“Dal rosso al blu” a Montecchio: la misurata inquietudine di Mattera

Il pittore ischitano scomparso nel 2005 in mostra alla Galleria Civica dal 12 ottobre

La Galleria Civica di Montecchio Maggiore riapre il 12 ottobre con una retrospettiva, “Dal rosso al blu“, dedicata al pittore ischitano Gabriele Mattera, scomparso nel 2005. A distanza di più d’un decennio dalla duplice mostra allestita a Palazzo Pretorio di Cittadella e al Centro Culturale Gaetano Marzotto di Valdagno, Giuliano Menato riprende e approfondisce la lettura critica dell’opera di un artista singolare, con l’esposizione di un congruo numero di tele scelte tra quante costituiscono i cicli conclusivi della sua attività, “Gli uomini in rosso” e “Gli uomini in blu”. Gabriele Mattera nasce nel 1929 ad Ischia, nel Castello Aragonese, dove trascorre l’intera vita. “L’artista del Castello” rimane tenacemente un isolano, malgrado le numerose mostre che lo faranno conoscere e apprezzare non soltanto in Italia. I suoi esordi nella pittura risalgono al 1950. Ha vent’anni, è un autodidatta di gran carattere impegnato ad acquisire più tecniche, dall’incisione all’acquerello, alla prediletta pittura ad olio: i primi soggetti sono tradizionali, paesaggi, nature morte, nudi femminili.

Il ciclo dei Pescatori segna il passaggio all’arte degli anni maturi, contrassegnata dalla suddivisione in cicli tematici di cui la figura è protagonista assoluta. E’ la prima tappa d’un cammino d’immagini nel quale la riflessione sulla realtà si accompagna a richiami memoriali, concorrendo a dar forma visiva ad una speciale umanità insieme schiva e solenne. Nel tempo però, nelle raccolte intitolate a precise scelte cromatiche, gli uomini in giallo, in verde, in viola, l’iniziale impianto naturalistico si va modificando, la costruzione dell’immagine si libera via via da vincoli mimetici e le figure assumono connotazioni imprecise, per divenire infine lo specchio di visioni interiori, rese come apparizioni in continua dissolvenza.

La nuova esposizione documenta momenti particolarmente significativi di un iter pittorico dalle molte implicazioni culturali e sentimentali, cadenzato dalla mutevole ricchezza di un colore che in Mattera non è soltanto strumento espressivo, ma anche sostanza generativa di valori esistenziali. Negli uomini in rosso è leggibile la sintesi di un’alterità umana profondamente interiorizzata. L’artista restituisce sulla tela un’umanità fattasi incorporea, metamorfizzata in una teoria di presenze pervase di silenzio. Abbozza così sulla brillantezza cromatica dei fondi figure inconsistenti simili ad ombre appena percettibili, o tracce di volti fatiscenti dallo guardo vacuo, struggenti ritratti che il pennello cristallizza in trasparenza.

Gli uomini in blu sono enigmatiche parvenze corporee fluttuanti nelle profondità di uno spazio oscuro fuori dal tempo. Sul fondo di colore cupo rare pennellate candide lumeggiano sommariamente l’impossibile fisicità di immagini spettrali, le enormi mani scarnificate, le teste prive di volto. E’ questa una pittura estrema carica di inquietudini, che tuttavia l’artista governa senza cadute emotive, declinando nei modi di un’arte priva di enfasi l’amara consapevolezza della ragione. Al di là delle suggestioni provocate da una prima lettura colpisce infatti nei suoi dipinti l’essenzialità del linguaggio. Decantato l’influsso di artisti che pur hanno toccato la sua sensibilità e l’immaginazione, Mattera elabora una sintassi dalla quale non emergono angoscia e ribellione, quanto invece un’accorta misura di sé e del proprio rapporto con la realtà, il mondo e il tempo. La nutrita raccolta di tele in mostra a Montecchio Maggiore evidenzia al meglio forma e contenuti della pittura dei suoi ultimi cicli, attraverso un allestimento che riflette ritmicamente le peculiarità che di opera in opera ne illustrano l’evoluzione.