Processo BPVi, parlano gli “uomini del presidente”

Dalle testimonianze di ex dirigenti e dipendenti, Zonin emerge come un “padre-padrone”

Prosegue la passerella dei testimoni nel maxi processo Popolare di Vicenza e, come riferisce Benedetta Centin, nel Corriere del Veneto di oggi, mercoledì, la figura di Zonin si staglia come quella di un «il padre-padrone» della banca, quello «senza il cui consenso non si muoveva foglia». Un presidente «che sollecitava in ogni utile occasione la vendita delle azioni Bpvi».

Ieri, martedì, sono stati ascoltati l’ex dirigente Filiberto Romio, e Nicola Ferrero, che era alla direzione del personale. Il primo ha tracciato un quadro molto chiaro sul ruolo di Gianni Zonin e del braccio destro Samuele Sorato, quali persone estremamente attente e determinanti nell’agire della banca nei confronti dei soci e nel dettare puntualmente le azioni strategiche, ad esempio con lo svuotamento del fondo in Lussemburgo.

Altrettanto miliare fu la presa di posizione nei confronti della conciliazione con un dipendente dimissionario, raccontata da Ferrero: «Avevamo vinto ma Cauduro (ndr: Adriano, ex vice presidente) mi chiese di chiudere in tempi stretti con una transazione tombale, che definisse anche le rivendicazioni sulle operazioni baciate».