Lorenzoni gioca col fuoco. Ma rischia di bruciarsi

Il vicesindaco di Padova inizia la campagna di promozione di una Coalizione Civica 2.0 per le regionali in Veneto. Utilizzando la città come laboratorio. Ma gli alleati non ci stanno

Le braci che covano sotto la cenere della maggioranza di centrosinistra che sostiene il sindaco di Padova Sergio Giordani tornano ad essere di un fuoco vivo. Grazie a chi? Ma grazie al vicesindaco Arturo Lorenzoni e al movimento di sinistra che lo sostiene, Coalizione Civica. Il professore civico prestato alla politica, grazie ad un’iniziativa promossa dall’Università di Padova dove si presenta il libro “il Racconto dell’Ancella” di Margaret Atwood, trae ispirazione per criticare il controllo di vicinato, una delle iniziative in cui la componente moderata giordaniana ha creduto e voluto fermamente.

Le reazioni di quest’ultima sono arrivate a stretto giro di posta ed hanno costretto Lorenzoni a fare rettificare in parte, riducendo il proprio pensiero ad una riflessione fatta, per così dire, a voce alta. Non è dato sapere se la retromarcia sia bastata a placare i nervosismi, soprattutto perché non è la prima volta che Lorenzoni stesso punta il dito, cercando di indebolire o di minimizzare progetti e/o misure che riguardano il gruppo Giordani e, come nelle precedenti occasioni, non è la prima volta che preso dai consueti dubbi cerca di tornare sui propri passi.

Non è da meno Coalizione Civica: con un post sibillino, gratifica il lavoro svolto dalla propria commissione cultura e punzecchia l’assessore Andrea Colasio, a cui viene data la carota per le grandi iniziative come la Fiera delle Parole, ma anche una bella bastonata sugli interventi strutturali riguardanti le biblioteche civiche. Queste due uscite estemporanee e così vicine sembrano quasi due indizi e non ne servono molti altri a formulare una prova: il silenzio sullo sgombero del Gramigna che occupava l’ex stabilimento Vescovi e l’intervista di Lorenzoni apparsa sui maggiori quotidiani locali, incentrata sulla sfida a Zaia per le regionali della prossima primavera.

L’obiettivo di Lorenzoni e giocoforza quello di Coalizione Civica non è tanto cercare di sconfiggere il governatore, che ha la strada spianata per il terzo mandato, ma quello di avere e ritrovare una visibilità politica, che in questi due anni si è offuscata proprio per colpa di quell’estremismo di sinistra, che ha suscitato non poche perplessità nell’elettorato arancione. L’idea è dunque di presentare una Coalizione Civica 2.0, con il fine di creare un soggetto di sinistra per le elezioni regionali, puntando a relegare il Pd a ruolo di controfigura (per ironia della sorta, progetto scritto anche da esponenti usciti dal Pd, fervidi sostenitori del mondo lorenzoniano).

Per quanto ambizioso e anzi forse proprio per questo, questo piano non è privo d’insidie, soprattutto perché non tiene conto della grande incognita rappresentata dal consenso elettorale: sarà molto difficile, infatti, che gli elettori patavini dimentichino e confermino in maniera massiccia la fiducia a Lorenzoni, dopo aver assistito ad un operato molto al di sotto delle aspettative. Più in generale, sarà ancora più arduo fermare l’onda leghista e convincere i votanti delle altre province, anche solamente con la strategia comunicativa di due anni fa. Perché di nuovo, in realtà, c’è ben poco.

Al di là della corsa elettorale, Lorenzoni ed i suoi stanno giocando con il fuoco: continuando a stuzzicare i propri alleati, non manca molto che gli stessi perdano la pazienza e lascino che sia lui a prendere l’ultimo cerino delle regionali, trasformandolo in un referendum su lui stesso. Se il responso delle urne dovesse rivelarsi un flop, la doccia gelata spegnerebbe il cerino, così come ogni ambizione di Lorenzoni e del suo movimento. In quest’ottica, gli alleati non perderebbero un secondo per rifarsi di tutti i bocconi amari digeriti. E a quel punto sarebbe inevitabile un riassetto all’interno della maggioranza.

(ph Imagoeconomica)