L’Italia ripudia la guerra. I fanatici della pace ripudiano la realtà

Al liceo Marco Polo di Venezia si è arrivati all’assurdo di sabotare un incontro con militari (comprese le Fiamme Gialle) in nome di una fantasia: rimuovere l’esercito dall’orizzonte

La madre dei fanatici è sempre incinta. A Venezia un manipolo di sindacati, professori e studenti del liceo Marco Polo boicotta l’incontro con alcuni ufficiali della Marina e della Guardia di Finanza previsto per il 4 Novembre – che sarebbe ancora la Festa delle Forze Armate, nonché anniversario della Vittoria nella Grande Guerra – in nome di un pacifismo così radicale da non ammettere neppure che di cose militari si possa parlare. Sembra inoltre che parta una campagna di contestazione globale dell’esercito tout court, nazionale o straniero, europeo e Nato, sulla base di un vademecum di Pax Christi che farnetica di abolire ogni riferimento possibile e immaginabile agli uomini e donne in divisa dalle scuole di ogni ordine e grado. L’associazione promotrice si chiama SOS Diritti, secondo la quale le scuole sarebbero sempre più militarizzate (?). Un sos lo lanciamo noi per noi stessi: qualcuno ci salvi da queste aberrazioni.

L’Italia ripudia la guerra, recita l’articolo 11 della Costituzione. Questi apostoli della non violenza, invece, ripudiano la Storia, la cultura, la realtà. A scuola si ha il diritto e il dovere di far conoscere ai ragazzi i motivi e le implicazioni di una festa di Stato. In democrazia chi vuole può metterla in discussione, ci mancherebbe. Ma che senso ha l’istituzione scolastica se non offre ai cittadini, votanti di domani, la possibilità di sapere, fra le varie, come funzionano le regolari forze militari del proprio Paese? Perchè un giovane dovrebbe rinunciare a priori a essere istruito sul significato di una ricorrenza storica, aggiornato alla realtà odierna? E’ automaticamente “propaganda militarista”, una conferenza in cui gli addetti ai lavori illustrano cosa si fa tra le loro file?

E’ lapalissiano che siamo di fronte al pregiudizio tipico dei pacifisti più settari: l’equivalenza per cui esercito sarebbe uguale a brutalità, nazionalismo, imperialismo, fascismo. Perchè vogliamo sperare che anche il più invasato di loro riconosca che la Carta, proprio da loro osannata come vangelo in Terra, condanna la guerra «come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli». Non per la difesa. In un mondo che, piaccia o meno alle anime belle, non conosce sosta dai conflitti, un esercito serve. Che poi i nostri soldati vengano mandati a combattere in vere e proprie aggressioni spacciate dalla neo-lingua per “interventi umanitari” o di “peace keeping” (cristo, siamo ancora in Afghanistan!), questo deriva dalla nostra servile sudditanza politica agli Stati Uniti, non al fatto che sussistono, ridotte all’essenziale, tre Armi che dopo l’addio alla leva sono composte da soli professionisti.

La scuola dovrebbe essere il primo luogo di confronto anche e soprattutto con le esperienze, passate e presenti, più difficili da mandare giù per il senso comune, tutto “volemose bene”, indisciplina e irenismo da mulino bianco. Un pacifista rispettabile approfitterebbe di occasioni come quella sabotata a Venezia per alzarsi e fare domande ostiche, e volendo anche sgradevoli ai militari, che oltre all’uniforme devono purtroppo omaggiare l’ipocrisia di chi fa la guerra senza poterla chiamare tale. Non parteggerebbe per la rimozione di ciò che per lui è un problema: lo affronterebbe, sfidandolo faccia a faccia. Ma forse il confronto, ripetiamo anche polemico, a viso aperto, diretto, fa troppo violento, per le vergini dai candidi manti la cui aggressività per la pace ricorda molto, in furia e oltranzismo, quella dei guerrafondai.

(ph: https://masferrario.blogspot.com/)