1 novembre 2010, la terribile alluvione che mise in ginocchio il Veneto

Era il 1 novembre 2010 quando un’alluvione, provocata da una forte perturbazione di origine atlantica che portò piogge persistenti a partire dal 31 ottobre, mise in ginocchio il Veneto. A questo si è aggiunto anche il vento caldo di scirocco che, oltre a sciogliere la neve caduta sulle montagne le settimane prima, ha impedito il normale deflusso dei fiumi in mare Adriatico. L’alluvione ha coinvolto 130 comuni veneti di tutte le provincie ed ha allagato 140 km² di territorio; le zone più colpite sono state quelle di Vicenza e della sua provincia, della provincia di Padova e della provincia di Verona. Le forti piogge hanno fatto straripare i fiumi Timonchio, Bacchiglione, Retrone, Alpone, Tramigna e Frassine. Nelle provincie di Treviso e Belluno gli smottamenti sono stati numerosi. Le persone coinvolte sono state 500.000. Nella sola provincia di Padova sono state sfollate 4.500 persone e nel vicentino sono morte due persone.

Vicenza

Il 20% della città è stato invaso dall’acqua del Bacchiglione e del Retrone. Il primo fiume è esondato nelle prime ore del mattino del 1º novembre colpendo la zona della chiesa dell’Araceli vecchia e di viale Rumor con il vicino parco Querini, trasformato in acquitrino. Alle 7:30 il Bacchiglione esce anche a ponte degli Angeli bloccando l’accesso nord ed est al centro storico, tuttavia viene risparmiato il Teatro Olimpico grazie all’attivazione di tre idrovore (aggiuntesi alla due sempre presenti nella celebre struttura palladiana). Vengono invase dall’acqua anche contrà San Pietro, corso Padova, via IV Novembre, le contrà lungofiume delle zone San Biagio/San Marco e la zona dello Stadio Menti. Il Bacchiglione esce anche nel ponte di viale Diaz bloccando il traffico su una delle principali arterie della circonvallazione esterna, allagando il quartiere di San Paolo (palasport, piscine, campo di atletica) e dei Carmini con la parte nord di corso Fogazzaro. Anche la zona di Santa Bertilla (dogana e mercato ortofrutticolo) viene allagata così come la zona di viale Trento. Nel pomeriggio il Retrone esce invece nel quartiere S. Agostino e tutti i residenti dei piani terra del quartiere Debba vengono fatti evacuare. Il traffico in città risulta paralizzato: l’autostrada A4 viene chiusa così come la Tangenziale Sud e tutte le linee ferroviarie che partono o passano per la città. Anche le linee autobus della mobilità urbana di AIM subiscono variazioni ed alcune linee vengono soppresse per l’impossibilità di transitare per le vie cittadine. Ventun cabine elettriche finiscono sott’acqua, lasciando senza energia oltre 3.000 utenze. Nel vicentino il fiume Bacchiglione è esondato in più punti, anche se la situazione più difficile si è registrata nell’hinterland di Vicenza, a Caldogno in particolare nelle frazioni di Rettorgole e specialmente in quella di Cresole che è stata interamente sommersa e dove si è registrata la prima vittima (un uomo morto annegato nel garage di casa). A Valli del Pasubio, Torrebelvicino e Recoaro Terme svariate frane hanno costretto l’evacuazione di una quarantina di famiglie. Numerose le frane in Valle del Chiampo.

Padova

Nel padovano il Bacchiglione ha rotto all’altezza della discarica di Ponte San Nicolò, inondando, oltre alla frazione Roncajette di Ponte San Nicolò, anche i comuni di Casalserugo, Bovolenta e Maserà nella zona di Pratiarcati nella frazione di Bertipaglia. È straripato anche il Frassine, con numerosi allagamenti. Nella notte tra 1-2 novembre 2010, a Veggiano il Tesina Padovano ha rotto l’argine destro prima dell’affluenza con il Bacchiglione, subito dopo l’idrovora Fratta, allagando durante la giornata del 2 novembre 2010 buona parte del territorio comunale. La forza delle acque spiana 40 metri di argine (che solo dopo giorni verrà in parte tamponato con i massi ciclopici portati da un elicottero), costringendo a sfollare 880 persone. Sempre nel territorio del comune di Veggiano esonda il Tesinella (che proviene dal comune di Grisignano di Zocco), e si aprono numerosi fontanazzi lungo gli argini degli altri affluenti (Ceresone). Per oltre una settimana il livello delle acque supererà il metro e mezzo con punte oltre 2 metri nei punti più bassi. Una delle zone più colpite dall’alluvione è stata la Bassa Padovana dove il 22% del territorio è stato invaso dall’acqua. L’argine del fiume Frassine cedette improvvisamente in località Prà di Botte (crollo di 150 metri di parete arginale) allagando i territori comunali di Megliadino San Fidenzio, Saletto, Montagnana, Ospedaletto Euganeo ed Este; si riversano sul territorio 23 milioni di metri cubi d’acqua. Un paio d’ore dopo il disastro un altro scolo, il Vampadore, straripò allagando Megliadino San Vitale e Casale di Scodosia. Successivamente anche i comuni di Carceri e Vighizzolo d’Este vennero invasi dalle acque del canale Brancaglia (anche se in maniera molto lieve). La discarica che è presente ad Este venne immediatamente chiusa in quanto l’acqua riuscì ad entrare negli stabilimenti. Durante il periodo dell’alluvione si poteva osservare dai colli euganei un vastissimo lago lungo e largo decine di chilometri.

Verona

Nel veronese i due Comuni maggiormente colpiti sono stati Monteforte d’Alpone e Soave. L’acqua tracimata dal torrente Alpone portò alla chiusura dell’autostrada A4. La mattina del 1º novembre 2010, dopo la rottura dell’argine del torrente Alpone a San Bonifacio (nel punto in cui il Chiampo si getta nell’Alpone), le acque hanno invaso tutta la parte sud di Monteforte d’Alpone, sfiorando i due metri di altezza in alcune strade. A Monteforte si sono riversati 6 milioni di metri cubi di acqua e fango che hanno causato danni a 759 privati, 146 attività produttive e 25 aziende agricole. La mattina 1º novembre 2010 l’acqua del torrente Tramigna, affluente dell’Alpone, ha rotto l’argine ed ha cominciato a straripare a Soave. Una parte della zona dentro alle mura medievali e tutta la parte esterna che arriva fino alla scuola media sono state inondate dall’acqua, la quale dall’Alpone risaliva lungo il Tramigna. Con questa inondazione a Soave hanno subito danni circa 600 privati, 120 attività produttive e 22 aziende agricole. Numerose le frane a Malcesine sul lago di Garda, dove una ha particolarmente minacciato l’abitato.

A ricordare l’evento Serenissima Meteo che ha postato le foto fatte quella mattina da Marco Rabito, Enrico De Martinis e Erika Dall’Osto. «Ricordi che sono ancora molto vivi. Una città che fu piegata. Una città che seppe rialzarsi, grazie all’amore di oltre 4000 volontari. Il ricordo anche al Signor Spigolon, vittima a Cresole di quelle acque».