Disastro del Vajont, 56 anni fa l’onda che provocò più di 2000 morti

Il 9 ottobre 1963 alle ore 22.39 la vita delle comunità vicine alla diga del Vajont venne segnata per sempre da uno dei più grandi disastri ambientali mai avvenuti in Italia. Una frana si staccò da monte Toc precipitando sul lago artificiale e provocando un’ondata che seminò morte e desolazione. Si stima che ci siano state circa 2000 vittime (dopo 56 anni non è ancora stato possibile quantificare con precisione quanti morti ci siano stati, ndr). Ora Longarone ed i paesi colpiti sono stati ricostruiti.

La storia

La massa che si staccò da monte Toc misurò oltre 270 milioni di metri cubi di rocce e detriti che furono trasportati a valle in un attimo, accompagnati da un’enorme boato. Tutta la costa del Toc, larga quasi tre chilometri, costituita da boschi, campi coltivati ed abitazioni, affondò nel bacino sottostante, provocando una gran scossa di terremoto. Il lago sembrò sparire, e al suo posto comparve una enorme nuvola bianca, una massa d’acqua dinamica alta più di 100 metri, contenente massi dal peso di diverse tonnellate. La forza d’urto della massa franata creò due ondate. L’abitato di Erto fu risparmiato per pochi metri ma purtroppo le frazioni lungo le rive del lago, quali Frasègn, Le Spesse, Cristo, Pineda, Ceva, Prada, Marzana e San Martino, furono spazzate via. Tra un crescendo di rumori e sensazioni, le persone si resero conto di ciò che stava per accadere, ma non poterono più scappare. Altre frazioni del circondario furono distrutte, totalmente o parzialmente: Rivalta, Pirago, Faè e Villanova nel comune di Longarone, Codissago nel comune di Castellavazzo. A Pirago restò miracolosamente in piedi solo il campanile della chiesa; la villa Malcolm venne spazzata via con le sue segherie.

La vicenda giudiziaria

Il processo venne celebrato nelle sue tre fasi dal 25 novembre 1968 al 25 marzo 1971 e si concluse con il riconoscimento di responsabilità penale per la previdibilità di inondazione e di frana e per gli omicidi colposi plurimi. Il 15 febbraio 1997 il Tribunale Civile e Penale di Belluno ha condannato la Montedison a risarcire i danni subiti dal comune di Longarone per un ammontare di lire 55.645.758.500, comprensive dei danni patrimoniali, extra-patrimoniali e morali, oltre a lire 526.546.800 per spese di liti ed onorari e lire 160.325.530 per altre spese. Il tribunale ha anche condannato ENEL a risarcire i danni subiti al comune di Erto-Casso e del neonato comune di Vajont che sono stati quantificati in lire 480.990.500 per beni patrimoniali e demaniali perduti; lire 500.000.000 per danno patrimoniale conseguente alla perdita parziale della popolazione e conseguenti attività; lire 500.000.000 per danno ambientale ed ecologico. La rivalutazione delle cifre hanno raggiunto il valore di circa 22 miliardi di lire. Sono stati tre gli errori umani commessi: l’aver costruito la diga in una valle non idonea sotto il profilo geologico; l’aver innalzato la quota del lago artificiale oltre i margini di sicurezza; il non aver dato l’allarme la sera del 9 ottobre per attivare l’evacuazione in massa delle popolazioni residenti nelle zone a rischio di inondazione.

(ph: http://ural.space/le-vajont.html)