Ipnosi jolly in medicina, “ma funziona solo se ci credi”

La premessa è che “funziona solo se ci credi: nessuno può essere ipnotizzato se non lo vuole, e in trance non dici né fai niente che tu non voglia dire o fare”

Milano, 31 ott. (Adnkronos Salute) – di Paola Olgiati
Non solo sul lettino dello psichiatra: anche in sala operatoria, nell’ambulatorio del medico o sulla poltrona del dentista. L’ipnosi applicata alle procedure sanitarie si sta diffondendo in Italia come un vero e proprio ‘jolly’, una tecnica che sfrutta il potere della mente per evitare sedazioni o anestesie nei pazienti che non possono riceverle, o come pratica complementare alle più classiche metodiche ‘cancella-dolore’. Ma la premessa è che “funziona solo se ci credi: nessuno può essere ipnotizzato se non lo vuole, e in trance non dici né fai niente che tu non voglia dire o fare”. In altre parole, “l’ipnosi non toglie mai il libero arbitrio”.
Ci tiene a sgombrare il campo da fake news o false credenze Sandra Nonini, medico anestesista rianimatore all’ospedale Niguarda di Milano, dove sogna di “creare un’équipe multidisciplinare dedicata all’ipnosi” sulla quale si sta perfezionando al Centro italiano di ipnosi clinica e sperimentale (Ciics) di Torino, fondato alla fine degli anni ’70 da Franco Granone, pioniere dell’ipnosi in Italia.
Nonini, 41 anni, in forze nel Servizio di anestesia e rianimazione 3 – Terapia intensiva post-chirurgica di Niguarda, parla all’AdnKronos Salute dalla Cambogia, impegnata in missione umanitaria per la Fondazione Mission Bambini Onlus. C’era lei nella Sala ibrida di Niguarda quando un’anziana di 82 anni è stata sottoposta sotto ipnosi a un . Sono state le parole di Sandra a farla viaggiare indietro nel tempo, fino a quando bambina giocava con la sua capretta nei prati, restando in questo ‘mondo parallelo’ per tutta la durata dell’operazione.
Nonini ha conosciuto le potenzialità dell’ipnosi in medicina durante un’esperienza lavorativa in Francia e, tornata in Italia, ha deciso di approfondirle seguendo un corso al Ciics. “Per imparare, fra studenti ci si ipnotizza a vicenda”, racconta Sandra che opera sugli altri, però “io non sono mai stata ipnotizzata – precisa – perché non l’ho voluto fare in quel contesto di lezione, davanti a tanti compagni. A conferma del fatto che vai in ipnosi solo se lo vuoi”, ribadisce.
In questo senso non si possono nemmeno fornire percentuali certe sulle persone ipnotizzabili o meno: “Gli studi sperimentali parlano di un 80% di soggetti propensi” e quindi di un 20% di ‘resistenti’. “Ma proprio perché l’ipnosi non dipende dall’abilità dell’ipnologo, bensì dalla volontà e dalla fiducia” dell”ipnotizzando’, “a Torino ci sono esperti con percentuali di successo del 90-95%”.
E Sandra su che numeri viaggia? “Da quando ho iniziato – calcola – in un anno circa avrò ipnotizzato non più di 8 persone, sempre con il consenso orale del paziente e l’autorizzazione dei miei superiori”. Ma Nonini si sta allenando intensamente e su cifre importanti: “La tesi che sto svolgendo per conseguire il diploma di ipnologo – spiega – riguarda l’applicazione dell’autoipnosi alla gestione dello stress sul lavoro, e per questo progetto ho già coinvolto 34 tra colleghi, infermieri e personale del mio reparto, riuscendo a ipnotizzarne 28. Per andare in autoipnosi – chiarisce infatti l’esperta – bisogna essere stati ipnotizzati da un’altra persona almeno una volta. E’ l’ipnologo a indicare all’ipnotizzato un gesto, una parola o un suono (in gergo tecnico ‘ancoraggio’), in presenza del quale successivamente – solo ed esclusivamente se lo vorrà – la persona si potrà ipnotizzare da sé”.
Ma come avviene concretamente l’ipnosi? Cosa si usa per indurre lo stato di trance? “Tendenzialmente noi usiamo le parole – risponde l’anestetista – Attraverso un colloquio preliminare con il paziente, cerchiamo di capire quale canale comunicativo percorrere per entrare meglio in empatia e in connessione con lui”. Niente pendolino, dunque? “No, ma esistono persone che per i motivi più vari non riesci a ‘catturare’ con l’induzione verbale. E in questi casi – conferma Nonini – si può anche fare ricorso a movimenti o compiti particolari, tipo suggerire di contare da 100 a 1 aprendo gli occhi sui numeri pari e chiudendoli su quelli dispari”.
Utilizzando un’immagine per semplificare molto il messaggio, l’ipnosi si ottiene quando si riescono a ‘confondere’ i due emisferi cerebrali. Scatta così la trance che, attenzione, “è molto diversa dal sonno – puntualizza la specialista – Dal punto di vista fisiopatologico, attraverso esami di risonanza funzionale si è visto che le aree attivate nel sonno sono differenti da quelle sollecitate nell’ipnosi, e che queste ultime sono ancora diverse da quelle ‘accese’ dalla meditazione profonda. Inoltre, mentre spesso quando dormiamo non ci rendiamo conto di ciò che avviene attorno a noi, nell’ipnosi ciascuno può sviluppare diverse abilità”, corrispondenti a differenti livelli di coscienza: “Dall’analgesia sfruttata in medicina, all’amnesia, fino alla rivisitazione impiegata in psicoterapia”. Il ‘fil rouge’, l’elemento comune, è “la piacevolezza dell’esperienza vissuta dal paziente: nella maggior parte dei casi l’ipnosi li porta in luoghi belli e di pace, a rivivere esperienze positive e serene”.
Quali sono gli interventi medici in cui l’ipnosi può aiutare? “Le applicazioni sono molto varie: si va da procedure che di solito richiedono una sedazione, come la gastroscopia, la colonscopia o la broncoscopia – elenca l’esperta – a tecniche di elettrofisiologia o di cardiologia interventistica, quali le ablazioni nella fibrillazione atriale o appunto le sostituzioni valvolari mininvasive come nel caso della paziente dell’ultimo intervento eseguito a Niguarda. Un altro grande settore di utilizzo è l’odontoiatria, e un altro ancora la gestione delle medicazioni e delle balneazioni dei grandi ustionati”. Le ‘virtù’ dell’ipnosi sono trasversali alle specialità mediche, assicura Nonini: ecco perché “il mio sogno è coinvolgere operatori interessati di varie discipline, dall’anestesista al cardiologo, dal gastroenterologo al dentista fino al medico di base, dal fisioterapista all’infermiere”.
E se “l’ipnosi è ovviamente molto utile quando si ha a che fare con pazienti allergici a certi farmaci, o che per le ragioni più svariate non possono essere sedati o anestetizzati, la si può indurre anche prima di un’anestesia generale – dice la specialista – e in più in generale in tutti i casi in cui il tipo di intervento lo consenta e si ritenga che la via dell’ipnosi sia più opportuna nel singolo caso specifico”. A parte il risparmio economico che si può ottenere sull’uso di medicinali per la sedazione o l’anestesia, tema ‘caldo’ in anni di attenzione alla sostenibilità delle cure per il Servizio sanitario nazionale, il messaggio dell’ipnologa è che “anche in medicina abbiamo a disposizione un’arma potentissima su cui far leva. Uno strumento che in parte non si conosce e in parte magari si disdegna, e che sono le parole e i gesti. Se ne diventiamo consapevoli, possiamo sfruttarli di più e meglio”. Sempre ricordando che, “quando inizi a ipnotizzare – sorride Sandra – non sai mai dove arrivi”.