La spina nel fianco che brucia alla Lega

L’assessore trevigiano Nizzetto è diventata un cuneo degli indipendentisti che girano il dito nella piaga leghista: il flop sull’autonomia

C’è un’assessore a Treviso, Silvia Nizzetto di Indipendenza Veneta, che nella giunta guidata dal leghista Mario Conte ha le deleghe a scuola e sport e che alle comunali dell’anno scorso era candidata nella lista civica del sindaco. E fin qui. Mal gliene incolse, tuttavia, a partecipare sabato 19 ottobre al raduno dell’affollata galassia di indipendentisti e autonomisti veneti al Palageox di Padova da cui è nato il “Partito dei Veneti”. Il lettore privo di malizia non ci vedrà nulla di strano: fa parte di uno di questi movimenti, logico che abbia presenziato e preso parola. E invece no: siccome alle regionali 2020 questi irriducibili combattenti per la causa, finora persa, del Veneto libero eroderanno voti al campione della Lega Luca Zaia, allora la Nizzetto è colpevole. Reato: lesa maestà zaiana, in base al principio bellicista per cui chi non è con noi é contro di noi. Tutto il potere ai soviet leghisti: il partito che fu di Bossi e oggi é di Salvini, e che in Veneto vuole non solo far rivincere, ma stravincere il proconsole Zaia, per sua antica tradizione leninista non tollera di avere nessuno, proprio nessuno, neppure fra gli alleati nelle città, che non sia allineato e sull’attenti alle direttive del politburo. La Nizzetto fila coi contestatori del partito ma é al fianco in giunta di un compagno di partito (sindaco, fra l’altro, del capoluogo-simbolo del leghismo in cui si correva una lista con il nome del governatore Zaia): ergo, dovrebbe fare le valigie. Dimettersi. Fora da bae.

Oppure Conte dovrebbe cacciarla. Ma Conte, che finora l’ha sempre difesa, non lo fa: niente rimpasto. Dovrebbe spiegare ai trevigiani che il motivo è esclusivamente politico, legato alla ragion di partito: un sacrificio offerto in voto alla militarizzazione in vista delle elezioni in Regione. Ne farebbe una vittima, ideale per favorire il Partito dei Veneti in campagna elettorale. C’è una motivazione amministrativa? La Nizzetto ha pestato qualche cacca come assessore? No. In passato sì: non per i corsi di lingua e cultura veneta, in cui tutta la maggioranza bene o male la difese a cominciare dal primo cittadino, e nemmeno per essersi tolta la fascia tricolore ed averla sostituita con la bandiera di San Marco, ma ad esempio per aver lasciato che ai corsi per famiglie ed educatori di bambini autistici fossero selezionati come relatori due appartenenti ad una scuola di dubbia competenza e ortodossia scientifica (sarebbero anti-darwiniani e no gender, il che in sè non è una colpa, e stendiamo un velo pietoso sull’esposto di Luigi Calesso di Coalizione Civica all’Ufficio Anti-Discriminazioni per il libretto per le scuole in cui si citano i genitori solo come mamma e papà anzichè con il neutro genitori…). In realtà, da tempo nella maggioranza monocolore di Treviso si soffre la sovraesposizione mediatica di una presenzialista che viene da un movimento di fatto dissidente rispetto al monolite verde (o meglio blu sovranista). Ecco perchè l’ultima uscita pubblica, sul palcoscenico di un evento che ha bruciato molto alla Lega a mani vuote sull’autonomia, ha avuto l’effetto della classica goccia che fa traboccare il vaso.

Ora, al di là delle forzature sulle quali la Nizzetto con tutta evidenza gioca per ritagliarsi visibilità e peso, fa sorridere che la Lega che era alleata del M5S a Roma e nemica del M5S qui in Veneto pretenda coerenza granitica da una amministratrice che in quanto amministratrice non ha tradito l’intesa con il capo dell’amministrazione. In realtà, diciamola tutta: al Carroccio, sovranista là e autonomista qua, brucia che questi reprobi, quasi tutti ex leghisti, ne infastidiscano la marcia verso il trionfo rinfacciando l’inconcludenza sulla mitizzata autonomia, un flop di cui è responsabile primo il M5S centrale, certo, ma in parte é corresponsabile la Lega stessa, come ha ammesso Vittorio Zanini della lista Zaia-Gentilini: «Se non è arriva è per colpa del governo, forse Salvini prima ha voluto privilegiare il Sud e la dimensione nazionale e non è stata una priorità, ora c’è un altro governo…» (La Tribuna, 22 ottobre). La Nizzetto fa male, nella roccaforte della Lega. Come una spina nel fianco che non possono togliersi.

(ph: Facebook Silvia Nizzetto)