Caso Maniero, quando l’ex boss diventa vittima

Il cronista Dianese, il massimo esperto di Maniero, indossa la toga di avvocato difensore. Ma non per l’ex compagna maltrattata

Felice Maniero, l’ex boss della mala del Brenta, è stato arrestato venerdì per maltrattamenti in famiglia, per effetto della nuova legge sul “codice rosso”. Prelevato dalla sua casa di Brescia dove risiede da anni sotto falso nome, è stato portato in carcere a Bergamo e ieri è stato ascoltato dal giudice per le indagini preliminari Maria Luisa Mazzola, la cui decisione è attesa a breve.

Il fatto ha certamente dell’eclatante, vista la caratura criminale ma anche mediatica del personaggio, e nel corso del weekend non c’è stata una testata giornalistica che non abbia dedicato un servizio, un approfondimento, un ritratto a colui che è noto alle cronache del ‘900 come “Faccia d’Angelo”.

Tra tutte le firme, spicca quella del giornalista del Gazzettino Maurizio Dianese. Classe ’65, “manierista” ante litteram, è stato il primo ad aver seguito, con il fiuto del cronista di razza, le imprese della mala del Brenta, scandagliandone i meandri più reconditi venendo a conoscenza dei fatti in prima persona, tanto da essere considerato come «il più autorevole esperto di fatti di malavita nel Nordest». Non solo: Dianese ha legato il suo nome ad altre inchieste miliari come quella sul Mose, sul petrolchimico di Marghera, sulle mafie a Venezia e sul Veneto nero legato alle stragi. Una decina di libri, di cui tre dedicati a Maniero & C,  che non possono mancare nella libreria degli addetti ai lavori e di chi desidera conoscere la storia recente del crimine della nostra regione.

All’indomani della pubblicazione della notizia dell’arresto, data da Il Giornale di Brescia, c’è ovviamente grande attesa per leggere dalle colonne del Gazzettino cosa scrive la massima autorità in materia. In un articolo del 19 ottobre dal titolo “Maniero, lacrime di un uomo fragile: «Non arrestatemi, per mia figlia»“, Dianese sembra quasi trasformarsi nell’avvocato difensore del personaggio oggetto di tante sue attenzioni, dipingendolo –  con grande partecipazione e, ovviamente, talento – come un uomo in profonda crisi.

Perché Maniero ha picchiato la compagna con cui sta da oltre 20 anni? Perché non è più sé stesso – dice il giornalista – perché lui era un assassino, uno spacciatore, un rapinatore ma le donne no, quelle non si toccano neanche con fiore. Dianese arriva perfino a smentire una sentenza dei primi anni ’80, quando un giovane Felix venne condannato a tre anni per stupro: «Lui ha sempre negato» scrive. E poi quelle lacrime, che hanno spezzato il cuore al cronista di vecchia data.

Non solo: nell’articolo comparso oggi, martedì 22 ottobre, Dianese rincara l’arringa difensiva: «Ecco la depressione, sempre più forte. Ecco gli attacchi di panico. Ecco la violenza, verbale più che altro». Secondo il giornalista, Manierosarebbe crollato perché è rimasto sul lastrico, derubato da parenti ed ex amici: Per questo ha picchiato la compagna, che, a detta del giornalista, pure già ne aveva passate tante al suo fianco. Ed ecco perché è scoppiato in lacrime.

Insomma, povero Felicetto. Alla compagna, che da luglio è stata trasferita in una comunità protetta, penserà forse qualche giornalista femminista; ma forse nemmeno quelle, visto che è stata lei a scegliersi il ruolo della “donna del boss”, quindi tanto vittima non è. Se la sarà cercata…

(Ph Raffaella Fanelli)