Finalmente le mostre a Vicenza. Ma si può fare di più

La città del Palladio è stata in questi mesi una bella addormentata. Tante le mancanze. A cominciare da una chiara linea di politica culturale

C’è viva attesa per la mostra “Ritratto di donna. Il sogno degli Anni Venti e lo sguardo di Ubaldo Oppi” che il 6 dicembre inaugurerà la prima delle tre grandi mostre progettate per dare visibilità culturale e incremento turistico alla città del Palladio, la quale non ha saputo fino a questo momento dare adeguata valorizzazione al suo ineguagliabile patrimonio storico-artistico. Troppo a lungo, nei mesi scorsi, la città è apparsa una bella addormentata, non sono valse a tenerla desta iniziative di routine, promosse dalle istituzioni cittadine per far capire che esistono.

L’esperienza gestionale maturata dal Teatro Comunale contribuirà senz’altro a dare maggiore visibilità alle manifestazioni del Teatro Olimpico, del Museo Civico, della Basilica Palladiana, del Palladio Museum, ora che si è stretta una santa alleanza tra Comune, Accademia Olimpica, CISA. Ma certi problemi non si potranno risolvere, date le carenze strutturali delle sedi storiche in cui queste istituzioni operano, che non consentono interventi risolutori.

Chi, anche nella presente stagione di spettacoli classici al Teatro Olimpico – questo succede in occasione di ogni evento – si è presentato al botteghino del monumento palladiano per acquistare un biglietto, ha potuto constatare l’assoluta inospitalità del vano di ingresso, che costringe a penose attese anche fuori della porta. Pensiamo alla caduta di immagine sul malcapitato turista che varca la soglia per la prima volta!

E che dire dell’accoglienza presso un tavolino oppure dei servizi inesistenti al Museo Civico di Palazzo Chiericati, dove da data immemorabile non vengono espose opere qualificanti, ridotto a un cantiere infinito, e che neanche in futuro potrà esibire le collezioni confinate nei depositi ? Quali altre proposte farà Vicenza nei lunghi intervalli tra le tre grandi mostre, quando si sarà spento il clamore pubblicitario? Una città come la nostra, ad alta vocazione culturale, dovrebbe fare in modo che altri eventi, dopo quelli di maggior prestigio, garantiscano la continuità dell’offerta culturale. Succede, invece, che isolati richiami, privi di attrattiva, non determinino la svolta decisiva per attirare il turismo.

Si pensi agli spettacoli classici al Teatro Olimpico, dove in ogni stagione si adotta una linea diversa, in assenza di un disegno progettuale di ampio respiro, che non si basi, come quest’anno, su uno slogan senza costrutto. Purtroppo, non c’è una critica coraggiosa che metta il dito sulla piaga, capace di giudicare, con le caratteristiche del singolo spettacolo, lo spessore di un’intera stagione.

Non si può dire, tuttavia, che a Vicenza manchino occasioni di intrattenimento. Ma gli appuntamenti si accavallano, sono fissati senza una programmazione e un criterio di valutazione. Tutto accade per deludere le migliori aspettative. È presto per giudicare la politica culturale dell’amministrazione comunale in carica, ma è chiara la differenza dalla precedente, il cui attivismo, ossessionato dai numeri, non ha portato molto lontano, ha lasciato ben poco in eredità.

Si sapeva, per lo meno, che qualcuno teneva in pugno lo scettro, e, se sbagliava, si assumeva la responsabilità. Oggi, invece, si ha l’impressione che la gestione della cultura sia demandata a chi, autorevole nella sua materia e valido consulente, non possa sostituirsi all’autorità politica, che ha il compito di dettare le linee guida e di operare una sintesi dei problemi, in conformità al mandato ricevuto, per essere giudicato dai cittadini elettori.

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