Ma chi governa a Vicenza, il Joker?

Sotto la coltre di sonnifero, la (ex?) sacrestia d’Italia è in preda al caos. Guida per capirci qualcosa. E riderci sopra amaro

A Vicenza regna il caos. Non c’è un indirizzo politico chiaro da parte dell’amministrazione di centrodestra, e l’opposizione solo da adesso in poi (sic) sta seriamente preparandosi per avvicendarsi a Palazzo Trissino nel caso, non improbabile, che il sindaco Francesco Rucco cada. La maggioranza è divisa; gli assessori, quando battono un colpo, procedono in ordine sparso; i rimpasti di giunta si moltiplicano, dando l’impressione all’esterno di procedere a casaccio; le opere realizzate in un anno e mezzo si contano sulle dita di una mano; e come al solito e come sempre, l’atmosfera generale della ex (ex?) sacrestia d’Italia sembra sotto overdose di Xanax.

I sindaci sono più d’uno, in realtà. C’è quello ufficiale, Francesco Rucco, che ci prova a fare il sindaco, ma con risultati finora deludenti. Nel volgere di pochi mesi ha messo mano all’organigramma dell’esecutivo cittadino ben due volte, in una girandola di deleghe che ha visto, all’ultimo passaggio, buttare fuori il discusso ma popolare Claudio Cicero e dare un semplice contentino a Sergio Berlato (Fratelli d’Italia) intronizzando il suo Mattia Ierardi alle infrastrutture. Ma non anche, e soprattutto, alla mobilità, che era il referato principale di Cicero e che invece è passato, come una semplice figurina di gioco, al già gonfiato assessore allo sport e ai lavori pubblici (altro ruolo strappato allo scarnificato Cicero a giugno), il commissario provinciale della Lega Matteo Celebron. Forse non è chiaro a tutti, ma da quest’ultimo cambio in squadra il vero vincitore non è Fratelli d’Italia, che rimane scornata nelle sue mire sulla succulenta sicurezza (il consigliere berlatiano Nicolò Naclerio aspetta ancora invano), ma il Carroccio della fazione di Roberto Ciambetti (che Rucco ha ornato della misteriosa delega alla “sicurezza urbana partecipata”), Nicola Finco (capogruppo in Regione) e appunto Celebron, che della cordata è l’interfaccia in giunta, sindaco-ombra per conto Lega.

Strano che il partito di Berlato, campione anti-degrado, non faccia udire la sua voce ora che Vicenza è malamente finita su Striscia la Notizia per l’arcinoto e inestirpabile problema degli aggressivi spacciatori a Campo Marzo, il parco davanti alla stazione. Anche qua, Rucco non ha trovato di meglio che scaricare la palla rovente sul suo predecessore, Achille Variati, che oggi è sottosegretario agli Interni e dunque, effettivamente o almeno teoricamente, responsabile dell’ordine pubblico. Gli ha chiesto aiuto, in pratica arrendendosi all’evidenza: un sindaco non ha poteri d’interventi diretti sulla criminalità, foss’anche micro, perchè questo è compito esclusivo di Questura e Prefettura, cioè di Polizia e Governo. Ma questo vale per Rucco come valeva per Variati come varrà per qualsiasi sindaco futuro. Un’amministrazione può – e deve, o almeno dovrebbe – agire sulla fruizione dei luoghi, riempiendoli di vita o al limite, all’opposto, chiudendoli a certe ore. O anche un mix di tutt’e due. Invece, il nulla.

Smettiamola però di prenderci in giro: a tutti fa comodo che le droghe vengano smerciate in una zona ben delimitata. Fa comodo anzitutto ai clienti, che non sono Hyksos che cadono lì da qualche dimensione parallela, ma cittadini di Vicenza consumatori abituali. E fa comodo anche a chi dovrebbe stroncare il commercio di sostanze illegali, ma che in pratica si riduce a scopare il mare con il secchiello perchè le leggi e la macchina statale sul fronte clandestini – e solo in seconda battuta i magistrati o l’efficienza dei controlli – da un lato non consentono di tenere al gabbio spacciatori di piccolo calibro come fossero narcotrafficanti internazionali, e da un lato, se si tratta di immigrati senza regolare permesso o già con foglio di via, non hanno i mezzi finanziari o il placet dei paesi d’origine per effettuare i rimpatri.

Altro? Poco e niente. L’unica recente uscita degna di nota, puramente mediatica anche se pur sempre meglio del vuoto assoluto, è stato il sorprendente sbilanciarsi di Rucco sulla nuova futuribile Biblioteca Bertoliana, che ha promesso sarà la grande opera del suo mandato. Finalmente un annuncio a lungo termine. Peccato sia solo un annuncio perchè allo stato esistono soltanto plastici e modellini di progetti vari ed eventuali preparati da esperti, non siamo neanche allo studio di pre-fattibilità. Su problemi più impellenti, come le proteste contro il ritorno della auto in corso Fogazzaro o contro il nuovo supermercato a Ponte Alto, il sindaco lascia se la sbrighino gli assessori. I quali tuttavia se la sbrigano male o non se la sbrigano proprio: sulla viabilità in Corso Fogazzaro dovrebbe parlare Celebron, e invece parla Giovine (attività produttive); per rispondere alla rivolta a Ponte Alto l’assessore all’urbanistica, rimasto finora nell’ombra, non si è capito se ci è o ci fa. Nel frattempo, a proposito di ombre e segrete stanze, si muove nel dietro le quinte un altro pro-sindaco, Alberto Serafin, nominato e pagato come consulente dell’aggregazione fra Aim e la veronese Agsm e la cui azienda, Alquadrato, cura la comunicazione istituzionale della Provincia, presidente sempre Rucco. Serafin è di questi il consigliori. A quanto pare, un pessimo consigliori. Sullo sfondo, la fronda aperta del capogruppo leghista Andrea Pellizzari (pubblicamente contro il suo stesso partito su Corso Fogazzaro) e di Marco Zocca (che attacca platealmente il proprio, Forza Italia, e fa le pulci al sindaco). Piccolo capolavoro finale, sono stati accontentati i nemici (Bocciodromo) e scontentati gli amici (civiche di destra e gruppi di destra radicale) sul bando per lo spazio comunale ai Ferrovieri, che in campagna elettorale rodomontescamente si era promesso di togliere alla sinistra antagonista.

In questo casino, perdonerete lettori il francesismo, all’orizzonte si staglia il ghigno di Cicero, la “matta” fuori dal mazzo, che affila le armi preparando la vendetta. Scommettiamo farà più opposizione lui del centrosinistra, che a parte gli affondi quotidiani del cane sciolto Raffaele Colombara, soltanto ora sembra – sottolineato sembra – porsi sul serio la questione di elezioni comunali anticipate, data l’instabilità permanente del governo Rucco. Solo ora, dopo un’intervista al GdV di Giacomo Possamai, l’eterna promessa del Pd che pare aver preso un po’ di vigore giovanile facendo una fotografia realistica della situazione – la cui tempistica non è di certo casuale.

Animo, oppositori. Sul caso Striscia la Notizia, l’unico che ha usato parole sensate e profonde è stato il consigliere comunale possamaiano Sandro Pupillo, e meritano la citazione testuale: «Un’inchiesta giornalistica non si fa con megafono e bicicletta, ma con ricerche approfondite, documentazioni precise, studi e analisi delle tematiche accurate, testimonianze mirate ad informare e non a spettacolarizzare. Ovviamente con questo non giustifico in nessun modo gli atti di violenza fisica o verbale come non sono d’accordo con chi sostiene che i metodi di Brumotti siano utili a far emergere verità scomode – che altrimenti passerebbero sotto silenzio – e a tratteggiare l’inviato di “striscia” come una sorta di eroe che, francamente, non ci meritiamo. Brumotti non è un eroe dell’informazione, è solo un volgare comprimario di una fallimentare “guerra alla droga”, droga che certamente può rovinare la vita di tanta gente, ma che pensare si possa arginare solo con la repressione è pura fantasia». Pupillo, però, queste belle considerazioni le ha fatte su Facebook. E per quanto siano diventati importanti i social, la vita non solo è Facebook. Come non lo è la politica. Ma tanto, Rucco non c’è neppure lì. Si ride per non piangere. Joker was here.