Liga veneta Serie C: Padova, Vicenza e Virtus Verona regine

Dopo il turno infrasettimanale, le pagelle alle 4 venete del girone B


La Serie C è già arrivata a un quarto di calendario dopo appena due mesi. La regular season consta di 38 partite a cui segue l’interminabile post season dei play off. Tre espressioni inglesi (anzi americane) in mezza riga: voto 4. Chiedo perdono. Insomma, detto in altre parole, entro il 24 aprile dell’anno prossimo bisogna chiudere il campionato e lasciare spazio a quella assurda fase (play off, appunto) a cui partecipano 28 squadre. Da queste, attraverso una complicatissima formula (che nemmeno mi metto a spiegare), uscirà la quarta promossa in Serie B. Bisogna quindi andare avanti veloci con le giornate, con turni infrasettimanali e soste solo durante le vacanze di fine anno, per non provocare le ire della AIC.

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Domenica 20 ottobre si è giocata la 10a giornata, che fa da boa alla seconda parte dell’andata. A seguire, il calendario mette subito un nuovo turno a metà settimana (il primo si è giocato il 25 settembre) e poi avanti a cadenza settimanale fino alla sosta del 29 dicembre.

In questo primo scorcio il Girone B, quello delle quattro venete, non ha certo rispettato le aspettative. I pronostici pre-campionato vaticinavano una Triestina superstar (dopo la eliminazione nella finale nazionale play off), una Feralpi Salò co-protagonista, un Piacenza da inquadrare (dopo il 2° posto nel Girone A e la qualificazione alla fase finale nazionale) ma sicuramente da fascia alta e infine il possibile avvento di due delle portacolori del Leon de san Marco: il retrocesso Padova e la Virtus Vicenza dell’«anno 1» della gestione Rosso, dopo il primo deludente campionato che il board di via Schio aveva proclamato «anno zero».

Le altre due venete, la Virtus Verona e l’Arzichiampo, entrambe provenienti dalla D ma, la prima, ripescata e la seconda invece promossa, erano previste in zona retrocessione.

Le cose per ora non sono andate affatto così, né in testa (sicuramente) né in coda (almeno in parte). Perché sul podio ci stanno proprio Padova e Vicenza, rispettivamente prima e seconda, mentre l’Unione è la delusione n. 1 del campionato come pure la squadra di Salò. Alle spalle del duo veneto si assiste ad un turn over di aspiranti prime donne, in cui è ben rappresentato il calcio emiliano (Reggiana, Piacenza, Carpi) e tentano di insinuarsi SudTirol e Sambenedettese.

I biancoscudati sono al primo posto ininterrottamente dall’inizio, hanno mantenuto l’imbattibilità per 8 turni e poi sono incappati in due stop consecutivi che hanno motivato qualche dubbio sulle loro potenzialità di ammazza-campionato. La squadra è indubbiamente solida ma non ha attaccanti all’altezza di una leader. Sullo ha rimediato con la cooperativa del gol e con la difesa a chiusura ermetica (voto 7). All’Euganeo, contro una Sambenedettese che in trasferta ha perso una sola volta, i biancoscudati ritrovano il piglio della capolista (2-0) e confermano per l’11a volta il primo posto.

Il Vicenza ha cambiato passo con gli ultimi acquisti del calciomercato estivo (Rigoni e Van De Putte), che effettivamente hanno fatto fare al centrocampo il salto di qualità. La squadra sembra molto solida in difesa (forse non nei rincalzi) e a centrocampo (dove invece ci sono le alternative), un po’ meno invece in attacco. Il reparto segna poco, il Giacomelli riciclato rifinitore per ora non funziona in quel ruolo perché è e sarà sempre un grande individualista. Però i ragazzi di Di Carlo (una sola sconfitta finora) sono lì fra le vedette e dovrebbero restarci fino in fondo. Voto 6-7.

L’Arzichiampo per ora non ce l’ha fatta a sovvertire i pronostici ed è rimasto in effetti nei bassifondi. Diamogli tempo, il salto dai Dilettanti al professionismo è lento da metabolizzare e comunque qualcosa da aggiungere alla rosa soprattutto in prima linea ci vorrebbe proprio. Voto: 5.

Il derbino con il Vicenza è stato di una pochezza a momenti imbarazzante. Sarà che contava solo il risultato (0-1), come predicano dalla sponda vicentina, ma i 6.000 spettatori del Menti si devono sorbire un match soporifero che la vicecapolista gioca con il freno a mano tirato con tanto di difesa a 4 per 90’ contro una squadra che l’attacco praticamente non ce l’ha. Questo storico appuntamento del calcio vicentino andava onorato con ben altra prestazione, pur nel rispetto dell’avversario. Per i biancorossi il match winner non è, ancora una volta, un attaccante ma il mediano Cinelli. L’ultimo gol su azione di una punta risale a un mese e a cinque partite fa (Marotta a Verona).

Nessuna previsione infine dava la Virtus Verona nel ruolo di rivelazione del campionato (voto: 6-7). E in effetti è arduo dare una spiegazione tecnica del rendimento da zona play off della squadra presieduta e allenata da Gigi Fresco. Che è fra l’altro la sola squadra veneta ad avere superato la prima fase della Coppa Italia. L’anomalia più forte è che la Virtus è più forte in trasferta che sul mini-campo di Borgo Venezia, dove si potrebbe immaginare un disagio per le avversarie più altolocate (e cioè quasi tutte) e invece ha perso tre volte. Il miracolo-Virtus ha anche il suo atleta eponimo in Raphael Odogwu, rigenerato da sconosciuto dilettante nel bomber che ha già segnato sei gol e, nel match infrasettimanale con il Ravenna (3-0, un trionfo) si è distinto invece come uomo-assist.