Nuova Pediatria a Padova, l’Europa ci invidierà? Ma anche no

Il vicesindaco Lorenzoni annuncia cambiamenti nel progetto. Che va a scapito del paesaggio storico-artistico



Il già tanto discusso progetto per l’edificio di nuova pediatria a Padova è sulle prima pagine da giorni. Tutto inizia con l’affermazione del nuovo soprintendente Vincenzo Tiné, che dichiara di aver «aperto un’istruttoria e che il dossier è al vaglio del Ministero» (Corriere del Veneto, sabato 19 ottobre 2019). Nella stessa intervista Tinè mette le mani avanti sostenendo che tale verifica non deriva dalle azioni delle associazioni che da mesi si battono contro il progetto, ma da una scelta autonoma. A detta sua, infatti, non sono state le uscite sui giornali, le lettere alla soprintendenza di Venezia, le richieste al ministero e il convegno svoltosi il 17 di settembre all’Ordine degli Architetti ad aver provocato questo intervento, ma una scrupolosa revisione di un progetto che, non ancora definitivo, il vice Pezzetta aveva approvato all’epoca della Conferenza dei Servizi.

Quale che sia il motivo dell’inaspettata decisione di rivedere la valutazione, la risposta è giunta veloce e ripetitiva da parte del vicesindaco del capoluogo patavino Arturo Lorenzoni: «A me sta molto a cuore la realizzazione del Parco delle Mura, quanto quella dell’ospedale per i bambini» (Gazzettino, domenica 20 ottobre 2019). In base ai suoi princìpi “ambientalisti”, Lorenzoni fa dipendere il Parco delle Mura dall’intervento in oggetto e precisa che l’impatto dell’edificio potrà essere contenuto usando «materiali ad hoc, come il vetro sulle facciate». Siamo davvero sicuri il vetro basti a far “scomparire” 31 metri di altezza per 71 di lunghezza?

Ma la vera risposta, e non di repertorio, accennata anche da Lorenzoni è esplicitata in modo completo dal direttore del Dipartimento della salute della donna e del bambino, Giorgio Perilongo: «La realizzazione della Pediatria è il primo tassello di un domino per realizzare il grande polo della sanità di Padova» (Mattino di Padova, lunedì 21 ottobre 2019). Perciò in barba alle fisime degli ambientalisti e ad una città percepita come “antica e polverosa”, Perilongo afferma che questo primo intervento sarà un modello «che l’Europa ci invidierà».

Ecco che improvvisamente si scopre che questo nuovo edificio, sempre descritto come essenziale, non risponde solo a un’emergenza, ma a una vera e propria strategia di rilancio del polo della sanità padovana nell’area del Giustinianeo – chissà con quale coerenza rispetto al progetto di Padova Est

E’ strano pensare che l’Europa ci invidierà non per il nostro sistema sanitario e i medici d’eccellenza, ma per una nuova costruzione che, a parere di molti, peggiora uno di quei paesaggi storico-artistici che rendono unico proprio il nostro Paese. Di più, sarebbe interessante spiegare a chi ci guarda quanto le scelte urbanistiche a Padova sono da decenni in mano all’Università, e non al governo cittadino.