Il Veneto dei veleni

Bonifiche non fatte, scarichi nascosti e paura delle piogge. Solo nelle ultime ore, due allarmi arrivano dalle Mamme No Pfas e dai residenti di Pernumia, nel Padovano

C’è preoccupazione per l’arrivo della “stagione delle piogge” che nella nostra regione spesso porta ad allagamenti ed alluvioni. Essendo molte aree altamente inquinate, come dimostrano le numerose inchieste in corso ed i processi, in primis quello monstre sui Pfas, le conseguenze vanno ben oltre ai semplici disagi locali ma sono vere e proprie bombe ecologiche pronte a scoppiare.

L’ex cementificio

E’ questa la denuncia della deputata del gruppo misto Silvia Benedetti a proposito dell’annosa situazione dell’ex cementificio C&C a Pernumia nel Padovano. La vicenda di inquinamento ambientale è iniziata nel 2002 e, a livello giudiziario si è chiusa nel  2009 con una ventina di persone condannate complessivamente a diversi decenni di reclusione e al pagamento di oltre 2 milioni di risarcimento, per traffico e smaltimento illecito di materiali pericolosi. Ma non la bonifica, nonostante i 50 milioni di euro totali destinati da Regione e Stato. “Si riscontra un aumento di neoplasie tra i residenti – spiega Benetti – Ma nonostante i fondi e questi dati niente si muove dal ministero per l’Ambiente. Siamo in autunno, periodo nel quale la possibilità di esondazione del Vigenzone aumenta esponenzialmente con il conseguente rischio che i veleni contenuti nei capannoni da anni arrivino sino in laguna a Venezia“.

Pfas “sotto il tappeto”

E non c’è pace nemmeno sul fronte Pfas, dopo il rinvio della prima udienza del maxi processo. Il comitato delle Mamme denuncia che “lo scarico del collettore dei reflui industriali dei depuratori di Arzignano, Montecchio Maggiore, Montebello Vicentino, Lonigo e Trissino , gestito dal Consorzio A.RI.C.A., verrà spostato dall’attuale sito, posto a monte dello scarico del canale irriguo LEB prima dell’abitato di Cologna Veneta, inizialmente più a nord del ponte sulla SP 500 e successivamente, a sud del depuratore di Cologna Veneta per la modica cifra di 4 milioni di Euro“.  Secondo le Mamme No Pfas si tratta di un’operazione inutile perché “il letto di quel fiume in quei 3,5 chilometri è sovraccarico di ogni sorta di componenti chimici derivanti soprattutto dal polo conciario che scarica in quel punto dai primi anni 2000; spostare lo scarico non cambierà la composizione del sedime in quella tratta di fiume, giacché non è prevista un’eventuale bonifica della zona interessata”.

“Resta solo l’amara giustificazione di questa costosa operazione – concludono – Di sicuro non si potrà più vedere quell’acqua nera del tubo ARICA penetrare con violenza l’acqua pulita dell’ Adige; non si potranno più fare foto che creano grande disgusto e rabbia da parte di tutti quei cittadini che amano la propria terra e l’abitato di Cologna Veneta potrà godere della vista (occhio non vede, cuore non duole) di acqua pulita. Ma solo fino a Sabbion“.

(Ph Comistatosos)