Autonomisti di tutto il Veneto unitevi (contro Zaiashenko)

A due anni dal referendum nulla si muove. Il presidente del Veneto va verso un terzo mandato. Ancora nel segno dell’immobilismo

Due anni esatti sono passati dal referendum sull’autonomia senza che si siano visti progressi. Vari gruppi autonomisti trasversali stanno cercando di organizzarsi. Sono gli unici in grado di esprimere un presidente alternativo a Zaia se si coordinano davvero al di là delle diverse posizioni e ambizioni personali. Se non ci riusciranno, ma otterranno un buon risultato, per lo meno costringeranno uno stanco presidente al terzo mandato a fare i conti con una vera opposizione e trascinarlo suo malgrado verso l’autonomia che sarebbe un buon punto di partenza per la necessaria modernizzazione dell’invecchiato Veneto.

La preparazione alla campagna elettorale per le regionali venete del 2020 procede ancor più stanca e distratta del solito. Tutti si aspettano la vittoria senza ostacoli del presidente in carica che ormai somiglia sempre più all’immarcescibile Lukashenko, il leader bielorusso ininterrottamente al governo dal 1994. In effetti, Zaia non ha fatto nulla di male in questi anni, ma nemmeno nulla di bene. E poiché il meglio – dicono i conservatori pessimisti veneti – è il peggior nemico del bene, tutti si accontentano di una normale amministrazione e sono felici così. Compresa l’opposizione-amica del Pd.

Nei primi due mandati – preceduti da altri due come assessore e ministro, e prima ancora da presidente della Provincia di Treviso, cioè da un quarto di secolo – Zaia ha fatto l’amministratore passivo. Questa sua tipologia caratteriale e politica, storicamente radicata nell’anima veneta e per qualche verso ammirevole, è emersa ancora più evidente in questi anni in cui si parla, senza ottenerla, di autonomia. Per ottenerla sarebbe servito un vero amministratore che fosse al contempo un politico. Qualcuno che creasse sinergie, ampie alleanze, capace di imporsi dentro e fuori dal suo partito. Invece niente.

Nel prossimo mandato ci si aspetta che faccia ancora meno, come un impiegato logorato dalla routine, ma gratificato dagli scatti automatici di anzianità. Luka(shenko) Zaia, facendo il meno possibile, non dà nemmeno fastidio e per questo è amato da molti veneti che non si accorgono di invecchiare e regredire ormai da molto tempo. Quegli stessi veneti inventori del modello di sviluppo post-fordista studiato (un tempo ormai lontano) in tutto il mondo, oggi nell’insieme formano una società dimentica del passato e incapace di riconoscere il presente. Figurarsi se si peritano di pensare al futuro! La filosofia del governo regionale si riassume nel motto latino: mota quietare, quieta non movere.

Tra chi si accontenta e non osa nemmeno immaginare un’alternativa a Zaia, il Pd si distingue per un’entusiasta passione per l’indolenza: Oblomov sarebbe il leader più adeguato. D’altra parte, cosa potrebbe proporre di diverso un partito che rappresenta lo stesso identico immobilismo di Zaia? Anche sforzandosi – ma si guardano bene dal farlo – non riesce a immaginare qualche idea diversa. E se non la sa immaginare come potrebbe mai proporla? Quando la Regione indisse il referendum per l’autonomia, tutto quello che il Pd seppe fare, fu di contrastarlo. Naturalmente, facendo mille distinguo e senza elaborare una posizione univoca. Non si oppose all’autonomia per valori ideali per esempio sostenendo che lo Stato centralista era una benedizione divina. Per carità! Si limitò a dileggiare la consultazione popolare, invitando in qualche caso all’astensione, dicendo che era inutile e che l’autonomia sarebbe arrivata lo stesso.

E, come gli stolti furbastri di paese, si smarcò dalla consultazione solo “per non fare un favore a Zaia”. Così che questi si prese quasi tutti i meriti di un successo politico servitogli in un piatto d’argento. Quanto poi interessi a Zaia l’autonomia, lo dimostrano i fatti: nessun reale progresso è stato compiuto poiché la Lega s’è trasformata in un partito nazional-sovranista e Zaia non ha mai preso una posizione decisa in contrasto con il suo partito che è tutto fuorché veneto. D’altra parte, il coraggio uno non se lo può dare e se non l’ha avuto finora, nel futuro, invecchiando, ne avrà ancor meno.

(ph: Imagoeconomica)