Breda, il sindacalista vincitore contro Electrolux: «Altri come me, ma hanno paura»

L’operaio licenziato e reintegrato denuncia: «si limitano le libertà sindacali nelle imprese»

«Ci sono almeno 7/8 delegati licenziati dalle aziende in Triveneto per situazioni simili alla mia. Oltre ai casi che non emergono, perché i lavoratori hanno paura a mettersi contro le imprese». Parola di Augustin Breda, il sindacalista Fiom dell’Electrolux a Susegana nel Trevigiano licenziato dall’azienda nel 2017 per presunti abusi sull’utilizzo della legge 104 e reintegrato un anno dopo, a giugno 2018. «Oggi mi ritrovo a trattare in rappresentanza dei lavoratori ed è paradossale avere di fronte persone che ancora mi vogliono licenziare» dice. Perché la vicenda tra Breda ed Electrolux non è ancora chiusa, nonostante due gradi di giudizio: «Entrambi a mio favore. Mi aspettavo che l’azienda chiudesse la questione, visto che per due volte ha avuto torto, invece Electrolux ha rincarato la dose, criticando pure il giudice e annunciando ricorso. Io sono tranquillo comunque. Mi auguro che i prossimi giudici facciano le stesse valutazioni».

Licenziamento e reintegro

La vicenda di Breda inizia nel 2017, quando ritorna in azienda dopo la licenza matrimoniale e «come regalo di nozze» riceve la lettera con sospensione immediata del rapporto di lavoro. Electrolux aveva incaricato due investigatori di controllare l’attività di Breda durante i permessi della 104, per accudire una zia centenaria con disabilità che «non ha altri familiari», sottolinea. L’azienda sostiene che il lavoratore avrebbe dovuto trascorrere le 8 ore di turno di lavoro, 6-14 o 14-22, dalla zia. «Abitiamo a cinque minuti di distanza, tra Cordinagno e Orsago – racconta Breda – io mi occupo di lei più volte al giorno, ma chiaramente non passo 8 ore consecutive in casa sua. Se in fabbrica ho il turno dalle 6 del mattino e la zia si alza alle 9, vado da lei a quell’ora. E poi esco, le faccio la spesa, e la seguo tutto il giorno fino a sera. I permessi della 104 venivano regolarmente comunicati per tempo in azienda, io ero sicuro che il licenziamento fosse un atto ritorsivo per la mia attività sindacale. Gli investigatori non mi hanno mai trovato al bar, al mare a pescare. Ora lo ha sancito un giudice».

Ritmi di lavoro: denuncia allo Spisal

Il licenziamento coincide con la denuncia fatta dalle rsu di Electrolux, e quindi in primis da lui, all’ispettorato del lavoro sulla misurazione dei ritmi di lavoro. «Stavo mettendo il naso nell’organizzazione di lavoro dell’impresa, che è una delle cose più fastidiose per un’azienda. Lo Spisal però ha rilevato che la nostra denuncia era effettiva, che i ritmi di lavoro erano oggettivamente elevati e ha sanzionato Electrolux per qualche migliaia di euro. L’azienda ha anche dovuto modificare alcuni aspetti organizzativi del lavoro sulla base delle prescrizioni dello Spisal. E’ per questo che il giudice ha ritenuto che la ragione sottostante il licenziamento fosse la mia attività sindacale, come sostenuto dai miei avvocati». I colleghi lo hanno sostenuto con oltre 40 ore di sciopero nel 2017 e le organizzazioni sindacali, «con un atto di cortesia», hanno atteso il suo reintegro per il rinnovo delle rsu. Dopo quanto accaduto è stato confermato, con un plebiscito.

Altre cause in Triveneto

La preoccupazione per il sindacalista oggi però va ad altri casi come il suo: «Le aziende sembra stiano aggredendo i delegati con maggior capacità di rappresentanza, soprattutto se hanno un punto di vista critico verso l’impresa. I licenziamenti nella nostra regione sono tanti, poco conosciuti il più delle volte e volutamente taciuti perché le persone cercano di evitare di esporsi: se il lavoratore perde la causa non trova più impiego perché diventa “persona problematica”». In molti lo hanno chiamato dopo l’eco avuta dalla sua vicenda: «Attualmente ci sono 7/8 cause in corso, in provincia di Gorizia, di Verona, di Venezia, di Trieste. Persone licenziate perchè hanno contestato l’azienda, per i subappalti o per non aver firmato un accordo o per la 104. L’azienda utilizza questi strumenti per licenziare i dipendenti delegati perché sa bene che se il giudice non ravveda la discriminazione sindacale, che tra l’altro va dimostrata e non è facile, non concede la reintegra anche se il licenziamento viene considerato illegittimo. Le modifiche Fornero e Renzi ai decreti prevedono infatti che in alternativa l’azienda debba pagare un tot di mensilità, spesso le imprese preferiscono spendere 20/25 mila e togliersi dalle scatole il lavoratore problematico o vicino o dentro il sindacato: è un fenomeno diffuso e sottovalutato».

Appello a Confindustria

Vista la difficile situazione dei delegati sindacali, Breda ha lanciato a Confindustria un appello: «L’ho fatto perché quando succedono casi ripetuti simili in tempi ristretti vuol dire che c’è un orientamento di chi rappresenta gli industriali ad agire in un determinato modo, e l’impressione è che stiano esagerando nel limitare le libertà sindacali nelle imprese. I sindacati insieme invece dovrebbero porsi il tema di come meglio tutelare il lavoratore e di chiedere un cambiamento della normativa perché altrimenti una delle libertà fondamentali del nostro paese, cioè quello che i lavoratori abbiano dei rappresentanti sindacali dentro luoghi di lavori, rischia di venire meno: ci sono troppi rischi rispetto alle responsabilità che ti prendi e alle tutele che non ci sono. A me per adesso è andata bene». Per il licenziamento e quattro mesi di stato di disoccupazione, Breda aveva trovato una collaborazione che gli ha permesso di lavorare e guadagnare fino al reintegro in Electrolux nel 2018. «Ma non è così per tutti – conclude – conosco bene i miei colleghi licenziati, anche di recente, che sono a casa, con tutte le preoccupazioni della causa in corso, con il rischio di depressione. Una cosa come questa ti può mandare fuori di testa e diventa anche un disastro economico».