Minali silurato, brutto segnale per Cattolica

È bravo ma lo cacciamo. Il motivo? Niente di elevato

È bravo ma lo cacciamo. Più o meno è andata così con le deleghe revocate all’amministratore delegato di Cattolica Alberto Minali. Il consiglio di amministrazione, in una – presumiamo – drammatica seduta straordinaria ha deciso che l’ad, ex vicepresidente di Generali, aveva sì fatto bene sul piano finanziario, ma era meglio che andasse a casa lo stesso.

La giustificazione prodotta informalmente tramite Radiocor adombrerebbe contrasti sul futuro della società veronese, che Minali e il presidente Paolo Bedoni vedevano in maniera diversa. Come dicono i dotti, divergenze sulle strategie. In realtà verosimilmente non è la “passione” per la spa da parte di Minali ad avergli fatto terra bruciata in cda, ma qualcos’altro di ben più modesto.

Recentemente infatti l’ad aveva avallato l’iniziativa di due soci, l’avvocato Giuseppe Lovati e l’imprenditore Luigi Frascino, che avevano chiesto di aver accesso all’elenco aggiornato degli aventi diritto di voto, in vista evidentemente della convocazione di un’assemblea. Beghe locali o grandi prospettive? In ogni caso, la perdita di un uomo dell’esperienza e delle capacità di Minali è un brutto segnale per Cattolica. Il resto lo vedremo.

(ph: imagoeconomica)