Lotta all’evasione? Certo. Ma la corruzione é il problema numero uno

Poche idee ma molta fame di denaro: et voilà l’eterno male della politica italiana

La sordina che ha accompagnato la notizia del ritrovamento del tesoro dell’ex governatore Galan, in realtà, ci dice molto della politica italiana e veneta, anche della politica di questi giorni. Ci dice certamente che della corruzione è meglio non parlarne. Ci dice poi che alla politica mancano le idee, mancano i progetti solidi, non le tangenti e che non c’è nessuna voglia di ridurre o ancor meglio eliminare la collusione, la corruzione, le concussioni. Le due constatazioni sono legate, perché la politica è sempre e probabilmente solo un affare, una professione su cui campare (con qualche deviazione penale), che, purtroppo, incancrenisce la vita di tutte le persone, rendendola ogni giorno peggiore.

Proviamo ad accostare alcuni fatti: 1. il politico più importante e più influente del Veneto aveva messo da parte un patrimonio enorme che difficilmente si accumula con il compenso di presidente della Regione; 2. il Procuratore di Milano Francesco Greco ha dichiarato che «le aziende preferiscono investire in tangenti, piuttosto che in innovazione»; 3. l’attuale governo ha scatenato la “guerra” contro gli evasori (cittadini e imprese), ma non ha fiatato verbo contro la corruzione (politici e partiti), che costa al Pil del Paese non certo meno dell’evasione fiscale. Facendo le somme, verrebbe da dire che la politica non esiste, esiste solo la corruzione ed è questa che decide per noi.

In effetti “dimenticarsi” di combattere la corruzione non è cosa da poco. Il fumo negli occhi del popolo della “lotta all’evasione” è un velo molto debole. Punire chi non paga le tasse è sacrosanto, ma logicamente, oltre che per importanza, la corruzione viene prima. È difficile poter sostenere che si sta combattendo l’evasione fiscale, mentre si è generosi con i reati legati alla corruzione. La corruzione è una delle cause principali dell’evasione fiscale, per il fatto che essa da qualche parte è sempre «nera», implica l’uso di denaro prodotto o messo da parte senza troppo rumore. La corruzione è ben definita, l’evasione fiscale spazia su uno spettro di comportamenti differenziati, molti dei quali in Italia economicamente motivati e provocati dall’esterno, senza una precisa volontà a delinquere. Perché allora punire l’evasione fiscale e dimenticare la corruzione? Forse perché la corruzione è divenuta l’attività sulla quale si regge gran parte della politica?

Non vale generalizzare, ma non c’è dubbio che il mondo in cui la corruzione si sovrappone drammaticamente alla politica è certamente il mondo che la gran parte dei nostri politici ha cercato di costruire. E i pochi che vi si oppongono dall’interno dei partiti, oltre ad essere emarginati, a contare pochissimo, non sono in grado di frenare la deviazione corruttiva. Sicché pur non essendo certamente noi così ingenui da credere che nella politica (anche la migliore) si possano del tutto eliminare le porcherie, siamo certissimi d’altro lato che l’unico contravveleno alla corruzione resti non la presenza di requisiti morali o etici, ma la cultura, la capacità di fare progetti di lungo periodo e sottoporli all’elettorato. L’etica senza cultura non si regge.

Basterebbe un’analisi sintetica dei programmi politici dei vari partiti o movimenti per comprendere che, in un sistema all’interno del quale la visione politica di lungo periodo scarseggia, lo spazio per la corruzione è ampio. Prendiamo, a esempio, la Lega, che in epoca bossiana, aveva un suo zoccolo duro nell’obiettivo del federalismo del nord, e che con la segreteria di Salvini si è spostata su altri temi. Ora è prevalentemente il partito che difende, senza una visione ideale d’insieme, alcuni tra i diritti degli italiani, in particolar modo quelli che apparentemente confliggono o sono minacciati dai diritti altrui. Nessun programma economico, istituzionale e politico di vasto respiro, ma solo una specie di protezione-assicurazione su alcune fragilità dei cittadini, purtroppo tra l’altro né le più urgenti né le più costose.

Il Pd poi, per parte sua, ha trascorso gli ultimi dieci anni in uno sforzo suicida, non di darsi una nuova identità, ma di perderle tutte, sicché oggi si trova frammentato e privo di un progetto politico chiaro e forte, al punto da potersi alleare senza timori di sorta con quelli che fino a ieri erano i suoi nemici. Nel vuoto politico gli affari crescono, e diminuiscono fino a scomparire le propensioni delle classi dirigenti a sviluppare programmi, sicché non vale più stupirci del coinvolgimento sempre più frequente degli uomini del PD in avventure per nulla trasparenti.

Dei Cinque Stelle c’è poco da dire, perché già il loro difetto d’origine – frutto evidentemente di una precisa volontà ma anche di oggettive limitate possibilità – è la mancanza di un progetto coordinato, la non prevalenza delle competenze, il minestrone random delle richieste dei cittadini. Tutto ciò spiega, appunto, l’assenza di un programma politico coerente e continuato. Aggiungiamo poi che l’esperienza diretta, per la quale la politica può essere anche compromesso sui fatti senza mai esserlo per forza sui principi, inevitabilmente si è fatta sentire e rischia di lasciarli nudi, già privi di ideali, in più prosciugati dal tatticismo, senza ossatura sotto l’attacco delle contaminazioni che il confronto politico impone.

Se non fossero ormai irrilevanti a rimorchio della Lega, resterebbe qualcosa da dire dei partiti cosiddetti di centro-destra, che di centro hanno espresso solo la volontà ad adeguarsi passivamente ad ogni situazione, virtuosa o viziosa che sia; e di destra non hanno conservato molto di più che la retorica vuota, priva di serie radici ideali, drammaticamente smentita da una prassi decennale in senso opposto e contrario. A residuo di un’epoca disastrosa per i moderati italiani, in cui le ricette di un’azienda spregiudicata ma di successo erano state supinamente applicate alla politica, col risultato di portare la ex maggioranza del paese, priva di ogni solida base politica e ideale, allo sfascio umano e morale.

La corruzione certamente ha molti padri e figli. Ma è evidente che la causa prima di tanto “spreco” di denaro (non solo pubblico) è la politica, una certa politica, quella che ha poche idee ma ha molta fame di denaro, per raccogliere abusivamente consensi. Diamo idee alla politica, non cancelleremo del tutto la corruzione, ma sicuramente scopriremo in poco tempo di essere diventati tutti più ricchi.

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