«Il bando per l’impianto fanghi di Acque Chiampo? Una messinscena»

Mastrotto (presidente sezione concia Confindustria Vicenza): «la politica ad Arzignano ha paura»

«E’ difficile parlare con la politica, perchè non ci danno risposte. Spesso hanno paura di assumersi le responsabilità di scelte necessarie. Ma ambiente e depurazione per noi sono prioritari». Rino Mastrotto, presidente dell’omonimo gruppo conciario di Trissino, uno dei più grossi d’Italia, è vicepresidente dell’Unione nazionale industria conciaria e presidente della sezione concia di Confindustria Vicenza. In tempi di neo-ecologismo di massa, chiaro che metta subito le mani avanti sul fattore ambientale, per il quale il settore in cui opera è finito spesso sotto la lente per gli scarichi da smaltire. Quello veneto è un distretto industriale tra i più forti nel mondo: 8.550 addetti, 455 imprese e una produzione di 2.825,5 milioni di euro (dati di fine 2018). L’epicentro è ad Arzignano, dove la società pubblica Acque del Chiampo ha lanciato il bando europeo per un impianto di trattamento fanghi di cui si parla non da anni, ma da decenni. «In ritardo» constata Mastrotto. Che attacca gli amministratori locali: «Il bando è una messa in scena, l’ennesima. Io non ci credo. Avrebbero dovuto farlo prima, nel rispetto di tutti, ma nessuno ha voluto prendersi la responsabilità. Il Comune di Arzignano ha avuto paura. Perché quando era tutto pronto per il prototipo sperimentale, si sono resi conto che politicamente avrebbero potuto perdere consensi. Non rendendosi conto che così si sono presi una grossa responsabilità nei confronti degli industriali e dei dipendenti della aziende».

Trattamento fanghi

Acque del Chiampo e Medio Chiampo hanno scelto di non realizzare l’impianto trattamento fanghi nell’area del distretto locale. «Non discuto di questo, ma faccio una domanda: perché dovremmo portare i fanghi in Germania? Perché i tedeschi sono più bravi di noi? Non credo. E’ da anni che dico: prima di tutto deve nascere un progetto che rispetta l’ambiente, poi si costruirà dove va fatto. Ma dobbiamo essere garantiti come lo eravamo 10 anni fa (dopo gli accordi di programma, ndr): Stato e Regione ci hanno dato il permesso all’impianto, ma ripeto, è mancata la volontà politica locale. La concia però ha il dovere di diminuire sempre di più l’effetto inquinante: questo contribuirà ad agevolare l’impianto di depurazione e a diminuire l’impatto ambientale dei fanghi».  In Veneto, dopo il caso Pfas-Miteni, la sensibilità per l’inquinamento industriale è aumentata, o almeno così pare. E anche la concia è stata accusata di aver inquinato, specialmente in passato. Mastrotto ostenta ambientalismo: «Non siamo gli ultimi, ma vorrei che diventassimo i primi. All’ambiente io ci tengo, è la base di tutto. Errori del distretto? Forse abbiamo sbagliato a diventare troppo importanti. Personalmente però non mi sento di aver commesso errori, ho aziende che depurano in proprio, fuori dall’impianto. Ho sempre sentito questi problemi più di altri, perché li ho anche nel gruppo. In Svezia e in Brasile depuriamo perfettamente, si può fare».

Concia e governo

Ma il settore della concia oggi come sta? «Con tutto quello che sta succedendo, soffre meno di altri. E’ stato fatto un grande lavoro – continua Mastrotto – di qualità, di rispetto, per dare garanzie sufficienti al consumatore finale. Purtroppo le persone entrate in politica dovrebbero adoperarsi per il bene del paese. Da 15 anni discutiamo delle stesse cose ma nessuno ci dà uno spiraglio». C’è la questione fiscale in primo piano. «Non mi interessa il carico fiscale. Io parlo ancora di ambiente, in cui abbiamo bisogno delle istituzioni e della politica. Mi auguro che tutti, anche localmente, facciano una riflessione sugli ultimi 10 anni. Stiamo seminando incertezze, invece dovremo dare sicurezza per le aziende, per le persone, per i dipendenti e per i consumatori. Vorrei prima di lasciare i miei incarichi che ci fosse uno spiraglio per il settore concia, invidiato dal mondo intero». Ma l’inquinamento è il prezzo da pagare per il progresso? «Il progresso e lo sviluppo portano inquinamento se le istituzioni politiche non vedono certe cose. Nel settore concia per l’ambiente c’è molto molto da fare. Ma in questo dobbiamo essere poco ambiziosi e dimostrare che i problemi sappiamo risolverli».

In Toscana

Il gruppo Mastrotto ha investito anche nella realizzazione di un nuovo stabilimento a Santa Croce sull’Arno: «Mastrotto è “scappato” in Toscana perché qui non ha avuto garanzie per il futuro. Io ero contrario ma non sono andato in Toscana perché là posso fare quello che voglio, sia chiaro. Rilancio il grido di allarme: la politica deve incidere e lasciare il segno. E risolvere il problema della depurazione». Ma forse con il governo Pd-M5S potrebbe cambiare qualcosa. Lui non ci crede: «Non cambia niente che sia Lega, Pd o M5S. I governi durano troppo poco. Bisogna creare stabilità. Anche la Lega va avanti con le proprie idee. Quando si devono mettere d’accordo su qualcosa per il futuro ci vogliono anni e noi non possiamo aspettare questi tempi morti». Ma gli industriali, colpe non ne hanno neanche una? «Noi industriali dialoghiamo, cerchiamo di portare avanti le cose attraverso le istituzioni. Ma alla fine se come concia fossimo uniti con un’unica voce i problemi li risolveremmo. Da soli. Anche con la politica locale. E Stato e Regione ci darebbero una mano. Bisogna creare sinergia, essere tutti insieme»

Passaggio generazionale e… calcio

Al Rino Mastrotto Group, fatturato da oltre 300 milioni di euro, i figli Barbara e Matteo lavorano da tempo. «Abbiamo parlato insieme del passaggio generazionale e ho deciso che avvenisse attraverso un fondo di investimento, Nb Renaissance, a cui abbiamo ceduto il 70% del capitale. Questo sarà un vantaggio per loro. Nell’arco dei prossimi cinque anni la mia figura si allontanerà e Barbara e Matteo saranno i protagonisti». A volte il passaggio generazionale è difficile. «Io e i miei fratelli siamo partiti dal nulla, abbiamo fatto l’università in conceria. C’è un detto veneto: “tendeme o vendeme” che vale anche per questo. Se i giovani che prendono in mano le aziende lo fanno con passione avranno successo, altrimenti “vendeme”, appunto». Mastrotto ha anche investito nella L.R. Vicenza entrando in società con Renzo Rosso. Come mai? «Ad un certo punto un imprenditore può pensare di investire nello sport. L’ho sempre fatto, sono stato a lungo presidente del Calcio Trissino. Il calcio mi piace. La quota nel L.R. Vicenza è minima, mi hanno chiesto di dare una mano e l’ho fatto. Vado allo stadio. Vicenza merita almeno la B».