Forza Italia sfoggia ottimismo in Veneto: «Simbolo in campo, noi i più preparati»

Il coordinatore veneto Bendinelli: «Senza Berlusconi andremmo anche peggio, ma bisogna democratizzare. Senza spostarsi troppo a destra»

«Se non ci fosse stato Berlusconi in Umbria avremmo preso ancora meno. I segnali di perdita di consensi sono arrivati un po’ in tutte le ultime tornate elettorali. Non si può continuare così, bisogna reagire altrimenti si rischia di sparire». Davide Bendinelli ha l’ingrato compito di essere, in questa fase, il coordinatore veneto di Forza Italia. Deputato dal 2018 e sindaco di Garda, nell’analizzare il voto in Umbria in vista delle regionali 2010 in Veneto, crede ancora, nonostante tutto, al rilancio del partito: «Berlusconi ancora si batte come un leone e se siamo in grado di sopravvivere il merito in buona parte è anche suo. Ma negli ultimi mesi la nostra linea politica non è stata percepita in maniera molto chiara dagli elettori, serve una riflessione anche sui contenuti che ci hanno sempre contraddistinto e sui quali probabilmente oggi la gente fa fatica a riconoscersi».

Ricambio generazionale ed errori

La sopravvivenza di Forza Italia passerà, secondo Bendinelli, dal ricambio generazionale. Ma Berlusconi resta intoccabile: «Sicuramente il problema si pone nell’immaginario collettivo. Berlusconi è ancora il migliore in assoluto ma avendo la sua età anche lui ha la necessità di investire in una nuova classe dirigente. Da lì potremo recuperare e ripartire. Dovrà avvenire attraverso un processo di democratizzazione del partito, con confronti interni, congressi e una sorta di legittimazione di una nuova classe dirigente». Nomi? «Sicuramente Gelmini e Carfagna hanno dimostrato di aver raccolto consenso». Sulle cause della crisi di Forza Italia e della perdita di voti Bendinelli guarda alla troppa responsabilità (sic): «Agli errori commessi e alla poca chiarezza soprattutto dal 2012 in poi, quando di fatto si sono sostenuti il governo Monti, il governo Letta. “Azioni di responsabilità” di Forza Italia che sono state percepite negativamente dal nostro elettorato. Credo ci sia la necessità di parlare di posizionamento politico, adesso finalmente è iniziata un’azione per far inserire nella costituzione il limite massimo della pressione fiscale, questa è una battaglia che gli elettori ci devono riconoscere. Noi poi abbiamo pagato la persecuzione giudiziaria nei confronti di Berlusconi, la sua estromissione dal Senato nel 2013 e altri fattori che ci hanno penalizzato sul piano mediatico».

Rilancio del partito

Alle Europee 2019 in Italia gli azzurri erano all’8,78%, in Umbria al 5,48%. Da dove ripartire? «Rilancio vuol dire un maggior coinvolgimento della base – continua Bendinelli – che ha il diritto di esprimersi anche sulle scelte della linea politica, valorizzando i propri amministratori e rappresentanti locali e trovando il modo di stare più tra la gente, di ascoltare le esigenze dei cittadini comuni: il fisco e l’introduzione del tetto massimo di pressione fiscale sono battaglie che dobbiamo portare avanti con maggiore forza e veemenza, il distacco si recupera così, con una nostra caratterizzazione negli ultimi anni un po’ smarrita. Perché la gente avrebbe dovuto votarci? Tanti non lo sapevano proprio perchè le nostre battaglie, di grande responsabilità nei confronti del bene dell’Italia, non sono sempre state percepite». Sulle regionali in Veneto, Forza Italia il proconsole veneto ostenta sicurezza: «Correremo con la coalizione del centrodestra e ci saremo con il nostro simbolo. Al tavolo ci presenteremo con umiltà e consapevolezza, abbiamo una classe dirigente che probabilmente è la più preparata anche in Veneto. L’autonomia? E’ stato un nostro cavallo di battaglia, siamo stati noi a proporre il disegno di legge nel 2014 quando la Lega parlava di indipendenza, non possiamo che sostenere questa riforma in tutti i modi».

Leopolda e transfughi

Il partito però ha subìto una emorragia di esponenti a favore di Fratelli d’Italia, a cui si aggiunge l’ombra di Italia Viva di Matteo Renzi, che occhieggia apertamente ai forzisti. Alla Leopolda qualche settimana fa c’era anche lui, Bendinelli. Attratto dai renziani? «Solo curiosità. Il problema non è che Renzi possa portare via la nostra classe dirigente, il problema è che Renzi tenta di occupare un’area che è sempre stata politicamente la nostra, quella dei moderati, dei riformisti, laici e cattolici. Forza Italia deve stare attenta a non spostarsi troppo a destra su questioni portate avanti da Salvini e Meloni. Restare schiacciati? Il rischio c’è se ci appiattiamo sulle posizioni di Lega e Fratelli d’Italia, se manteniamo la nostra identità politica sicuramente no. I transfughi a Fratelli d’Italia o Italia Viva? Io vorrei che restassero in Forza Italia. Punto». L’ottimismo berlusconiano di Bendinelli è indefettibile, non senza un accenno polemico al successo televisivo e sui social di Salvini: «Noi siamo rimasti ancorati ad una sorta di propaganda seria, credibile e non abbiamo intenzione di snaturarci. Alla fine la bolla di speculazione mediatica che ha fatto la fortuna di certi partiti si ridurrà e la credibilità, la concretezza e la coerenza prenderanno il sopravvento, così avremo un margine di recupero».

(ph: Imagoeconomica)