. A me non servono perché sarebbero ipocrite e le rifiuterei. Continuerò a lottare per la fratellanza, l’unione e un paese migliore senza di voi”, Chef Rubio si chiude nel silenzio. Forse anche un rugbista con le spalle larghe e lo stomaco di ferro come lui può essere rimasto turbato dalla valanga d’odio da cui è stato sommerso. In moltissimi il suo messaggio non l’hanno capito, nel classico analfabetismo funzionale che dilaga sui social nostrani. Ma stasera va in onda il suo programma e, a La 9, lo scandalo potrebbe non essere piaciuto del tutto. 

Contro la “malapolizia”

In realtà l’impegno di Gabriele Rubini per quelle che potremmo chiamare “questure pulite” risale a ben prima della sua fama come avventuriero mediatico del cibo. Subito si schierò a fianco di Ilaria Cucchi nella battaglia per ottenere giustizia per la morte in carcere del fratello, nel 2009, e della famiglia Aldrovandi, dopo il reintegro in servizio degli agenti responsabili della morte di Federico. Lo testimonia anche il banner sulla sua pagina twitter. Insomma, dietro la star tv c’è un trentenne che, come tantissimi altri, crede nei valori della verità e della giustizia, anche su fatti che coinvolgono le forze dell’ordine. Nel suo tweet, senza farsi ottenebrare dalla provocazione tipica del personaggio, altro non dice che era una tragedia evitabile, con maggiore preparazione e, soprattutto, migliori dotazioni.

L’anti-salvini

Quasi decennale è anche la battaglia social contro il leader del Carroccio, per il quale aveva creato una pagina fake “Matteo Sarvini”. Cresciuti entrambi in popolarità, lo scontro non poteva che farsi sempre più acceso e Chef Rubio non ha lesinato i colpi di post, sia sui 49 milioni e soprattutto sui selfie culinari. L’affondo più pesante, però, è sicuramente avvenuto quest’estate, quando ha portato del cibo ai migranti di una nave ONG nientemeno che con Richard Gere. E’ proprio sul tema immigrazione che l’indole cosmopolita di Rubio si scontra di più con lo spirito, localista prima, sovranista oggi, del “capitano”. Del resto è difficile che un “anarchico punk”, come lo stesso Rubini si definisce, possa trovare punti in comune con un ex “giovane padano” divenuto leader populista.

Molto popolare, divisivo quanto basta, sicuramente creativo e sfrontato: a quando il passaggio dalla cucina alla “poltrona”?