In Italia si fa strada l’ecopsicologia, ecco cos’è

Roma, 29 ott. – (Adnkronos) – “In Italia sempre più persone fanno affidamento all’ecopsicologia. Si tratta di una disciplina nata in California a partire dalla correlazione tra il crescente disagio individuale e il degrado ambientale. Con questa disciplina, l’individuo riesce a ritrovare la connessione con l’ambiente naturale, ritrovando la capacità di scaricare le tensioni, rilassarsi, ampliare la visione di sé e del mondo”. Lo afferma Silvia Mongili, pedagogista, coordinatrice di Ecopsiché Sardegna, scuola di Ecopsicologia.
L’ecopsicologia, spiega Mongili, “nasce dall’incontro tra l’ecologia e la psicologia, quindi con un approccio specifico che guarda sia a una visione sistemica della vita e sia a una visione dell’interiorità dell’essere umano. Ecco che dall’incontro tra queste due visioni della vita nascono tante attività di ecopsicologia applicata che lavorano sulla riconnessione dell’uomo con la natura. In Italia, l’ecopsicologia è arrivata grazie alla psicologa Marcella Danon, che ha fondato Ecopsiché – Scuola di Ecopsicologia in Italia, con sede madre in Brianza, in provincia di Lecco, e con altre due sedi, una in Sardegna e una in Sicilia”.
“Ad oggi, hanno partecipato alle attività della Scuola di Ecopsicologia più di 300 persone, di cui un centinaio si sono già formati come ecotuner o green coach. L’ecotuner è un facilitatore di percorsi di riconnessione con la natura, in gruppo, mentre il green coach accompagna al raggiungimento di obiettivi con una attenzione al proprio impatto sull’ecosistema, valorizzando i talenti personali al servizio di finalità più ampie”.
Ecco che, aggiunge Mongili, “anche le guide ambientali escursionistiche hanno inserito tale disciplina nella loro attività di aggiornamento perché sono quelle figure professionali che più stanno a contatto con l’ambiente naturale e con le persone e possono accompagnare a trarre benefici molto profondi dall’esperienza della natura”. Dove nasce tale disciplina e quali sono le sue applicazioni? L’ecopsicologia, spiega Mongili, “nasce in California all’inizio degli Anni Novanta a partire dalla constatazione di una correlazione esistente tra il crescente disagio esistenziale, individuale e sociale, e l’aumento del degrado ambientale parallelo al rapido processo di urbanizzazione che ha cambiato radicalmente stili di vita e abitudini di una grande parte della popolazione mondiale”.
“La prima applicazione dell’ecopsicologia è nell’ambito del benessere individuale, con l’utilizzo di un contatto diretto con la natura per la scarica di tensioni, il rilassamento, l’introspezione. Ma assume presto una connotazione più ampia, proponendosi come sostegno all’educazione ambientale e all’ambientalismo per stimolare sensibilità ecologica attraverso un coinvolgimento sul piano emotivo”.
In particolare i campi di applicazione sono: in ambito psicologico, per facilitare il dialogo con le parti più trascurate di sé, reso più facile dal silenzio dei boschi, e per stimolare la crescita personale; in ambito educativo, per vivificare l’educazione ambientale coinvolgendo la dimensione sensoriale, emotiva e immaginativa del bambino; in ambito organizzativo, per attivare nei gruppi relazioni di qualità, collaborazione, risposte creative al cambiamento, valorizzazione delle singole parti per l’evoluzione dell’insieme. In ambito aziendale, infine, si traduce in un allenamento alla gestione consapevole delle dinamiche relazionali e alla promozione di strategie di collaborazione e co-creazione.