Ricerca: studio, massimo 300 millisecondi per riconoscere brano musicale

Roma, 30 ott. (Adnkronos Salute) – Il nostro ‘Shazam’ interno funziona in massimo 300 millisecondi. Il cervello umano è infatti in grado di riconoscere una canzone familiare in un arco di tempo che va da appena 100 a 300 millisecondi, secondo uno studio dell’University College of London, pubblicato su ‘Scientific Reports’. Nella ricerca gli scienziati volevano scoprire esattamente la velocità necessaria al cervello per rispondere a una musica familiare, nonché la successione dei processi coinvolti in questa operazione.
Il team ha reclutato cinque uomini e cinque donne che avevano indicato cinque canzoni a testa, molto familiari per loro. Per ciascun partecipante, i ricercatori hanno quindi scelto una delle canzoni più note e l’hanno abbinata a una melodia che era simile (come tempo, armonia, voce e strumentazione), ma non era familiare al volontario. I partecipanti hanno quindi ascoltato passivamente 100 frammenti (ciascuno della durata di meno di un secondo) della canzone familiare e di quella sconosciuta, presentati in ordine casuale. In totale sono stati ascoltati circa 400 secondi di musica. I ricercatori hanno sottoposto i volontari a elettroencefalogramma, che registra l’attività elettrica nel cervello, e pupillometria, una tecnica che misura il diametro della pupilla (considerata una spia dell’eccitazione).
Così si è scoperto che il cervello umano riconosce le melodie familiari a partire da 100 millisecondi dall’inizio del suono, con un tempo medio di riconoscimento tra 100 e 300 millisecondi. A rivelarlo è stata la rapida dilatazione della pupilla, probabilmente collegata all’eccitazione associata al suono familiare, seguita dall’attivazione dell’area della corteccia correlata al recupero della memoria.
Nessuna differenza del genere è stata riscontrata invece in un gruppo di controllo, di cui facevano parte soggetti che non avevano familiarità né con le canzoni note né con quelle sconosciute utilizzate nel primo gruppo. “I nostri risultati – commenta Maria Chait, dell’Ucl Ear Institute – dimostrano che il riconoscimento di un brano musicale che ci è familiare avviene molto rapidamente. Queste scoperte indicano che i circuiti temporali sono molto veloci, e sono coerenti con la profonda ‘presa’ dei brani musicali che conosciamo bene nella nostra memoria”.
Capire come il cervello riconosce le melodie familiari “è utile – aggiunge Chait – anche per impostare interventi terapeutici basati sulla musica. Ad esempio, c’è un crescente interesse nel cercare di sfruttare canzoni e brani musicali per raggiungere i pazienti con demenza, nei quali il ricordo della musica appare ben conservato, nonostante l’alterazione generale dei sistemi di memoria”.
“Individuare il percorso neurale e i processi che supportano l’identificazione della musica – conclude – può fornire un indizio per comprendere le basi di questo fenomeno”.