Nuova Arena, lo stadio alla messicana ennesimo flop alla veronese

Hellas e Chievo non avranno la proprietà dell’impianto. Il quartiere sarà sconvolto. Il tutto nella noncuranza generale

Ci mancava solo il progetto di un nuovo stadio, quella «Nuova Arena», che la Giunta veronese vorrebbe far costruire a un Consorzio di imprese guidato dal messicano Cesar Esparza Octavio Portillo, «Messico e Nuvole» tanto per ricordare Jannacci. Per carità, non che l’attuale stadio Bentegodi non sia in effetti vecchiotto e malmesso. Ma il fatto è che i problemi infrastrutturali di Verona sono così numerosi e così da lungo irrisolti (traffico cittadino sopra tutto, contenitori storici inutilizzati, tunnel e infrastrutture di rete, interventi urbanistici senza visione d’insieme) che certamente sarebbe stato meglio dedicarsi e risolvere qualcuno di quelli, piuttosto che aprirne di nuovi, sostanzialmente inutili e nebulosi (appunto).

Ed è triste vedere che dietro la volontà d’acciaio del sindaco Federico Sboarina (in foto), appoggiato dalla Lega, di aprire questi nuovi fronti invece di chiudere quelli vecchi, non abbiamo intravisto uno straccio di idea urbanistica, ma solo una volontà deliberata e sistematica, anche se ben nascosta con varie motivazioni, a non affrontare i veri problemi della città, condita probabilmente con un certo spirito ludico, da aperitivo tra amici o da partita di calcetto, scambiato per programma politico. In aggiunta, se probabilmente manca, o almeno fino ad ora non ci è stato dato di vederla, qualsiasi visione politica retrostante e indispensabile a un progetto così impattante, di sicuro non riusciamo a coglierne la ragione economica. Ammesso (e non concesso) che il consorzio che si è proposto di realizzare la «Nuova Arena» abbia i mezzi economici, la voglia e le capacità per portare a termine il progetto come illustrato, restano altre questioni insolute, che ne consiglierebbero l’abbandono.

In primo luogo, è chiaro che uno stadio, per definizione, dovrebbe servire alle squadre di calcio che appunto praticano il football professionistico, possibilmente ai massimi livelli. Peccato che sia l’Hellas Verona come il Chievo Verona, al momento navighino in cattive acque finanziarie, di natura differente, e siano ambedue bisognose di liquidità, di beni da poter iscrivere nella colonna degli attivi. E dello stadio nuovo dei messicani non sanno che farsene. Guarda caso proprio nel pagamento dei canoni di affitto pregressi dello stadio attuale sia l’Hellas che il Chievo sono in grave ritardo. Avrebbero sì bisogno di uno stadio, ma di loro esclusiva proprietà, perché possa divenire una fonte di entrate e perché possa rafforzare la struttura patrimoniale delle società. Difatti in tutta Italia, anche se con grave ritardo, ormai tutte le società calcistiche hanno intrapreso la strada delle ricapitalizzazioni, in vista di investimenti infrastrutturali, in particolare quello degli stadi di proprietà (Juventus, Inter, Milan, Fiorentina, Roma, Atalanta etc.). Insomma, l’andazzo, ma più che altro la necessità del momento, è quella di possedere stadi propri, non impianti di altri – comunali o privati non importa – ai quali pagare affitti insostenibili.

E la «Nuova Arena», benché frutto di un project financing di società private, sostenuto anche economicamente dal Comune, non sarà mai di piena proprietà di Hellas e Chievo, a meno che non gli venga graziosamente regalato, oppure che qualcuna delle società guidate dal messicano non intenda a breve acquisire la proprietà anche delle società calcistiche veronesi. Difficile quindi spiegare la realizzazione di un progetto in grado di sconvolgere per molti anni la vita di un quartiere, quale è appunto quello dello Stadio, con già molti altri problemi insoluti; senza che ci sia una visione urbanistica sottostante che dia ragione al sacrificio in vista di miglioramenti generali e in presenza della totale assenza di una ragione economica collettiva (eppure il consiglio comunale è riuscito a deliberare il «pubblico interesse» del progetto!).

Insomma, se non fosse ingeneroso, dovremmo dire un altro progetto “alla veronese”, nato male e condotto peggio, che difficilmente verrà concluso, ma che sicuramente andrà a fare compagnia agli altri “campioni”: ai tunnel, ai tram, agli investimenti immobiliari di Cariverona, all’aeroporto, alla Fondazione Arena, alle banche, insomma a quella brutta aria e a quegli avvenimenti che da un po’ di anni stanno portando Verona verso un declino immeritato e ingiustificato. Ma ben radicato e voluto dalla modestia della sua classe dirigente e dalla noncuranza dei suoi cittadini.

(Ph. Facebook – Federico Sboarina)