60 anni di Cisa: a quando il rilancio?

La sua funzione non si è esaurita ma la vivacità e il fermento del passato sì. Il Palladium Museum, poco visitato, va rivitalizzato

IL CISA – Centro Internazionale di studi di architettura Andrea Palladio ha festeggiato i sessant’anni di vita accogliendo in un’angusta stanzetta al piano terra di Palazzo Barbaran da Porto un discreto numero di persone, richiamate soprattutto dalla scoperta di una targa in memoria di Renato Cevese, il benemerito cittadino storico dell’arte, cofondatore del CISA, morto dieci anni fa. La circostanza è stata propizia per ascoltare l’intervento del professor Tomaso Montanari su “Arte, cultura, nazione: questione di identità e istituzioni”, tema molto caro allo studioso fiorentino, impegnato in coraggiose battaglie a difesa dell’identità culturale dell’arte italiana, che solo una recuperata coscienza civile, ispirata ai principi della nostra Costituzione, potrà recuperare.

Ascoltando il professor Montanari svolgere le sue stringenti argomentazioni davanti ad un pubblico composto, diverso da quello plaudente Vittorio Sgarbi – invitato a Vicenza a tenere lezioni magistrali davanti alla grande platea del Teatro Comunale e sul prestigioso palcoscenico del Teatro Olimpico –, mi è venuto di pensare a quanto siano cambiate in sessant’anni la società politica e la società culturale vicentine, da quando, nel settembre 1959, si inaugurava sulla scena palladiana il primo corso di architettura alla presenza di un pubblico internazionale. Diverso il pubblico, diversi gli attori, diversa la città. Posso testimoniarlo ben io, presente sia ieri sia oggi.

Giovane studente all’Università di Padova, ero accorso ad ascoltare la prolusione dello stimatissimo professor Rodolfo Pallucchini, presidente del Centro Palladiano, con il quale avrei discusso qualche anno dopo la tesi di laurea. Gli facevano corona alcune delle massime autorità nel campo degli studi architettonici: il francese André Chastel, l’inglese Antony Blunt, il tedesco Ludwig Heydenreich, l’italiano Bruno Zevi. Altri illustri palladianisti sarebbero stati chiamati in seguito a Vicenza: Rudolf Wittkover, James S. Ackermann, Wolfgang Lotz, Manfredo Tafuri. Guido Beltramini, attuale Direttore del CISA, ha scritto «che se Pallucchini fu l’architetto dell’ossatura scientifica del Centro Palladiano, così come Renato Cevese ne fu l’edificatore, i committenti furono le Istituzioni vicentine di allora: il Comune, la Provincia, la Camera di Commercio, l’Ente per il turismo di Boso Roi, gli Amici dei Monumenti di Cevese, la Biblioteca Bertoliana».

Va precisato che Pallucchini, docente di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Padova, seppe creare come nessun altro intorno a sé un’invidiabile scuola di giovani studiosi, valorizzando anche quelli più anziani che si erano formati con il suo predecessore Giuseppe Fiocco. Tutti insieme contribuirono a mantenere vivo e a dare prestigio al CISA. Si pensi ai Bollettini del CISA e alle monumentali monografie del Corpus Palladianum che portano le firme di Camillo Semenzato, Franco Barbieri, Licisco Magagnato, Lionello Puppi, Bordignon Favero e, naturalmente, Renato Cevese, divenuti, a loro volta, docenti universitari o direttori di musei. Erano destinati all’insegnamento universitario giovani allievi di Pallucchini come Adriano Mariuz, veri specialisti della loro materia, diversi dai venditori di chiacchiere elevati oggi a tale rango per meriti indistinti.

Residente a Montecchio Maggiore, ricordo il fermento e la vivacità degli incontri a Villa Cordellina Lombardi, prima sede del CISA, nelle cui foresterie venivano alloggiati i corsisti provenienti da ogni parte del mondo. Constatare lo spegnersi di quell’eccezionale slancio propulsivo, ricco di esperienze umane formative, assistere alla scomparsa di quei protagonisti della cultura e delle istituzioni, vedere il CISA disperdere preziose energie in campi che non sono i suoi, di mutua assistenza a sprovveduti amministratori, è sconfortante. Eppure la funzione del CISA non si è esaurita. Se è vero che nuove strategie sono state adottate e nuove alleanze sono state strette – non si sa ancora con quali risultati –, si deve rilevare che si è perso il rapporto la scuola e la società. Il Palladio Museum, da pochi visitato, custodisce documenti e materiali, raccolti e prodotti quando il CISA era cosa diversa da oggi. Andrebbe rilanciato con proposte nuove e nuova tensione.