Asenblèa veneta: «Noi come periferie romane: urge profilo più alto»

Lettera aperta dell’associazione autonomista: «Dobbiamo riappropriarci del nostro passato e del nostro presente, in modo da poter avere un futuro»

Negli ultimi giorni su vari giornali si è tornato a parlare di movimenti politici e realtà culturali che pongono al centro della loro azione i diritti e gli interessi del Veneto. Lo si è fatto, però, usando una terminologia squallida, dato che con il termine “venetista” si vuole sminuire quell’attenzione alla propria comunità che dovrebbe invece essere al centro di ogni prospettiva civica. Com’è importante che nel Sud si radichi un sentimento meridionalista che aiuti a indagare le ragioni del disagio e proponga soluzioni, è analogamente opportuno che i veneti s’interroghino sul loro presente e sul loro futuro, mettendo al centro il diritto a governarsi di sé ed agire responsabilmente.
Dal nostro punto di vista, ogni movimento per l’autogoverno del territorio veneto deve nascere con il preciso obiettivo di dare voce alle specifiche necessità locali: esattamente come succede a livello comunale con le esperienze delle liste civiche. Privo di una vera metropoli, il Veneto vive da sempre la necessità di darsi un profilo più alto, organizzando le varie realtà e tutelandosi come comunità unitaria. E questo è necessario perché le istituzioni italiane penalizzano la nostra economia, la nostra storia, la nostra lingua, la nostra civiltà.
Finora i veneti hanno saputo agire solo sul piano meramente locale: nei tanti piccoli centri in cui è fervida una vita sociale in grado di creare risposte, solidarietà e in numerosi casi anche buongoverno. Ma il problema è che queste comunità subiscono una politica italiana che si concretizza in un fisco da rapina, in un disprezzo per quello che siamo (è possibile che i nostri giovani non studino la storia della Repubblica di Venezia, al centro di ricerche in ogni parte del mondo?) e in una sostanziale marginalizzazione. Da tanti punti di vista, siamo ormai una periferia di Roma e subiamo lo stesso malgoverno che patiscono Tor Vergata o Tor Bella Monaca.
Iniziative che colleghino tra loro le diverse località e le aiutino a cogliere quanto c’è in comune tra le distinte declinazioni del Veneto possono offrire un quadro istituzionale che, in prospettiva, restituisca ai veneti quel diritto ad autogovernarsi che il potere italiano oggi nega.
Noi di “Asenblèa veneta” non nutriamo ambizioni elettorali e siamo nati per sostenere ogni iniziativa che si proponga di ridare ai veneti la loro libertà. Se in questi giorni talune iniziative indipendentiste hanno suscitato tante reazioni negative nell’establishment questo significa, con ogni probabilità, che ci sta muovendosi nella direzione giusta.
In un momento storico così difficile per il Veneto (che vede negare la propria identità e sta subendo una penalizzazione economica che obbliga tanti giovani a emigrare), il nostro compito consiste nel sostenere quanti operano a favore dell’autogoverno: sempre preservando quello spirito critico che ci porterà a esprimerci con la massima franchezza con chi si mostrerà pavido, servirà interessi personali, punterà a dividere invece che a unire, tradirà gli ideali che professa.
Vogliamo offrire una prospettiva culturale, basata sul rispetto dei principi di libertà e sul diritto di ogni realtà a darsi proprie istituzioni, a un Veneto che considera la sua cessione dalla Francia all’Italia, nel 1866, come un dato insuperabile. Non è così. Dobbiamo riappropriarci del nostro passato e del nostro presente, in modo da poter avere un futuro. E solo gli interessati difensori dello status quo possono reagire con sufficienza dinanzi al delinearsi dell’unica prospettiva politica in grado di dare una speranza ai veneti e indicare un ordine più giusto e civile all’Europa tutta.

Asenblèa veneta
Renzo Fogliata, Luigi Marco Bassani, Andrea Favaro, Carlo Lottieri, Davide Lovat, Massimo Vidori