Clima: i cambiamenti minacciano la fertilità maschile

Roma, 28 ott. (Adnkronos Salute) – Gli ultimi dati Istat certificano il declino demografico del Paese, con appena 439.747 nuovi nati nel 2018, il minimo storico dall’unità d’Italia. E se la colpa fosse anche del clima impazzito? A rispondere a questa ipotesi sono gli esperti riuniti per il secondo Congresso nazionale natura ambiente alimentazione uomo (Nau) della Società italiana di andrologia (Sia), che si è concluso a Frascati, durante il quale sono stati presentati i dati più aggiornati sul calo della fertilità maschile.
“Il numero medio degli spermatozoi degli uomini oggi è dimezzato rispetto a 40 anni fa e un italiano su 10 è ormai infertile”, sottolineano gli andrologi che avvertono: “Oltre che dall’inquinamento ambientale, potrebbe dipendere anche dal cambiamento climatico”. E’ infatti noto – ricordano gli esperti – che l’aumento della temperatura danneggia l’apparato riproduttivo maschile, molto più di quello femminile: in alcune specie animali un incremento di pochi gradi delle temperature esterne può arrivare a dimezzare la fertilità e gli specialisti temono che questo stia avvenendo anche per l’uomo.
“Gli studi sugli animali, per esempio su farfalle e coleotteri, mostrano che l’aumento delle temperature sta probabilmente contribuendo all’estinzione di alcune specie perché l’apparato riproduttivo maschile e gli spermatozoi in particolare sono molto sensibili al caldo – spiega Alessandro Palmieri, presidente Sia e professore di Urologia all’Università Federico II di Napoli – In alcuni casi la produzione di spermatozoi è stata vista calare di tre quarti e la capacità di fecondazione è crollata: solo un terzo degli spermatozoi resta vitale, la maggioranza muore prima di arrivare a fecondare il gamete femminile. Per di più gli effetti negativi si tramandano anche sulla prole eventualmente generata che risulta meno fertile, con un 25% di riduzione delle capacità riproduttive”.
“Anche l’esposizione dei maschi al calore durante l’età dello sviluppo – evidenzia la Sia – compromette la capacità riproduttiva una volta diventati adulti, in varie specie animali: il risultato è, di nuovo, un calo netto delle possibilità riproduttive. L’uomo ha certamente più sistemi di protezione per il suo apparato riproduttivo, ma i sospetti di un effetto decisamente negativo da parte del cambiamento climatico sulla fertilità sono ormai quasi una certezza anche per la nostra specie. L’aumento di 1 grado della temperatura ambientale accresce di 0,1 gradi centigradi la temperatura scrotale che può compromettere la fertilità”.
“Nell’uomo, per esempio – riprende Palmieri – stiamo assistendo a una progressiva riduzione del volume dei testicoli, al punto che i parametri di ‘normalità’ sono già stati rivisti al ribasso. L’involuzione della fertilità maschile pare ormai un dato di fatto, ma incolpare solo il fumo, i contaminanti chimici o le infezioni sessuali sembra ormai riduttivo: l’ambiente incide non poco e non solamente per i lavoratori a rischio”. Concorda Fabrizio Palumbo, responsabile scientifico Sia: “E’ infatti ormai accertato – evidenzia – che un’esposizione professionale alle alte temperature come quella dei cuochi o dei saldatori può compromettere la fertilità. Qualcosa di analogo accade pure se soltanto i testicoli sono esposti a un calore più elevato, come succede nei camionisti o negli autisti che passano molto tempo seduti, oppure in chi tiene il portatile a lungo sulle ginocchia Abbiamo motivo di credere perciò che un incremento delle temperature esterne generalizzato, benché relativamente contenuto, possa incidere sulla fertilità di uomini predisposti: il riscaldamento globale può contribuire a una riduzione degli spermatozoi e anche a un peggioramento della loro qualità”.
“Le ondate di calore – conclude Palmieri – vanno perciò aggiunte a contaminanti chimici, radiazioni e smog tra i fattori ambientali che possono alterare la fertilità in maniera permanente. Un controllo dall’andrologo può servire a capire come proteggere la salute sessuale maschile anche dalle minacce esterne modificando il proprio stile di vita, ad esempio evitando l’utilizzo di indumenti poco traspiranti e la sedentarietà che non permette una corretta dissipazione del calore”.