Radiofarmaco per tumori neuroendocrini: nuove speranze a Negrar

Sono già due i pazienti trattati all’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar, con il farmaco oncologico innovativo ad alto costo lutezio (177Lu) oxodotreotide (nome commerciale Lutathera) per la cura dei tumori che hanno origine dal tessuto neuroendocrino. L’Ospedale in provincia di Verona è il primo e unico dei tre Centri in Veneto autorizzati dalla Regione per la prescrizione e la somministrazione ad aver avviato il trattamento. Gli altri due centri prescrittori e somministratori sono lo Iov di Padova e il “dell’Angelo” di Mestre.

«I Centri prescrittori e somministratori sono stati individuati in base alla presenza di requisiti fondamentali per l’erogazione di questo trattamento – ha detto il dottor Mario Piccinini, amministratore delegato dell’Ospedale di Negrar aprendo la conferenza stampa di questa mattina -. Il “Sacro Cuore Don Calabria” è dotato di competenze professionali relative a questi tipi tumori (oncologiche, chirurgiche, di medicina nucleare, radiologia interventistica) e di dotazioni tecnologiche necessarie per l’impiego di questo farmaco. Dal 2015, infatti, è attivo un Servizio di Terapia Radiometabolica – con due stanze di degenza radioprotetta – per l’uso a scopo terapeutico di radiofarmaci, per esempio, per la cura dei tumori della tiroide e delle metastasi ossee causate dal tumore alla prostata. Nella provincia scaligera quello di Negrar è l’unico ospedale con una Terapia Radiometabolica e uno dei pochi in Veneto».

«L’introduzione del Lutathera segna una svolta nella cura dei tumori neuroendocrini del pancreas, intestino e stomaco in fase avanzata, metastatica e non, per i quali prima non esisteva terapia – ha spiegato il dottor Matteo Salgarello, direttore della Medicina Nucleare con Servizio di Terapia Radiometabolica -. La fase III dello studio Netter-1 che ha autorizzato l’immissione in commercio del radiofarmaco ha rilevato che più del 50% dei pazienti trattati con Lutathera non mostrava significativa progressione di malattia rispetto al solo 10% del gruppo di pazienti a cui è stato somministrato l’analogo della somatostatina, impiegato prima dell’introduzione del radiofarmaco. Questo significa aumento della sopravvivenza e della qualità di vita, perché quando il tumore è “fermo” i pazienti possono condurre una vita del tutto normale».

«I tumori neuroendocrini (NET- Neuroendocrine Tumours) sono un gruppo eterogeneo di neoplasie che hanno origine dal tessuto neuroendocrino diffuso in vari distretti corporei. Il 60-70% di queste neoplasie si presenta a livello del tratto gastro-entero-pancreatico proprio quelle forme neoplastiche per le quali è disponibile oggi il Lutathera», ha sottolineato la dottoressa Stefania Gori, direttore Oncologia Medica.

La dottoressa Letizia Boninsegna, coordinatrice dell’Ambulatorio NET ha aggiunto: «Dal punto di vista del chirurgo l’innovativo radiofarmaco è un alleato per portare i tumori non operabili all’intervento chirurgico. Nove nostri pazienti operati e metastatici sono stati sottoposti a terapia radiometabolica sperimentale dopo trattamento con analogo della somatostatina e hanno avuto una media di stabilità della malattia di 36 mesi. Inoltre sei nostri pazienti inoperabili con malattia in progressione locale (quindi non metastatica) sono stati prima trattati con l’analogo della somatostatina e poi fatti entrare in protocolli sperimentali con radiofarmaco. Per cinque di loro il tumore non solo ha arrestato la progressione ma si è ridotto, consentendo di intervenire chirurgicamente in modo radicale. Ad oggi abbiamo una mediana di tempo di libertà di progressione di malattia per questi pazienti di 24 mesi».

«Il Lutathera rientra nella categoria dei farmaci innovativi oncologici ad alto costo, per i quali, in virtù della loro caratteristica di unicità ed efficacia, il ministero della Salute nel 2017 ha istituito un fondo speciale, separato dal Fondo sanitario nazionale, al fine di garantire a tutti l’accesso alle cure – ha spiegato la dottoressa Teresa Zuppini direttore della Farmacia Ospedaliera – Il radiofarmaco Lutathera prevede un trattamento di quattro infusioni per un costo complessivo di oltre 60mila euro, totalmente rimborsabili dal Servizio Sanitario Nazionale. Proprio per l’alto costo sono previste indicazioni prescrittive ben precise e autorizzazioni regionali per l’approvvigionamento che comportano non l’acquisto diretto da parte dell’ospedale, ma attraverso l’ALS di riferimento».