«Veneto ubriaco non vede la realtà: non si vive di solo prosecco»

La lettera di Ongaro, ex presidente ZIP e Tognon, segretario provinciale di Articolo Uno: «Nessuno vede i capannoni vuoti, le imprese che faticano a trovare il proprio ruolo e il precariato?»

Pubblichiamo la lettera di Roberto Ongaro (ex presidente ZIP) e Alessandro Tognon (segretario provinciale Articolo Uno) sul futuro e sulle prospettive Consorzio Zona Industriale di Padova.

Non si vive di solo prosecco. Nella generale ubriacatura che pervade la realtà veneta, ovvero il distacco dalla realtà fatta di aree industriali con capannoni vuoti, di imprese che faticano a trovare il proprio ruolo, di dequalificazione e precarizzazione crescente nel lavoro, emerge la crisi di passaggio di un’epoca che non trova interpreti. Non si discute di sviluppo se non nei convegni e mancano le azioni della politica.

E’ bene saperlo, che non si tratta di congiuntura internazionale, di dazi, di rallentamento economico degli Stati per i quali il nostro territorio ha fatto sub fornitura, ma è proprio una crisi che chiude con un mondo fatto di moltissimo lavoro e che apre su un altro dove il lavoro è una componente a basso costo, mentre emerge l’automazione. Il Veneto, e Padova in particolare sono buoni punti di osservazione di questo mutamento e teoricamente la città avrebbe ottime carte da giocare nell’innovazione e nel cambiamento, invece ciò che si vede è l’incapacità di essere protagonisti di un futuro che già ora non sta facendo sconti e chiude aziende.

Il ruolo della politica è indirizzare, favorire il cambiamento rispettoso della società, generare benessere e occupazione sicura, tutelare il mutamento delle produzioni verso compatibilità ambientali sino ad ora trascurate. Avere una grande università, la più estesa area industriale gestita d’Italia, alcune aziende di valore europeo e mondiale, un interporto eccellente, non è sufficiente. Soprattutto se queste parti non divengono elementi di un sistema che integra un progetto per il proprio futuro.

Invece leggiamo sulla stampa che Provincia e Camera di Commercio pensano di smantellare la gestione della zona industriale. Come mai tutto questo quando servono nuovi servizi a basso costo per l’impresa. Quando è più difficile radicare aziende e lavoro nel territorio e serve una costante attenzione per i problemi che genera l’evoluzione del mercato.

Il lasciar fare al mercato è una finta libertà perché ogni giorno vengono chiesti privilegi, forzate le regole della presunta libera concorrenza, basti pensare a come operano le aziende straniere e le finte cooperative travolgendo ogni regola se non c’è una costante attenzione.

Padova è stata grande quando ha messo assieme manifattura, commercio, logistica e conoscenza. Di questo mix hanno beneficiato aziende grandi e piccole. E un ruolo non banale è stato svolto nel fornire non solo lo spazio per impiantare e far crescere aziende da parte della zona industriale, ma anche e soprattutto nel dare infrastrutture e servizi con la manutenzione costante che ne impedisce il degrado. Padova ha avuto la prima zona industriale interamente cablata in fibra ottica d’Italia, è un caso se questa città è capitale dei Servizi informatici del nord est e non solo di quest’area?

Noi pensiamo siano necessarie tre azioni, tutte urgenti, che riguardano Padova e il Veneto:

● Un progetto di sviluppo che indirizzi la spesa pubblica sulle attività che daranno lavoro ai giovani e che mantenga le eccellenze attuali, con servizi adeguati alle imprese, specializzazione nella ricerca, tutela delle start up innovative favorendone la permanenza nel territorio.

● Un grande piano di recupero e di riuso delle aree industriali, il loro adeguamento in termini di servizi al lavoro e all’impresa, la rigenerazione degli immobili ad uso produttivo per insediare nuove imprese. A questo scopo serve la creazione di un mercato immobiliare che raccolga il disponibile esistente e un piano di marketing nazionale e internazionale per attirare imprese che si insedino negli spazi che si liberano per cessata attività. Per far questo serve un gestore pubblico che liberi l’impresa dalle incombenze burocratiche, che ne accompagni l’insediamento, che l’aiuti a trovare le competenze necessarie per la crescita.

● Una nuova stagione che ricomponga il territorio e l’abitare con il produrre. Il fatto che la regione del Veneto non abbia una legge sulle APEA, ovvero le aree industriali ecologicamente attrezzate, la dice lunga sulla volontà politica manifestata sinora di preservare il territorio senza trascurare la crescita. Creare l’economia circolare, in cui le materie seconde divengono parte del ciclo di lavorazione per altre aziende e lasciano libero il territorio da inquinamenti e degrado, non può essere solo un tema da convegnistica ma fa parte di una politica dove ci sono soggetti gestori che controllano e facilitano lo scambio tra aziende. Non inventiamo nulla, è quello in cui altre regioni a noi vicine da tempo si sono attivate e stanno investendo.

Quanto sopra descritto dev’essere il discrimine di una politica tra una economia sostenibile, che favorisce la crescita e non cementifica ulteriormente il territorio e quella che depreda e lascia macerie sociali e materiali. La prima politica crea nuove competenze, lavoro sicuro e innovazione, la seconda lascia fare a un mercato che svalorizza l’esistente e cerca sempre nuove forme di sfruttamento.

Allora se tutto questo è necessario e condivisibile, è assurdo che un Ente di gestione di un’area enorme come la ZIP, debba essere sciolto, casomai ad esso devono essere assegnati nuovi obiettivi e strumenti per realizzare il cambiamento che valorizzino Padova e il Veneto. E a partire dalla zona industriale di Padova, iniziare quella sperimentazione del nuovo produrre che deve investire le centinaia di aree produttive della Provincia ormai in crisi da anni.

Per questo ci stupisce non poco che due Enti pubblici di livello provinciale, che devono conoscere le difficoltà in cui si muove la nostra economia locale, non vedano la strategicità di avere una gestione pubblica che dovrà raccogliere le disponibilità insediative, sperimentare nuove forme di servizi all’impresa e trasmetterli al territorio.

Non si vive solo di prosecco e ben lo sanno i territori che pagano quotidianamente le crescenti difficoltà di una crisi che non finisce. Accettare la sfida di una nuova crescita e gestirla è per noi il compito della politica, che utilizza le risorse pubbliche che ci sono e aiuta il mercato e l’impresa, senza gettar via il buono e le competenze già disponibili e utili.

Roberto Ongaro
ex presidente ZIP

Alessandro Tognon
Articolo Uno – Padova

(ph: Wikipedia/ Cristina meneguzzo)