Mamme No Pfas. Fino all’ultimo centesimo

La denuncia del comitato: «E’ tutto a nostro carico, ci sentiamo abbandonati. Il ministro Costa parla e basta da due anni». E chiedono a Zaia la bonifica della Miteni

Preoccupati per le possibili patologie derivanti dall’inquinamento, e arrabbiati perché tutto quello che è successo poteva essere evitato: le Mamme No Pfas non mollano. «All’inizio eravamo 4/5, adesso siamo tantissimi tra Vicenza, Verona e Padova» racconta Michela Piccoli di Lonigo, tra le fondatrici del movimento , che ha girato in Italia e fuori dall’Italia, a Venezia, a Roma, a Strasburgo, persino dal Papa, per tenere viva la battaglia per il diritto alla salute. «L’unica a non averci ricevuto è stata Confindustria, porta chiusa. Ci hanno mandato qualche riga per lettera. Non hanno voluto parlarci». Domenica 20 ottobre saranno nuovamente in marcia a Venezia per chiedere alla Regione di farsi carico della bonifica del sito della Miteni a Trissino. Prima, il 15 ottobre, andranno a Roma alla commissione ecomafie. E si stanno costituendo parte civile all’udienza preliminare del processo sul caso Pfas che si aprirà in tribunale a Vicenza il 21 ottobre. Come singoli cittadini perchè, precisano, «non siamo un’associazione».

Tutto volontariato

Sono mamme e papà che hanno fatto dell’inquinamento da Pfas una sorta di missione per l’ambiente. Tutto volontariato. «Ci paghiamo le spese legali. E poi i viaggi, l’autostrada, la benzina, mangiare in giro – continua Michela – tutto a nostro carico. Perché lo facciamo? Bisogna creare un precedente e spingere perché la legge italiana prenda consapevolezza che è ora che queste persone paghino per quello che hanno fatto. A noi non interessa il risarcimento danni, vogliamo che il sito Miteni venga bonificato prima possibile. Le barriere idrauliche non servono a niente e l’inquinamento, e lo dicono le istituzioni, sta avanzando. Ci dicono che l’acqua di aziende agricole e allevamenti è a posto, ma qualche dubbio resta. Da gennaio 2018 il ministro dell’ambiente e della tutela del territorio Sergio Costa promette di fissare i limiti a zero Pfas, con riferimento all’Unione Europea, dice che la questione è una priorità, che non si deve perdere nemmeno un giorno. E sono passati quasi due anni».

Sangue contaminato

Dagli screening risulta che i valori nel sangue, per tanti cittadini, sono davvero alti. «Mia figlia, 17 anni, ha 100 nanogrammi. Io 60, come mio figlio. I perfluori tra l’altro hanno un tempo di dimezzamento molto lungo. Forse a 60 anni mia figlia non ne avrà più, se non ne assumerà ancora. Su questo però non abbiamo indicazioni. Stanno facendo un piano di sorveglianza prendendo in carico solo i pazienti, cioè chi ha già delle patologie correlate, tipo colesterolo alto, tiroide sballata. E gli altri? E se una mamma volesse avere un figlio e non è ancora stata sottoposta allo screening? Penso alle persone fragili, ad anziani e bambini al di sotto dei 9 anni. C’era una delibera regionale, 661 del maggio 2016, che doveva cercare il nesso tra causa ed effetto con uno studio epidemiologico, mai partito. Adesso ti prendono in carico, ti fanno gli esami del sangue, ti dicono che hai i pfas e poi? Io sono preoccupata per i miei figli, per i miei nipoti». «Io ho 61 anni, vivo a Brendola, zona rossa, ma non ho ancora ricevuto l’invito per lo screening – dice Dario Muraro, un papà fra le Mamme No Pfas – ormai si sa che la contaminazione nel sangue è generalizzata, l’80% delle persone ha valori spaventosi. Ma chi non è stato sottoposto agli esami vive in una sorta di purgatorio, cambia la dieta, cerca di limitare tutto ciò che potrebbe contribuire alla contaminazione, di certo non vive sereno e tranquillo. Ammalarsi è tra l’altro sempre un fatto statistico, ma la questione è molto soggettiva: io posso avere 50 nanogrammi ma una costituzione e un metabolismo che non mi consentono di averne neanche un grammo. Ci è stato detto spesso che è lo scotto da pagare per aver vissuto per anni nelle comodità: non esiste. Gli agi possono esserci lo stesso nella salvaguardia dell’ambiente».

La bonifica spetta alla Regione

«È il sistema che è sbagliato – ribatte la Piccoli – devono cambiare le leggi, altrimenti la risposta è sempre la stessa: queste sostanze non sono normate e quindi posso fare quello che voglio. Le istituzioni si stanno muovendo troppo a rilento. Dovrebbero fare molto di più. Dovrebbero controllare tutte le aziende considerate a rischio. Non vogliamo risolvere la questione Miteni e tra 10 anni trovarci un altro problema. A Trissino hanno compromesso la seconda falda acquifera più grande d’Europa. Anche la battaglia legale è importante. Non vogliamo che se inquini paghi, ma che inquinare sia vietato altrimenti si va in galera». «In questo caso l’abbandono delle istituzioni pubbliche è avvenuto prima – riprende Dario Muraro – adesso sono tutti bravi a correre ai ripari. Più approfondiamo il problema dal punto di vista ambientale più ci rendiamo conto di essere abbandonati. Soprattutto nel rimpallo delle responsabilità per la bonifica. Chiediamo che la faccia l’amministrazione pubblica. Bisogna avere il coraggio di riparare il danno, anche se è stato provocato da terzi. Nel decreto legislativo del 2006, testo unico ambientale, le premesse e le finalità sono chiare: non si deve inquinare, inutile dire adesso che mancano i limiti, non si doveva sversare».

Esperti in materia

Ormai mamme e papà sono dovuti diventare esperti in materia: «Qui parliamo di genitori che si sono addentrati in scienze che non conoscevano, medicina, chimica e geologia. Mamme che si sono messe a studiare gli aspetti della catena lunga e corta di carbonio, ma quando mai si parla di queste cose in casa? Facciamo 3/4 riunioni a settimana, ci sono manifestazioni da organizzare, abbiamo fatto intere giornate di studio su questo. Il sabato mattina ci si trova a ripassare le normative sulla bonifica. Cosa dovremmo fare di fronte ad un figlio con la colite ulcerosa? Perché questa è una delle conseguenze di questo inquinamento, come la tiroide o l’infertilità. Quando faccio l’elenco delle patologie possibili mi vengono i brividi».