Regionali 2020, Fracasso (Pd) candidato governatore? «Io ci sono»

Il capogruppo in consiglio regionale: «Correre senza il simbolo del partito? No. L’alleanza coi M5S è possibile, dipende da loro». E rispetto al 2015 «ora dobbiamo partire da un’idea di Veneto»

«Prima di tutto c’è il tema del lavoro, prima dell’ambiente, prima di Greta. E comunque non si può misurare tutto sul consenso immediato, se ci accodiamo a questo abbiamo già perso». Stefano Fracasso, già sindaco di Arzignano, capogruppo del Pd in Regione Veneto da tre anni, naturalmente parla delle elezioni regionali del 2020. Non nascondendo gli errori del passato: «in alcuni momenti il Pd è sembrato sicuramente essere lontano dalle sofferenze, dai problemi, dalla quotidianità del ceto medio» e analizzando «l’idea Pd» in vista del prossimo anno, sottolinea: «Dobbiamo capire in primis qual è la nostra idea di Veneto, l’alternativa a Zaia deve essere un’alternativa di progetto. Il governatore è forte del 50% conquistato dalla Lega alle europee e parte da una solida base di consenso. Come si batte? C’è una questione profonda che riguarda il rapporto della società del Nord con lo Stato e che coinvolge anche alcuni tratti culturali. Il tema è la partecipazione ad un sentire comune: ci si riavvicina alla gente e ai suoi bisogni mettendo al centro la questione del lavoro. Un esempio concreto: c’è il contratto metalmeccanici in discussione e coinvolge 160mila lavoratori nella nostra regione, qui si gioca molto della capacità di ridistribuire la ricchezza attraverso il lavoro».

Priorità per il Pd

I temi forti per Fracasso sono una manciata: «Il Veneto deve uscire dalla crisi ambientale dei blocchi di traffico, dei pfas, del dissesto idrogeologico, del consumo di suolo. Pd paladino dell’ambiente? Non solo. Ci sono questioni all’ordine del giorno come ridisegnare il sistema sanitario e dare risposte ai cittadini. E poi c’è il tema del sistema produttivo del Veneto che deve prepararsi alle grandi trasformazioni che sono il digitale e la transazione energetica e in questo deve essere accompagnato dalla Regione. Pensiamo all’auto elettrica, a cosa sconvolgerà per i nostri artigiani, le autofficine e tutta la filiera automotive che lavora dal Veneto per le grandi case automobilistiche. Penso anche agli investimenti». Parlare di “casa di Greta”, come ha fatto Fracasso di recente, sembra però più una boutade per cavalcare il momento. «Casa di Greta sembra una battuta ma vuol dire trasformazione energetica quindi lavoro per imprenditori edili, termoidraulici. In questo quadro per essere vicini ai veneti dobbiamo parlare di tasse? Ma la politica fiscale la fa il governo con la finanziaria. Oppure dobbiamo parlare di tiramisù?»

«Zaia, tardo democristiano»

Sull’ampio consenso di cui gode Zaia, l’esponente Pd lo spiega così: «E’ l’erede della Dc, un tardo democristiano come lo definisco io. E in una regione che è stata la culla della Dc non mi sorprende che raggiunga questo consenso. Ma allora perché in questo Veneto i giovani scappano, perché i nostri ospedali sono senza medici, e le famiglie si pagano la retta nelle case di riposo? Per gli anziani non autosufficienti è al limite dello scandaloso. E perché non abbiamo un biglietto unico per i mezzi pubblici come Emilia e Lombardia, sul trasporto siamo fermi a 10 anni fa? Zaia fa la sua politica, ma non ci sono questioni importanti collettive che riguardano i cittadini, che aspettano risposte. Il governatore ha fallito soprattutto sulla riforma sanitaria: aveva promesso l’azienda zero, grandi risparmi e tanti servizi che non abbiamo visto».

Pd con il simbolo

Negli ultimi giorni il suo partito è attraversato da un dibattito interno su come presentarsi alle regionali della prossima primavera: secondo il parlamentare veronese Gianni Del Moro, non con il proprio simbolo, ma schermandosi dietor una mega-civica di centrosinistra. Fracasso non è d’accordo: «Il Pd se vuole avere ancora un senso deve starci e deve assumere il ruolo di regia nell’avvicinarsi del 2020. Le regionali sono più politiche che amministrative e in questo quadro il Pd non deve avere paura di presentarsi». Sull’alleanza possibile con il M5S (che comunque pare non essere interessato, qui in Veneto), la sua linea è aperturista: «E’ possibile, le nostre aperture ci sono state a livello nazionale e veneto, però gli accordi si fanno in due. Da parte nostra nessuna preclusione, il confronto va portato sul progetto. Prima quello, poi le eventuali alleanze e quindi il candidato». Ecco, il candidato sfidante di Zaia: in cima alla lista dei papabili c’è proprio lui, Fracasso. «Io sono a disposizione del Pd come altri. Vedremo se si faranno le primarie, non è detto, non c’è ancora una scelta in questa direzione. Il percorso è lungo, ma abbiamo bisogno di accelerare. Cinque anni fa abbiamo commesso l’errore di fare una campagna flash, invece abbiamo bisogno di costruire un coinvolgimento capillare e per questo serve tempo. E poi ci vogliono alleati veri: nel 2015 le civiche in realtà non erano espressione del mondo civico veneto. Considerando il contesto politico, essere al governo nel 2020 effettivamente potrebbe essere di aiuto, se cambia il clima politico nazionale cambiano anche le condizioni della competizione in Veneto».