Vaia, Coldiretti Vicenza: «Un anno dopo 6 alberi su 10 ancora a terra»

Ad un anno dalla tempesta Vaia, che provocò la strage di circa 14 milioni di piante su una superficie di oltre 41 mila ettari, sulla montagna vicentina sei alberi su dieci sono ancora a terra. «Un dato che rattrista e fa riflettere – spiega il presidente provinciale di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola -. Una tragedia che rischia di compromettere l’equilibrio ecologico ed ambientale di vaste aree montane mettendo a rischio la stabilità idrogeologica». Ad essere abbattuti sono stati soprattutto faggi ed abeti bianchi e rossi nei boschi dal Veneto al Trentino Alto Adige, al Friuli Venezia Giulia dove, nelle montagne, la mancanza di copertura vegetale lascia il campo libero a frane e smottamenti in caso di forti piogge, senza dimenticare gli effetti sulla grande varietà di vegetali e sulla popolazione di mammiferi, uccelli e rettili che popolano i boschi.

«Al danno ambientale si aggiunge quello economico – sottolinea il direttore di Coldiretti Vicenza, Cesare Magalini – con importanti ripercussioni sull’intera filiera del legno e sul turismo con le attività legate alla raccolta dei frutti del bosco, in aree spesso a rischio spopolamento. I proprietari pubblici e privati dei boschi distrutti stanno affrontando maggiori costi per la rimozione del legname e per il ripristino del bosco, ma anche le conseguenti perdite per la svalutazione del prezzo del legname».

Numerose le azioni di solidarietà messe in campo da Coldiretti a sostegno delle aree colpite dalla tempesta Vaia. «Nelle aree colpite si sta facendo largo l’idea di gestire i territori con un vero e proprio piano regolatore verde –
aggiunge il presidente Cerantola – che garantisca l’ambiente, valorizzi nuove attività agricole dove possibile e risponda alle esigenze di rifornimento della filiera sulla base delle quantità di legno che realmente sono necessarie, oltre a ripiantare varietà autoctone che meglio resistano alla violenza di eventi climatici sempre più estremi. Ma occorre intervenire anche sulla prevenzione favorendo la gestione dei terreni cosiddetti silenti, per i quali è difficile risalire ai proprietari o farli impegnare in una corretta gestione dei suoli. In questa fase le proposte che incentivano la ripresa, tanto delle attività forestali quanto di quelle che promuovono l’acquisto e l’utilizzazione del materiale caduto o abbattuto, vanno sostenute».